Scheda: Il Patto di integrazione tra le chiese metodiste e le chiese valdesi

27-06-2015 12:18 -

Il Patto di integrazione fra le chiese metodiste e le chiese valdesi è stato adottato dalle massime assemblee delle rispettive chiese (Sinodo valdese e Conferenza metodista) riunitesi contemporaneamente a Torre Pellice (Torino) nell´agosto del 1975. Il programma di attuazione del Patto si è concluso nel 1979 quando, per la prima volta, i rappresentanti metodisti e valdesi hanno formato un´unica assemblea sinodale.

Il Patto di integrazione rappresenta una soluzione originale nei rapporti ecumenici, poiché realizza l´unità della chiesa salvaguardando e valorizzando l´identità di ciascuna delle chiese che partecipa all´integrazione. Le due chiese, cioè le due tradizioni confessionali, sono mantenute e valorizzate nel Patto: le comunità che sino al 1975 erano valdesi o metodiste sono rimaste tali, con il loro sistema di nomina dei deputati e la gestione del patrimonio immobiliare; i membri di chiesa sono metodisti o valdesi, registrati come tali nelle rispettive comunità di appartenenza. Essendo il Patto una comunione completa tra le due chiese, i membri di chiesa possono partecipare a pieno titolo alla vita ecclesiastica e al governo di una chiesa metodista o di una chiesa valdese, con eguaglianza di diritti e di doveri; così come i pastori metodisti e valdesi possono avere cura di una comunità valdese o metodista con uguale diritti e doveri, riconosciuti interamente nel loro ministero sia dai valdesi sia dai metodisti.

La vita ecclesiastica che si svolge sul piano regionale e generale è regolata dalle Discipline ecclesiastiche valdesi, che i metodisti hanno fatte proprie contribuendo poi a predisporre insieme ai valdesi una regolamentazione comune. Anche gli organi centrali e regionali, cioè la Tavola valdese, le Commissioni esecutive distrettuali e i Consigli di circuito sono espressi in comune, secondo le norme dell´ordinamento valdese che assicurano la partecipazione metodista alla gestione degli affari e degli interessi comuni. Con la firma del Patto d´integrazione è stato creato un nuovo ente, l´Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (OPCEMI) con personalità giuridica riconosciuta anche da parte dello stato, che gestisce il patrimonio immobiliare delle chiese metodiste e assicura la continuità dei rapporti con il metodismo mondiale e con le varie organizzazioni ecumeniche.

Unitario è il luogo decisionale, il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi, dove sono tracciate le linee di impegno e di testimonianza comuni. L´integrazione, secondo la concezione del Patto del 1975, non si presenta come un´espressione riduttiva, che tende a scolorire le connotazioni proprie di ogni componente, oppure ad assimilare l´identità propria degli uni nell´assorbimento da parte di altri. Si tratta invece di una volontà di valorizzare gli apporti propri degli uni e degli altri, in una pratica ecumenica che risponda alla comune vocazione di testimonianza. Anche se riguarda piccole chiese, costituite in Italia da alcune decine di migliaia di persone, l´integrazione è perciò un fatto di rilevanza ecumenica, come tipo di soluzione per un incontro unitario di chiese e di credenti che appartengono a confessioni cristiane diverse.