10 Agosto 2020
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Braccianti morti in Puglia: Caritas, «quanto vale la vita di un uomo, di un lavoratore, di un migrante?»

10-08-2018 18:59 - News
Ancora un incidente in Puglia che ha coinvolto braccianti stranieri impiegati nell´agricoltura. Un furgone guidato da un caporale e stipato di braccianti si è scontrato con un tir. Dodici i morti. L´episodio ripropone il tema dello sfruttamento della manodopera in agricoltura. Il commento della Caritas Puglia e del vescovo di Cerignola-Ascoli.Satriano.

«Continua la strage di morti lungo le strade della nostra Regione. Morti dopo una giornata di lavoro sotto il sole cocente di questa estate. Morti per poter sopravvivere alla povertà, alle ingiustizie, allo sfruttamento dei propri Paesi di origine. Morti per poter sostenere chi è rimasto a casa e attende le rimesse dei migranti per continuare a vivere e a sperare in mondo di giustizia e di pace. Morti perché qualche volta la stanchezza, la strada da percorrere, i mezzi utilizzati non sempre garantiscono il rientro a casa. Morti, non sia così, perché si gioca sulla pelle degli uomini non riconoscendone la dignità e guardando solo al profitto, al proprio tornaconto personale».

Così la Caritas della Puglia commenta la tragedia che ieri ha colpito dodici migranti, uccisi in un incidente stradale nel foggiano. «Quanto vale la vita di uomo? Quanto vale la vita di un lavoratore? quanto vale la vita di un migrante?», chiede la Caritas pugliese in una nota nella quale «esorta a non spostare l´attenzione dalle vittime e dalle condizioni lavorative di migranti e cittadini italiani».

«In questi giorni emerge ancora di più il disagio in cui vivono queste persone, che non è solo disagio di permanenza e vivibilità di queste persone ma più strutturale». Mons. Luigi Renna, vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano in provincia di Foggia, commenta al Sir la tragedia avvenuta nel foggiano. È il secondo incidente mortale che vede coinvolti braccianti agricoli extracomunitari in soli due giorni e sempre sulle strade del Gargano. «Guardiamo i cosiddetti ´ghetti´ che esistono nella nostra diocesi - continua mons. Renna - da quello di Rignano a quello di ´Tre Titoli´. Qui vivono certamente in condizioni precarie, ma non bisogna dimenticare anche tutto il contesto come ad esempio la viabilità».

Mons. Renna pone l´attenzione anche sulle condizioni di trasporto e sicurezza dei migranti che sono costretti spesso a muoversi su furgoncini sgangherati «non sempre sicuri, che spesso devono aggiustare con le loro mani, schiacciati come sardine e ancor di più su strade accidentate anch´esse poco sicure che devono affrontare con la stanchezza di una giornata sottopagata». Non basta allora solo versare lacrime ma «è necessario cambiare tutto da un punto di vista strutturale. È evidente che viviamo in un tempo nel quale serve più attenzione e cura verso le situazioni di disagio. Certamente si sta facendo tanto. Le Caritas e le associazioni fanno davvero un lavoro immenso, ma c´è un vuoto della politica che dirige le proprie attenzioni verso altri problemi. Allora quanto accaduto sabato e oggi interroga la coscienza dei credenti ma anche la coscienza civica del popolo affinché ci sia un cambiamento vero e completo».


Fonte: toscanaoggi.it

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

A G O S T O
Versetto del mese:
“Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo.
Meravigliose sono le tue opere, e l’anima mia lo sa molto bene”
(Salmo 139,14)




Salmo della settimana : 141

Domenica 9 Agosto
A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà (Luca 12, 48)

Il Signore li saziò con il pane del cielo. Aprì la roccia e ne scaturirono acque: esse scorrevano come fiume nel deserto. Egli si ricordò della sua santa parola (Salmo 105, 40-42)
Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo (Efesini 1,3)

Preziosa pioggia del cielo, versa la tua benedizione sul campo della chiesa; lascia che i fiumi scorrano, che irrorino la terra là dove cade la tua parola, permetti che crescano e si producano moltissimi frutti, tutto a lui riesce.
Benjamin Schmolck

Matteo 13, 44-46; Filippesi 3, 4b-14





Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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