Il Vangelo ci interroga: Genesi 8,12 di Erika Tomassone

31-01-2014 21:39 -

«Noè aspettò altri sette giorni, poi mandò fuori la colomba; ma essa non tornò più da lui»

La storia di Noè, storia di scomparsa e sopravvivenza, è diventata simbolo di eventi storici e personali in cui si rischia di venir sommersi e annientati, in cui però qualcuno scampa, fosse la shoah, la catastrofe nucleare o una malattia potenzialmente mortale. Noè, una figura di scampato e sopravvissuto. Eccolo alla fine delle piogge, a scrutare la sua possibilità di vita oltre la catastrofe. Che c´è là fuori? C´è una vita possibile oltre la distesa delle acque portatrici di morte? E´ il momento della colomba solo lei che può volare sulle acque può far sapere agli scampati la buona notizia. E´ il momento dei tentativi, dell´incertezza e della pazienza: circa 54 giorni e tre invii della colomba.
Non basta infatti essere scampati ad un diluvio personale o collettivo, è necessario sapere che c´è ancora un luogo per i giorni a venire, poter sperare. E´ il tempo della prima azione autonoma di Noè: prendere in mano i suoi giorni. La colomba che da la risposta non è però la famosa colomba con il ramo di ulivo, è quella che non torna più. Lei è l´avanguardia della nuova vita sulla terra. Se raffiguriamo in ogni modo quella col ramo d´ulivo è perché da scampati è ciò che rappresenta al meglio che davanti a noi, per quanto non ancora realizzata o realizzabile nell´immediato, c´è una possibilità di vita. Ma aspettiamo di non vedere più alcuna colomba perché sarà ora di abbandonare la dimora dell´incertezza sospesa tra le acque, per raccogliere un´altra possibilità.