Lo spettro di Lutero sul Vaticano di Giovanni Ferrò

17-10-2014 18:48 -

Il suo nome non è comparso in nessun documento, ma il suo spettro si è aggirato sul Sinodo dei vescovi cattolici dedicato alla famiglia. E´ lo spettro di Martin Lutero

Nessuno lo ha citato, eppure la sua ombra era là. Il suo nome non è comparso in nessun documento, ma il suo spettro si è aggirato sul Sinodo dei vescovi cattolici dedicato alla famiglia. E´ lo spettro di Martin Lutero. Sì, perché è sul fantasma del riformatore di Wittenberg che, alla fin fine, si rischia di farsi la guerra, all´interno di questa importante assise episcopale che si svolge in Vaticano.

Non perché Lutero, ovviamente, abbia stabilito particolari ricette infallibili sul tema della famiglia e della sua crisi contemporanea. Piuttosto, perché il metodo innovativo voluto da papa Francesco - che ha scardinato la stanche liturgie sinodali cui il cattolicesimo mondiale si era ormai abituato - "puzza" tremendamente, alle rigide narici dei più conservatori, di protestantesimo. Discussioni aperte e franche, nessuna intimidazione dall´alto, attenzione al vissuto delle persone e ai "valori" della modernità, al posto della secca e preventiva condanna di ogni novità sociale e civile: tutto questo sta spaventando terribilmente i settori più dogmatici della gerarchia cattolica. E al Sinodo lo si è visto: di fronte a qualunque accenno di apertura nei confronti delle situazioni "irregolari" (divorziati risposati, convivenze, coppie omosessuali) si è assistito a una irritata e brusca levata di scudi da parte di coloro che si ritengono i paladini della ortodossia "senza se e senza ma". Qualcuno, come mons. Stanisław Gądecki, presidente dell´episcopato polacco, ha perfino criticato la relazione di sintesi preparata dal cardinale ungherese Peter Erdo (non certo un pericoloso "liberal") accusando il porporato di essersi lasciato influenzare "dall´ideologia anti-matrimoniale".

I nostalgici della condanna facile contro tutti gli "ismi" (laicismo, consumismo, secolarismo, su su fino a comunismo) sono terrorizzati dal terremoto che sta provocando il "metodo Francesco". E reagiscono con violenza di fronte a ciò che identificano come un cedimento alla mentalità moderna. Cioè, in ultima analisi, protestante.

Sì, perché bisogna riconoscerlo: nei settori più conservatori del cattolicesimo postconciliare, l´aggettivo "protestante" è stato - ed è ancora - l´equivalente di un insulto. E la riforma luterana, il capro espiatorio di ogni "male" della società moderna.

La discussione interna al Sinodo si è fatta molto accesa. Ma, fino a che sul trono di Pietro resterà Jorge Mario Bergoglio, il dibattito resterà aperto e il libero confronto un metodo legittimo. Sotto le acque agitate del Sinodo rimane però una questione profonda tuttora irrisolta: fino a che la Chiesa cattolica nel suo complesso non arriverà a fare i conti con serenità e lucidità con l´ombra di Martin Lutero, non potrà essere appieno figlia del suo tempo. E in questo travaglio - non c´è dubbio - le Chiese della Riforma potrebbero molto aiutare la Chiesa cattolica, se solo si riuscisse a trovare un comune atteggiamento di fraternità e condivisione ecumenica.

Fonte: Riforma