L´Italia come Labano

05-04-2013 10:46 -

«Che mi hai fatto? Non è per Rachele che ti ho servito? Perché mi hai ingannato?»

(Genesi 29, 25)

La storia di Giacobbe e del suocero Labano è storia di fedeltà, pazienza, perseveranza e, all´opposto, di invidia, menzogna, ricatto, ma è soprattutto storia emblematica che mantenere la parola data ha un valore. Labano con il sotterfugio, giocando suoi sentimenti dell´interlocutore, riesce a portare a casa 14 anni di lavoro gratuito. Infrange i patti iniziali e vorrebbe continuare nella sua politica se non fosse che genero e figlie a un certo punto se ne vanno. È una storia da Far West, dove è facilmente identificabile il buono Giacobbe e il cattivo Labano, e che potrebbe sembrare addirittura banale, pur piacevole nella narrazione, se non fosse che tra i temi centrali, in particolare per noi credenti, tocca quello della promessa.

Qui il Signore sembra non c´entrare, fino a quando Giacobbe non prende da una parte Rachele e Lea e spiega loro che il Signore gli è di nuovo apparso in sogno dicendogli di andarsene. Prima di quel momento le trattative tra lui e Labano sono trattative laiche, di due uomini d´affari, uno dei quali innamorato, perciò più fragile, vulnerabile. Poi la svolta: il Signore del patto gli segnala che non c´è convivenza possibile tra chi rispetta gli accordi e chi non li rispetta, tra chi costruisce la propria vita, e le proprie fortune, sulla menzogna, magari diventando un grande imprenditore o governante, e chi, al contrario, le costruisce sulla verità, fatta di onestà, di trasparenza, di rispetto delle regole stabilite. Valori che Giacobbe non potrà insegnare ai suoi figli se accetta il compromesso con chi quell´onestà la calpesta.

E il Signore pensa ai suoi figli. A tutti i figli, sempre. Ma ancor più perché di lì a poco dovrà incontrare l´angelo a Peniel e sarà chiamato Israele, portando il peso di un nome che sarà Paese, nazione che non è ancora ma sarà, il peso di un futuro. E se è un Paese intero a far passare il principio che si può anche non mantenere la parola data, che ne sarà dei suoi figli? Ecco perché, a costo della sofferenza, lui non viola i patti, ma si sottrae e cerca un altro luogo in cui costruire relazioni di verità. Così, per esempio, quale altro Paese avrebbe potuto fidarsi dell´Italia-Labano se i marò non fossero rientrati in India? Come avrebbe giustificato di non mantenere la parola? Che ne sarebbe stato dei nostri figli e del futuro della nazione? Quale rinnovamento può essere mai possibile se manca l´ABC della lealtà? Non mantenere la parola data spezza i rapporti, semina la zizzania del sospetto, della sfiducia, dell´inganno. Relazioni tra persone e tra nazioni non sono più creative. Creative di pace.

Emmanuela Banfo


Fonte: Riforma