23 Luglio 2021
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Avvento: tempo propizio per annunciare la salvezza

11-12-2015 09:09 - Fede e spiritualità
di Pawel Gajewski

In molte case al centro dell’attenzione si trova in questi giorni il cosiddetto calendario dell’Avvento. Si tratta solitamente di un contenitore a forma di quadro, con piccoli scomparti numerati da 1 a 24; dentro ogni scomparto si nasconde una piccola sorpresa. Questa usanza che oggi serve per segnare piacevolmente i giorni che mancano al 25 dicembre ha una forte radice evangelica. Infatti alla sua origine si trova un percorso di ventiquattro versetti biblici che i bambini imparano a memoria, uno al giorno. Per invogliarli a questo sforzo mnemonico ogni versetto è accompagnato da un dolcino, una caramella, una noce o da un altro piccolo regalo di questo genere. Così l’Avvento diventa un tempo dell’attesa attiva e l’annuncio della salvezza si fa ogni giorno più chiaro ed esplicito, fino alla gioiosa esplosione della Buona Novella nel giorno (o piuttosto nella notte) di Natale. L’annuncio della salvezza è dunque il filo conduttore dell’avvento e il personaggio che rappresenta questo filo conduttore è Giovanni Battista, chiamato in alcune versioni italiane del Nuovo Testamento “Il battezzatore”.

Se accettiamo che Giovanni – anziché essere chiamato “il battezzatore” – dovrebbe essere visto come “annunciatore” allora nei nostri giorni è la Chiesa di Gesù Cristo nella sua totalità a continuare la sua missione di annunciare Colui che viene. L’etimologia del termine ecclesia richiama il verbo greco ‘kaleo’ (chiamare) con il prefisso ‘ek’ (fuori). Infatti Giovanni esercitava la sua missione principalmente fuori delle mura delle città. Il prefisso ‘ek’ tra tutte le possibili sfumature del suo significare potrebbe indicare anche una presa di distanza dalla realtà circostante. Una presa di distanza che non significa isolamento bensì una prospettiva dalla quale le cose si vedono con maggiore chiarezza; la distanza e la chiarezza ma al tempo stesso la presenza attiva e la capacità di dire con franchezza e coraggio ciò che si pensa.

V’è oggi una serie di domande che toccano le fibre più sensibili del nostro essere chiesa. Con quale spirito accogliamo l’annuncio della salvezza? Con quale intensità siamo capaci di trasmetterlo? Quale tipo di umanità tale annuncio incontra? In quale modo risuona, quando risuona? Quale linguaggio è meglio compreso dalle persone del nostro tempo? Siamo noi, sono le nostre chiese veramente disposte a diventare una nuova incarnazione di Giovanni? Crediamo fino in fondo in ciò che andiamo affermando nei culti, nelle celebrazioni, nelle nostre confessioni di fede? E, noi, siamo credibili?

Il tempo liturgico d’Avvento dovrebbe favorire la ricerca delle risposte a queste e alle altre simili domande che ogni chiesa locale dovrebbe adeguare alla propria situazione. Senza dimenticare tuttavia che l’Avvento è un tempo di gioia e di speranza. Condizioni meteorologiche, mali di stagione, i nostri e quelli di nostri figli, ansie prefestive legate al denaro (che non basta mai), tutto questo può favorire la depressione e il senso di frustrazione. Le letture bibliche e la liturgia cristiana in questi giorni annunciano invece la potenza luminosa del nostro Dio, l’alba nuova dell’umanità e la scomparsa di ogni forma di ingiustizia. Non si tratta di effimeri annunci pubblicitari o di antidepressivi a basso costo. Sono parole capaci di operare oggi una trasformazione veramente radicale.

7 dicembre 2015
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
L U G L I O
Versetto del mese
Affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo,
come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi

(Atti degli apostoli 17, 27)


Salmo della settimana: 9


Venerdì 23 Luglio

Gli occhi miei prevengono le veglie della notte, per meditare la tua parola (Salmo 119, 148)
Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo (Luca 2,19)

La parola giusta viene dal silenzio e il silenzio giusto viene dalla Parola
Dietrich Bonhoeffer


Luca 22, 14-20; Atti degli apostoli 23, 1-11














Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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