09 Maggio 2021
News

Avvento: tempo propizio per annunciare la salvezza

11-12-2015 09:09 - Fede e spiritualità
di Pawel Gajewski

In molte case al centro dell’attenzione si trova in questi giorni il cosiddetto calendario dell’Avvento. Si tratta solitamente di un contenitore a forma di quadro, con piccoli scomparti numerati da 1 a 24; dentro ogni scomparto si nasconde una piccola sorpresa. Questa usanza che oggi serve per segnare piacevolmente i giorni che mancano al 25 dicembre ha una forte radice evangelica. Infatti alla sua origine si trova un percorso di ventiquattro versetti biblici che i bambini imparano a memoria, uno al giorno. Per invogliarli a questo sforzo mnemonico ogni versetto è accompagnato da un dolcino, una caramella, una noce o da un altro piccolo regalo di questo genere. Così l’Avvento diventa un tempo dell’attesa attiva e l’annuncio della salvezza si fa ogni giorno più chiaro ed esplicito, fino alla gioiosa esplosione della Buona Novella nel giorno (o piuttosto nella notte) di Natale. L’annuncio della salvezza è dunque il filo conduttore dell’avvento e il personaggio che rappresenta questo filo conduttore è Giovanni Battista, chiamato in alcune versioni italiane del Nuovo Testamento “Il battezzatore”.

Se accettiamo che Giovanni – anziché essere chiamato “il battezzatore” – dovrebbe essere visto come “annunciatore” allora nei nostri giorni è la Chiesa di Gesù Cristo nella sua totalità a continuare la sua missione di annunciare Colui che viene. L’etimologia del termine ecclesia richiama il verbo greco ‘kaleo’ (chiamare) con il prefisso ‘ek’ (fuori). Infatti Giovanni esercitava la sua missione principalmente fuori delle mura delle città. Il prefisso ‘ek’ tra tutte le possibili sfumature del suo significare potrebbe indicare anche una presa di distanza dalla realtà circostante. Una presa di distanza che non significa isolamento bensì una prospettiva dalla quale le cose si vedono con maggiore chiarezza; la distanza e la chiarezza ma al tempo stesso la presenza attiva e la capacità di dire con franchezza e coraggio ciò che si pensa.

V’è oggi una serie di domande che toccano le fibre più sensibili del nostro essere chiesa. Con quale spirito accogliamo l’annuncio della salvezza? Con quale intensità siamo capaci di trasmetterlo? Quale tipo di umanità tale annuncio incontra? In quale modo risuona, quando risuona? Quale linguaggio è meglio compreso dalle persone del nostro tempo? Siamo noi, sono le nostre chiese veramente disposte a diventare una nuova incarnazione di Giovanni? Crediamo fino in fondo in ciò che andiamo affermando nei culti, nelle celebrazioni, nelle nostre confessioni di fede? E, noi, siamo credibili?

Il tempo liturgico d’Avvento dovrebbe favorire la ricerca delle risposte a queste e alle altre simili domande che ogni chiesa locale dovrebbe adeguare alla propria situazione. Senza dimenticare tuttavia che l’Avvento è un tempo di gioia e di speranza. Condizioni meteorologiche, mali di stagione, i nostri e quelli di nostri figli, ansie prefestive legate al denaro (che non basta mai), tutto questo può favorire la depressione e il senso di frustrazione. Le letture bibliche e la liturgia cristiana in questi giorni annunciano invece la potenza luminosa del nostro Dio, l’alba nuova dell’umanità e la scomparsa di ogni forma di ingiustizia. Non si tratta di effimeri annunci pubblicitari o di antidepressivi a basso costo. Sono parole capaci di operare oggi una trasformazione veramente radicale.

7 dicembre 2015
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 1

Domenica 9 Maggio
Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia (Salmo 66,20)


Il Dio eterno è il tuo rifugio (Deuteronomio 33,27)
La sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono (Luca 1,50)


Ancora prima del sorgere del giorno e della fine della notte, ancora prima che si formassero i monti, per dividere il mare dalla terraferma, sei tu, Signore, il nostro Dio, il rifugio per generazioni. Noi per te viviamo, per te moriamo. Da te veniamo e a te ritorniamo
Eugen Eckert



Luca 11, 1-13; I Timoteo 2, 1-6a; Esodo 32, 7-14

Sperare in Dio fino alla fine

Un commento a:
"Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in Te ogni giorno" (Salmo 25, 5)

Man mano che si va avanti nella vita e i giorni si accumulano uno sull altro diventando mesi, anni, decenni, aumentano i momenti in cui vengono in mente, come in un filmato, le immagini della propria vita, le occasioni felici e le difficoltà affrontate, e soprattutto le persone conosciute, specialmente quelle amate, il cui numero si assottiglia sempre più, lasciando un senso di grande nostalgia.
E nel contempo cresce la coscienza che il tempo che resta per giungere allo scorrere dei titoli di coda del nostro film si riduce rapidamente.
Spesso si paragona la vita ad una maratona. E quando ci si rende conto che la corsa – come scrive l apostolo Paolo a Timoteo – sta per finire, è bello potersi rendere conto che, anche nei momenti più faticosi del percorso, la forza per continuare ti è venuta dalla fede. Anche nell ultimo miglio, dunque, che precede l entrata nello stadio, “corriamo con perseveranza la gara fissando lo sguardo su Gesù” il nostro trainer. Quando giungeremo nello stadio una gran schiera di testimoni ci accoglierà dagli spalti, incitandoci a tagliare il traguardo per ricevere la corona di giustizia.
“Tu sei il Dio della mia salvezza”, afferma il salmista ripassando la sua vita e riconoscendo che ogni giorno la sua corsa è stata sorretta della speranza nel Signore.
In questi lunghi mesi di pandemia abbiamo imparato quante persone siano state tenute in vita dall ossigeno. L ossigeno di Dio è il suo amore. L’amore che ha creato e regge la vita dell’universo e di ogni creatura e che mai avrà termine, perché né morte né vita, nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39).
Questo intreccio di fede, speranza e amore è ciò che avvolge la nostra vita qui ed oltre.
Corriamo dunque la nostra maratona senza perderci d’animo, incitando tutti coloro che corrono con noi a riconoscere che è Dio che ci ha posto un giorno su questa strada, è Dio che ci aiuta nella nostra corsa ed è sempre Lui che ci accoglie sul traguardo.
Emmanuele Paschetto





Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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