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Braccianti morti in Puglia: Caritas, «quanto vale la vita di un uomo, di un lavoratore, di un migrante?»

10-08-2018 18:59 - News
Ancora un incidente in Puglia che ha coinvolto braccianti stranieri impiegati nell´agricoltura. Un furgone guidato da un caporale e stipato di braccianti si è scontrato con un tir. Dodici i morti. L´episodio ripropone il tema dello sfruttamento della manodopera in agricoltura. Il commento della Caritas Puglia e del vescovo di Cerignola-Ascoli.Satriano.

«Continua la strage di morti lungo le strade della nostra Regione. Morti dopo una giornata di lavoro sotto il sole cocente di questa estate. Morti per poter sopravvivere alla povertà, alle ingiustizie, allo sfruttamento dei propri Paesi di origine. Morti per poter sostenere chi è rimasto a casa e attende le rimesse dei migranti per continuare a vivere e a sperare in mondo di giustizia e di pace. Morti perché qualche volta la stanchezza, la strada da percorrere, i mezzi utilizzati non sempre garantiscono il rientro a casa. Morti, non sia così, perché si gioca sulla pelle degli uomini non riconoscendone la dignità e guardando solo al profitto, al proprio tornaconto personale».

Così la Caritas della Puglia commenta la tragedia che ieri ha colpito dodici migranti, uccisi in un incidente stradale nel foggiano. «Quanto vale la vita di uomo? Quanto vale la vita di un lavoratore? quanto vale la vita di un migrante?», chiede la Caritas pugliese in una nota nella quale «esorta a non spostare l´attenzione dalle vittime e dalle condizioni lavorative di migranti e cittadini italiani».

«In questi giorni emerge ancora di più il disagio in cui vivono queste persone, che non è solo disagio di permanenza e vivibilità di queste persone ma più strutturale». Mons. Luigi Renna, vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano in provincia di Foggia, commenta al Sir la tragedia avvenuta nel foggiano. È il secondo incidente mortale che vede coinvolti braccianti agricoli extracomunitari in soli due giorni e sempre sulle strade del Gargano. «Guardiamo i cosiddetti ´ghetti´ che esistono nella nostra diocesi - continua mons. Renna - da quello di Rignano a quello di ´Tre Titoli´. Qui vivono certamente in condizioni precarie, ma non bisogna dimenticare anche tutto il contesto come ad esempio la viabilità».

Mons. Renna pone l´attenzione anche sulle condizioni di trasporto e sicurezza dei migranti che sono costretti spesso a muoversi su furgoncini sgangherati «non sempre sicuri, che spesso devono aggiustare con le loro mani, schiacciati come sardine e ancor di più su strade accidentate anch´esse poco sicure che devono affrontare con la stanchezza di una giornata sottopagata». Non basta allora solo versare lacrime ma «è necessario cambiare tutto da un punto di vista strutturale. È evidente che viviamo in un tempo nel quale serve più attenzione e cura verso le situazioni di disagio. Certamente si sta facendo tanto. Le Caritas e le associazioni fanno davvero un lavoro immenso, ma c´è un vuoto della politica che dirige le proprie attenzioni verso altri problemi. Allora quanto accaduto sabato e oggi interroga la coscienza dei credenti ma anche la coscienza civica del popolo affinché ci sia un cambiamento vero e completo».


Fonte: toscanaoggi.it
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Versetto del mese
Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini

(Atti degli apostoli 5,29)




Salmo della settimana: 12

Venerdì 25 Giugno

La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza (Salmo91,4)
Gesù dice: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Giovanni 8,31-32)

Il cristiano è mandato allo scoperto, dove «deve restare saldo» con l unico «scudo della fede» e «l elmo della salvezza» e «la spada dello Spirito, che è la parola di Dio, con ogni sorta di preghiere e di supplica» come armi di difesa e di offesa.
Hans Urs Von Balthasar


Matteo 10, 26-33; Atti degli apostoli 13, 13-25


















Preghiera

Signore siamo deboli, timorosi, piccoli.
Ma forse tu vuoi servirti ugualmente di noi.
Facci entrare nel tuo lavoro, non permetterci di aver vissuto per niente.
Conosci quello che siamo, sai che abbiamo, tutti, sete di te,
della vita, della salvezza che ci offri.
Concedici di essere forti in te. Amen


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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