SCHWEITZER, SAN FRANCESCO LUTERANO  di Paolo Ricca

02-10-2016 14:01 -

Il principio del rispetto per la vita è il cuore del pensiero e della vita di Albert Schweitzer

Nato in Alsazia nel 1875, morto a 90 anni nel 1965, Albert Schweitzer fu insignito del premio Nobel per la pace nel 1954. Pur avendo davanti a sé una brillante carriera universitaria (era un teologo di rango), vi rinunciò e nel 1913 parti per l´Africa equatoriale (di allora! Molto diversa da quella di oggi! È passato più di un secolo) e fondò un ospedale a Lambaréné, dove trascorse tutta la vita curando gli africani. Perciò fu chiamato "medico della giungla". In realtà fu e potrebbe ancora essere "medico della coscienza europea", per guarirla da una sua antica, oscura e temibile malattia mortale: la malattia del colonialismo, della violenza e della guerra, a cominciare dalla guerra agli animali, e insegnarle appunto il "rispetto per la vita" degli altri.

Rispetto e timore
Albert Schweitzer era figlio di un pastore protestante (luterano), fu egli stesso pastore luterano e, pur diventando medico ed esercitando questa professione per tutta la vita, restò sempre pastore e predicatore evangelico. Ma che cosa c´è dietro questo suo programma del "rispetto per la vita"? Diciamo anzitutto che questa espressione traduce solo in parte l´espressione tedesca che ne è alla base: "Ehrfurcht vor dem Leben", letteralmente: "timore sacro (o reverenziale) davanti alla vita", che è qualcosa di diverso e di più del semplice "rispetto" (che comunque è già molto).
L´idea è che davanti alla vita ti devi fermare, non la puoi violare, non le puoi mettere le mani addosso, non puoi disporne a tuo piacimento, non ti appartiene, è qualcosa di infinitamente più grande di te, un mistero che ti trascende, di cui ignori il significato e il valore.

Radice cristiana e indiana
Da dove nasce il "rispetto per la vita"? Nasce da una doppia radice, una cristiana, l´altra indiana. Quella cristiana ha a che fare con Gesù e la sua attesa del Regno di Dio vicino (così lo chiama) che egli pensava sarebbe giunto ancora nella sua generazione. Il Regno non è venuto e in questo Gesù si è sbagliato, ma l´etica del Regno che egli ha messo in moto ed ha lui per primo messo in pratica è, secondo Schweitzer, valida in ogni tempo e per tutte le generazioni, più che mai per la nostra. Questa etica è scritta nel Sermone sulla Montagna dell´evangelista Matteo, nei capitoli da 5 a 7. Essa comporta la scelta nonviolenta e addirittura l´amore per i nemici.
Su questa matrice cristiana s´innesta quella indiana, che Schweitzer scoprì studiando da vicino i grandi pensatori dell´India. Fu però in Africa che l´idea gli venne, quasi come una folgorazione, durante un viaggio sul fiume, com´egli stesso raccontò in seguito più volte.

Contenuti etici
Quali sono i contenuti essenziali del "rispetto per la vita", nel quale si fondono l´etica e la religione, e che nasce dalla consapevolezza elementare che ciascuno di noi è innanzitutto "vita che vuole vivere, in mezzo ad altre vite che anch´esse vogliono vivere"?
La vita è sacra. Dono supremo (noi la possiamo trasmettere, non la possiamo creare; siamo creature, non creatori), ma anche estremamente vulnerabile, che è affidato alle nostre mani. Somma responsabilità che deve suscitare in noi un "timore sacro (o reverenziale)" davanti allo straordinario e inviolabile fenomeno della vita.
Ogni vita è sacra. "L´uomo è morale - dice Schweitzer - soltanto quando considera sacra la vita in sé, quella delle piante e degli animali, tanto quanto quella degli esseri umani, e si sforza di soccorrere ogni vita che si trovi in difficoltà, nella misura del possibile". Schweitzer si pone in tutto e per tutto nella linea di Francesco d´Assisi, che egli molto ammirava.
Una forza interiore. "Rispetto per la vita" non è un atteggiamento contemplativo, ma una forza interiore che motiva l´agire etico e mobilita la volontà a porsi al servizio della vita degli altri. "Come l´elica vorticosa spinge la nave attraverso le acque, così il rispetto per la vita spinge l´uomo ad agire".
Rispetto e responsabilità. Il "rispetto per la vita" non solo responsabilizza l´uomo in vista dell´azione, ma lo pone in un rapporto spirituale con il mondo. "Solo un´etica dai vasti orizzonti che ci imponga di rivolgere la nostra attenzione operosa a tutti gli esseri viventi ci pone davvero in un rapporto interiore con l´universo e con la volontà che in esso si manifesta". La natura non conosce il rispetto per la vita: la legge, in natura, è: mors tua vita mea. Solo l´uomo eticamente motivato è capace di praticare il rispetto per la vita, in modo che la legge diventi: vita tua vita mea.
Vocazione dell´essere umano. Il "rispetto per la vita" è l´unico atteggiamento che corrisponde pienamente all´essere dell´uomo e alla sua vocazione nel creato. Vivendo l´etica del rispetto per la vita l´uomo realizza la sua umanità, raggiunge veramente la sua statura di uomo, si umanizza compiutamente. Non umanizza dunque solo la natura, ma umanizza in primo luogo se stesso. Tutto questo - Schweitzer lo dice e ripete innumerevoli volte nei suoi interventi - vale anche e particolarmente per la vita degli animali, i più vicini a noi tra tutti gli esseri viventi, dei quali, come voleva Francesco d´Assisi, dobbiamo diventare fratelli, e non essere padroni. (in "Corriere della Sera" del 30 settembre 2016)


Fonte: Voce Evangelica