Migranti, corridoi umanitari: cosa sono e quanto costano

27-06-2018 15:19 -

Il progetto pilota ha già portato 1.300 profughi in Italia. Senza spese per lo Stato. Cecilia Pani della Comunità di Sant´Egidio: «È l´unica soluzione per applicare quanto prevede il diritto d´asilo».

Dal 1993 oltre 34 mila migranti sono morti nel tentativo di raggiungere l´Europa: 3.915 solo nel 2017. Numeri che ci aiutano a capire come quella che ci ostiniamo a definire "emergenza migranti" sia un fenomeno a cui assistiamo, senza trovare soluzioni umanitarie, da almeno 25 anni. Ma c´è chi sta sperimentando un modello che permette ai profughi di arrivare a destinazione in sicurezza. «I corridoi umanitari sono l´unica soluzione non solo per applicare quanto prevede il diritto di asilo, ma anche per entrare regolarmente in Italia», dice a Lettera43.it Cecilia Pani, capo-progetto per i corridoi umanitari dall´Etiopia per la Comunità di Sant´Egidio.

I CORRIDOI UMANITARI. Regolati da un protocollo firmato a dicembre 2015 con il ministero dell´interno e quello degli Affari esteri, fino a oggi hanno permesso l´arrivo legale di quasi 1.300 profughi dai campi di Libano e Etiopia, Paesi che ospitano circa 1 milione di rifugiati ciascuno. E tutto a spese della Comunità di Sant´Egidio, della Chiesa Valdese e della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia che a loro volta si finanziano attraverso l´8 per mille. Un modello che è stato già replicato in Francia e Belgio e che, sperano i promotori, potrebbe essere adottato da tutti i Paesi dell´area Schengen. Il prossimo 27 giugno arriveranno regolarmente e in sicurezza dall´Etiopia altri 139 profughi. Si tratta del primo corridoio umanitario che si apre con il governo Conte.

DOMANDA. Quanto costa l´arrivo dei profughi e la loro accoglienza?
RISPOSTA. L´accoglienza base prevede 15 euro al giorno a persona, a cui va aggiunto il biglietto aereo (tra i 300 e i 600 euro), più spese extra per casi delicati. Ovviamente sto indicando una cifra indicativa. Come si può immaginare un profugo accolto a Bolzano costa circa il doppio di uno accolto in Sicilia.

D. Facendo un calcolo sommario sono 5.800 euro a migrante all´anno...
R. Sì, ma ci appoggiamo a una rete di volontari piuttosto consistente. Quasi la totalità dei locali sono offerti gratuitamente da parrocchie, congregazione religiose, strutture Sprar che non sono state riempite ma sono già state organizzate... E poi ci sono le famiglie che offrono l´ospitalità nelle loro case.

D. E come scegliete i beneficiari del progetto?
R. Il criterio di selezione è soprattutto la vulnerabilità: famiglie con un solo genitore, o con figli malati o disabili, singoli vittime di tortura o che hanno già tentato il viaggio ma sono finiti nelle prigioni del Sudan o dell´Egitto. Ma ci assicuriamo anche che almeno un membro del nucleo familiare sia in grado di emanciparsi economicamente entro uno o due anni. Abbiamo scelto di tenere il più possibile unite le famiglie e di non prendere in consegna minori non accompagnati.

D. I singoli casi sono valutati nel Paese d´origine?
R. No, sarebbe un processo troppo lungo. Stiamo parlando di Paesi che ospitano circa 1 milione di rifugiati. I loro campi profughi sono grandi come città.

D. E allora come fate?
R. Lavoriamo su liste di potenziali beneficiari. Abbiamo una rete locale costituita da Ong internazionali, Unhcr e congregazioni religiose. Poi, visto che sono anni che lavoriamo nell´accoglienza, possiamo contare anche sulle segnalazioni di parenti già in Italia. I nominativi vengono anche trasmessi alle autorità consolari italiane dei Paesi coinvolti per permetterne il controllo.

D. E quando arriva il via libera?
R. Prenotiamo loro un posto su un volo di linea. L´arrivo è sempre all´aeroporto di Roma Fiumicino dove il Viminale fa arrivare una task force di esperti per formalizzare le domande di asilo e mandare alla questura impronte digitali e registrazione. Una procedura che sveltisce di molto i tempi di attesa per i documenti.

D. E poi?
R. Il progetto prevede l´accompagnamento del profugo per circa un anno, ma di fatto si interrompe con l´arrivo dei documenti. Le persone che arrivano sono accompagnate nell´apprendimento della lingua e nella ricerca del lavoro e quindi dell´autonomia. Forniamo anche un appoggio psicologico se, come spesso accade, nel loro percorso i migranti hanno subito violenze. Bisogna dire che nella maggior parte dei casi raggiungono la piena autonomia entro due anni.

D. L´arrivo del 27 giugno sarà il primo sotto il nuovo governo. Temete intoppi?
R. Non al momento. Ma il prossimo novembre dovremmo rinnovare il protocollo per altri 500 profughi dall´Etiopia. Speriamo che ce lo accordino rapidamente e senza intralci.

D. Il Viminale ha mai riscontrato criticità?
R. No, anzi. Il suo timore, come quello di altri Stati europei, era quello degli spostamenti secondari. Ovvero la possibilità che i profughi utilizzassero il passaggio verso l´Italia per andare a chiedere asilo altrove. Abbiamo dimostrato che nella stragrande maggioranza dei casi questo non è avvenuto.

D. E la Comunità di Sant´Egidio, ne a riscontrate?
R. Avremmo bisogno di maggiori finanziamenti. Ma d´altra parte l´autofinanziamento permette il coinvolgimento della società civile. Un momento importante per non cadere vittime di paure dettate dall´ignoranza e favorire la piena integrazione.

D. Pensa che i corridoi umanitari possano essere un modello?
R. Esattamente questo è lo spirito. Stiamo parlando di un progetto pilota. Noi ci possiamo permettere solo un numero limitato di profughi per ragioni economiche, ma l´idea è proprio quella che diventi modello per l´accoglienza in Europa. Al momento, per altro, è l´unica forma di ingresso regolare in Italia.

Intervista di CECILIA ATTANASIO GHEZZI




Fonte: Lettera 43