IL CRISTIANESIMO POSTMODERNO DI GIANNI VATTIMO

27-11-2014 21:36 -


di Michele Turrisi

Il caratterizzarsi in senso religioso del pensiero debole vattimiano dipende da una «scoperta decisiva» che ha indotto il filosofo a riaprire il dialogo con la tradizione cristiana. Gli ispiratori più prossimi e diretti di tale scoperta sono René Girard e Sergio Quinzio.

Secondo Vattimo oggi possiamo ritrovare la fede cristiana non contro ma — paradossalmente — proprio grazie al pluralismo postmoderno. La stessa secolarizzazione va interpretata come un processo ´interno´ e ´fedele´ al cristianesimo. La rivelazione cristiana ha introdotto nel mondo qualcosa che ci ha consentito anzitutto di «minare e alla fine dissolvere numerose credenze che erano proprie delle religioni naturali», ma che deve «consumare tutti gli elementi di violenza che ci sono nelle tradizioni religiose». Siamo dunque tutti chiamati a «rivendicare il diritto a non essere allontanati dalla verità del Vangelo in nome di un sacrificio della ragione richiesto solo da una concezione naturalistica, umana troppo umana, e in definitiva non cristiana, della trascendenza di Dio».

È stato come «un ritorno a casa», dice apertamente il filosofo... Ma la religiosità vattimiana non consiste in precetti e non si appaga di riti. Di più: essa è irrimediabilmente allergica a dogmi o a discipline imposte da un´autorità. Vattimo spera in una Chiesa aperta e profondamente fraterna, finalmente libera da ogni tentazione esclusivistica e integralistica. E fa suo «il sogno romantico di una nuova religione che [...] sulle rovine del papato e su quelle del protestantesimo settario costituisca una nuova chiesa visibile che superi tutte le frontiere e "accolga nel suo grembo tutte le anime assetate dell´ultraterreno"».

Persino il suo «addio alla verità» è per Cristo: «Oggi su molti aspetti noi non siamo capaci di dire la verità se non quando ci mettiamo d´accordo con gli altri. Ecco un modo di riassumere questo pensiero: "non ci mettiamo d´accordo quando abbiamo scoperto la verità, diciamo di aver scoperto la verità quando ci siamo messi d´accordo". Che poi vuol anche dire: al posto della verità entra la carità. Dostoevskij scriveva: "se dovessi scegliere tra Gesù Cristo e la verità, sceglierei Gesù Cristo"».

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Fonte: Giornale di Filosofia della Religione - AIFR