TUTTO APPARTIENE A DIO! (DEUTERONOMIO 6,4-9)

09-08-2016 14:10 -

Ascolta, Israele: Il Signore, il nostro Dio, è l´unico Signore.
Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l´anima tua e con tutte le tue forze. Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, te li metterai sulla fronte in mezzo agli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte della tua città. (Deuteronomio 6,4-9)


Questo testo è lo "Schemà Izrael", il testamento di Mosè al popolo ebraico prima di entrare nella terra promessa dopo quarant´anni di vita nel deserto.
Il testo afferma che il comandamento dell´amore è da conservare nel cuore, da avere sempre davanti agli occhi. È da imparare a memoria, da insegnare e da mettere in pratica.
È questa confessione di fede che caratterizza il popolo e lo tiene unito, perché Dio è uno, Dio è unico! Non esistono altre divinità. Non esistono cose nella natura divinizzate. Tutto appartiene a Dio!
Questo comandamento è da tenere nel cuore, da prendere a cuore, da avere nel cuore. Quando in francese si conosce qualcosa "par coeur", la si sa a memoria.
Forse oggi sono in voga altri metodi per insegnare, magari anche metodi ludici, imparare divertendosi. Si usa molto meno inculcare, forse solo le tabelline si imparano ancora a memoria. Eppure quante cose sentiamo ripetutamente?
Gli esperti della pubblicità televisiva dicono che per far entrare qualcosa nella mente delle persone ci vogliono sette messaggi uguali.
Tra i bambini si nota un fenomeno strano: alcune cose le apprendono subito (magari quelle che non dovrebbero), altre bisogna loro ripeterle tante volte.
Tu amerai il Signore, è la base della fede che non basta ripetere, perché bisogna tradurla in atto.
Tutto ciò che studiamo a scuola, o frequentando dei corsi di aggiornamento, ha un valore economico, si può magari quantificare con la promozione.
Si studia per diventare qualcuno, si prendono diplomi che danno diritto di esercitare un tipo di lavoro, un impiego particolare.
Mi domando: si può imparare, studiare, approfondire la fede? Non con criteri di utilità e di efficienza!
A che serve la fede? - È una domanda sbagliata!
Così si riduce la fede a semplice ruota di scorta, da usare in caso di emergenza o di bisogno. Imparare la fede, è imparare a credere, è scoprire che cosa sia scritto nel nostro cuore. Dio non è da definire, non è da provarne l´esistenza, non è da averne paura: è da amare! Imparare a credere è scoprire l´amore, l´amore di Dio:
per amarlo con tutto il cuore, con tutta l´anima e con tutta la forza.
Nel suo amore, Dio ha liberato il suo popolo dalla schiavitù d´Egitto. Nel suo amore, ci ha riscattati e liberati in Gesù Cristo, suo figlio morto in croce e risorto.
Gesù Cristo traduce questa confessione di fede in azione, in gesti, in parole. Ci invita ad amare Dio e il prossimo con il doppio comandamento di amore:
Amatevi gli uni gli altri!
Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. (Giovanni 3,16)
Amare Dio soltanto è la fede vissuta. A questo Gesù ci chiama, ci invita, ci parla del Regno di Dio, ci è vicino.
Ci chiama alla vita di perdono, di gioia, di pace nella vita di fede.
Se non è inculcato da piccolo, è Gesù Cristo che lo scrive nel nostro cuore.
La fede quindi non è riservata al tempo libero, non è la ruota di scorta, non è da usare solo in caso di necessità, come la cassetta del pronto soccorso,
ma è vita.
Perciò è da nutrire con il "pane di vita", la Parola di Dio, per essere vissuta in tutti i momenti della vita. Che questo rimanga scritto nel nostro cuore!

Fonte: Voce Evangelica