Una breve storia di Casa Cares - Domenico Maselli

19-08-2015 14:52 -

Tra le molte decisioni che dovrà prendere il Sinodo 2015, vi è quella relativa all'avvenire di Casa Cares. Qualcuno può chiedersi di che cosa si tratti.

Sono passati oltre 50 anni da quando il caro e compianto pastore Luigi Santini offriva di ospitare provvisoriamente, nei locali dell'ex casa di riposo per anziani, i bambini usciti dall'Istituto Comandi, con il loro direttore Robert Mc Connell. Si formò allora un Comitato composto da persone di diverse denominazioni evangeliche, che si chiamò «Comitato di Accoglienza Ragazzi e Studenti», in sigla Cares, che decise di aprire una nuova casa di accoglienza per ragazzi abbandonati o appartenenti a famiglie davvero povere. Facevano parte di questo gruppo di amici, membri della Chiesa dei Fratelli come Cesarina Targetti di Firenze, Carmelo Ruffa di Canelli, Luigi Lenti di Valenza Po, Felice Platone di Alessandria; battisti come il geometra Vai e le sorelle Giolitto di Torino; metodisti come Sauro Gottardi e la sorella Nuzzi; un ruolo di particolare stimolo e di guida spettò a evangelici liberi come il dr. Lello Mauri, il prof. Ugo Gastaldi, già redattore del Libero Evangelo e storico degli anabattisti, e il sottoscritto. Accanto a loro vi erano le persone che avevano aiutato Mc Connell durante la direzione del «Comandi» e persino giovani evangelici che frequentavano le scuole americane di Firenze. L'Opera si avviò affittando prima una villa a Rovezzano e poi la Villa Strozzi non lontana dall'Isolotto e continuò regolarmente anche durante l'alluvione di Firenze del 1966. Dopo che la famiglia Mc Connell era tornata definitivamente negli Usa, si pensò di dare stabilità alla Casa comprando una piccola fattoria a Reggello, sulla strada per la Vallombrosa in cui Milton ritrovava il «paradiso perduto». La nuova tenuta Villa «I Graffi» era composta da una villa padronale, una casa colonica, un discreto uliveto, un vasto orto e permise di continuare l'assistenza a bambini, in maggioranza meridionali, incentivando anche l'accoglienza di gruppi di amici e l'interesse per la campagna. Vi è stato, fin da allora, un ottimo rapporto con il comune di Reggello.

Quando entrarono in funzione i Consigli regionali, la Toscana proibì che si continuasse l'aiuto a ragazzi provenienti da altre regioni. Che fare? Il Comitato pensò di continuare l'opera attraverso l'accoglienza a singoli gruppi per periodi di riposo e utilizzare la casa per avviare gruppi e chiese evangeliche alla riflessione spirituale e all'amore per la natura e contattando altre persone che avessero quelle finalità. Per dare stabilità all'opera, il Comitato decise di regalarla alla Tavola valdese, che creò un nuovo Comitato di gestione mentre veniva nominato direttore Paul Krieg, lo stesso giovane americano che aveva diretto il Cares nel primissimo periodo di vita. Accanto a lui e alla splendida Antoinette, sua moglie, rimanevano alcuni dei primi collaboratori; ne ricorderò due che, negli anni, hanno rappresentato la casa: Ginevra Rotatori,detta Gina, e Gioele Mongiovetto. Con la loro ospitalità, un po' rozza, popolana, ma sincera e spontanea, talora commovente, rappresentavano l'autentico spirito della casa accogliente, senza fronzoli, in cui si sentiva qualcosa di speciale.

Da un punto di vista spirituale, Casa Cares in questi anni, è stata per le nostre chiese toscane e per tanti gruppi religiosi e laici italiani e stranieri, un luogo di riposo e un'oasi di pace e di fratellanza, in altre parole, una testimonianza cristiana. Indipendentemente dall'utile economico, l'accoglienza e l'ospitalità hanno un ruolo primario nella testimonianza dei credenti; l'ospitalità cristiana è cosa preziosa come si dice nell'Epistola agli Ebrei (13, 2). In un momento in cui la salvaguardia del creato ha un ruolo fondamentale nel mondo e ancor più nella Chiesa, dobbiamo rinunciare a dare in questo settore un esempio piccolo ma molto significativo?

A nome dei fondatori di Casa Cares, ringrazio la Chiesa valdese per ciò che ha fatto e fa direttamente o attraverso i suoi organi come la Commissione sinodale per la diaconia. Auspico che il Sinodo, pur perseguendo la necessaria ricerca di una missio del Cares che sia adeguata alle possibilità economiche, consenta una pausa di riflessione per identificare gli scopi da perseguire nell'immediato e il modo più celere per farlo. Continuo a sperare che in uno degli angoli più belli della Toscana, resti aperta e viva una casa di accoglienza in cui si avverta la presenza dello Spirito santo in un rinnovato amore per gli umani e per la natura, mentre, se possibile, si dia un aiuto concreto a qualche giovane, apparentemente meno dotato, mettendolo a contatto con il lavoro dei campi.


Fonte: Riforma