Stefano Giannatempo: vivere in Dio donandomi agli altri

02-08-2017 10:58 -

Il 20 agosto, al tempio di Torre Pellice, si terrà il culto di apertura del Sinodo, che sarà tenuto dal pastore Fulvio Ferrario, nel corso del quale, verranno consacrati cinque tra pastori e pastore. Il sabato mattina si svolgerà l´«esame di fede», sulla base delle domande rivolte ai candidati e candidate dai colleghi e colleghe del Corpo pastorale, nell´Aula sinodale che sarà aperta ai membri di chiesa. Invece, i futuri pastori e pastore hanno già pronunciato i loro «sermoni di prova» nel corso delle Conferenze distrettuali.

Al momento della consacrazione l´assemblea tutta è invitata a «imporre la mani» ai candidati e alle candidate, come riconoscimento del fatto che il percorso da loro svolto (un percorso fatto di studio, approfondimento in un anno all´estero, di servizio in prova in una o più comunità) risponde alla vocazione che hanno ricevuto da Dio.

«Stare» e «predicare»: raccontare a tutti e tutte la bellezza di Dio dopo averla gustata personalmente stando all´ascolto della Parola. Così descriverei la mia chiamata al ministero pastorale, come è scritto in Marco 3, 14-15a: «Ne scelse dodici perché stessero con lui e per mandarli a predicare». Stare e predicare: una voce insistente, che ha sempre accompagnato la mia storia – prima cattolica, poi riformata – e che a volte ho anche cercato di mettere inutilmente a tacere.

La conversione, come chiamata alla fede evangelica, e la vocazione, come chiamata a consacrare la mia vita all´annuncio della Parola, sono sempre state le due facce di una sola realtà: vivere in Dio donandomi agli altri. Una grande figura della spiritualità cristiana, Charles De Foucauld, scrisse così anche della sua storia, illuminata dal mistero di Nazareth – come lui lo chiamava – cioè il restare in mezzo all´umanità e alla quotidianità senza distinzione alcuna, «come Gesù a Nazareth». In questo senso la consacrazione pastorale rispecchia ciò che desidero, cioè il dedicare la mia vita alla chiesa restando un laico «nella compagnia degli uomini e delle donne», lavorando con i miei difetti e con i miei doni, in particolare nella catechesi giovanile, nella liturgia e nell´ecumenismo.

Nel periodo di studi presso la Facoltà valdese di Teologia mi colpì molto la frase di un teologo: «Io ricevo l´Evangelo da coloro ai quali lo annuncio». Vorrei quindi ricordare e ringraziare le comunità dalle quali, mettendomi al loro servizio in questi anni, ho ricevuto molto: Torino, Biella, Ariccia-Albano, Roma – Ponte S. Angelo, Torre Pellice, il Princeton Theological Seminary, Livorno-Pisa-Rio Marina, Aosta e Ginevra.

Molte sono le emozioni in questo tratto del mio cammino. Vorrei racchiuderle in una sola parola: gratitudine, in particolare per questa Chiesa valdese che mi ha dimostrato accoglienza e fiducia, offrendomi la possibilità di essere me stesso, dando un avvenire ai miei progetti, insieme alla persona che amo. Questa mia gratitudine si unisce a quella con cui noi evangelici viviamo in risposta alla grazia che ci è stata donata senza misura. Così vorrei vivere: come credente e come persona libera e liberata, che vive il ministero della Parola come espressione particolare del battesimo e della testimonianza che a ciascuno e ciascuna è affidata, lì dove siamo, «stando» con il Signore e «predicando» con la nostra vita mediante il variopinto mosaico delle nostre esistenze e delle nostre vocazioni.


Fonte: Riforma.it