LA PROMESSA DI UN INCONTRO (GIACOMO 5, 7-11)

06-12-2015 22:30 -

Fulvio Ferrario pastore valdese

Fratelli, siate dunque pazienti, fino a quando verrà il Signore. Guardate il contadino: egli aspetta con pazienza che la terra produca i suoi frutti preziosi, aspetta le piogge di primavera e le piogge d´autunno. Così siate pazienti anche voi, e fatevi coraggio, perché il giorno del ritorno del Signore è ormai vicino. Fratelli, non mormorate gli uni contro gli altri, perché il Signore non vi condanni. Il giudice sta per venire!
Ricordatevi dei profeti che hanno parlato per incarico del Signore. Prendeteli come esempio di pazienza e di fedeltà anche nelle sofferenze. Noi diciamo che sono beati quelli che, come loro, hanno saputo resistere. Voi avete sentito parlare della grande pazienza di Giobbe, e sapete quel che il Signore gli ha concesso, alla fine. Sì, il Signore è pieno di misericordia e di compassione. (Giacomo 5, 7-11).


Si racconta che, in un villaggio ebraico della Polonia dell´Ottocento, la comunità decise di offrire un lavoro al più povero degli abitanti, ridotto alla fame. Egli fu incaricato di piazzarsi sul tetto della casa più alta del paese, per attendere, ed eventualmente segnalare, l´arrivo del Messia. Qualche giorno dopo, qualcuno gli chiese come trovasse il suo nuovo impiego: «Beh - rispose quello - non è molto ben retribuito, però si tratta di un lavoro stabile».
Sembra, dunque, che lo scetticismo ironico nei confronti dell´attesa della venuta del Messia non riguardi solo il nostro mondo secolarizzato. Il testo biblico, in questo tempo di Avvento, esorta alla «pazienza», forse ancor meglio alla «tenacia»: sono però duemila anni che la chiesa afferma di attendere, e ancor da prima attende Israele. Non stupisce che parlare oggi di attesa del Signore faccia pensare, più che alla tenacia, a una sorta di fanatismo superstizioso. Anche quanti si dicono ancora cristiani, dopotutto sottoscrivono polizze assicurative, cioè si aspettano che questo mondo continui per un bel pezzo. Potrebbe accadere, però, che una lettura più attenta di queste parole suggerisca di andare al di là di un puro e semplice sorrisetto ironico.
In primo luogo, l´invito all´attesa del Signore indica che, anche per la fede, egli non costituisce una presenza disponibile, alla quale si possa far ricorso in modo automatico. Certo, questo è irritante per chi, come noi, ritiene di poter ottenere quanto cerca, dai beni di consumo ai rapporti affettivi, semplicemente cliccando con il mouse del computer. Esistono anche una religione di consumo, fatta di risposte prefabbricate e certezze ammannite con supponenza e un ateismo dello stesso genere. La fede biblica, invece, attende di incontrare il Cristo nel quale dice di credere. Non dipende solo da noi, è necessario che egli venga. Una simile attesa può essere dolorosa, attraversata dal dubbio, ed è per questo che Giacomo chiama alla tenacia, menzionando l´esempio di Giobbe, il grande sofferente dell´Antico Testamento.
Non sappiamo, in effetti, quando il Signore verrà a inaugurare il suo regno. Egli, però, ha promesso di venire nella sua parola. Non è un modo di dire. La Bibbia è convinta che Gesù si renda realmente presente là dove la sua parola è letta e predicata. A ogni cristiano, naturalmente, capita spesso di leggere la Bibbia o ascoltare una predica e di non incontrare affatto il Cristo bensì, al massimo, qualche considerazione interessante, e a volte anche no. Nemmeno la Bibbia e la chiesa garantiscono la venuta di Dio. Leggere la Bibbia e accogliere la predicazione significa, appunto, attendere, confidando, tenacemente, nella promessa di un incontro.
Il giudice è alle porte, scrive Giacomo. Quando l´incontro accade, cioè, ci si accorge che, in realtà, è sempre troppo presto. Prima ci lamentavamo di attendere troppo, ma di fronte al Gesù della Bibbia scopriamo che avremmo volentieri aspettato ancora un bel po´. Egli, infatti, non si limita a benedire la nostra vita, e nemmeno la nostra chiesa, se ne abbiamo una, bensì le giudica. Al di là delle chiacchiere, nessuno ha voglia di essere giudicato: è questa la vera ragione per la quale, quando il Cristo viene davvero, nella sua parola, cristiani e atei, per una volta uniti, si girano dall´altra parte, magari facendo dell´ironia, come nella storiella con la quale abbiamo iniziato. Il Dio misericordioso del quale parla il testo è colui che giudica il mondo, per cambiarlo. Cristo viene, e viene presto, a dirci che il mondo da cambiare non sono anzitutto gli altri, ma siamo noi.

(questo testo è stato diffuso nell´ambito della rubrica "Tempo dello Spirito", in onda ogni domenica, alle 8.05 ca., su RSI 2; ascoltalo in podcast)


Fonte: Voceevangelica.ch