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Diritto d´asilo, un nuovo richiamo dopo la Circolare Salvini

24-07-2018 11:23 - News
In una lettera, la presidente della Commissione nazionale per il diritto d´asilo ha invitato esplicitamente le commissioni territoriali a ridurre i numeri della protezione umanitaria

Meno protezione umanitaria: a chiederlo non è soltanto il ministro dell´Interno, Matteo Salvini, ma anche la presidente della Commissione nazionale per il diritto d´asilo. Lo scorso 4 luglio il Viminale aveva inviato una circolare a tutti i prefetti, i questori, la Commissione nazionale per il diritto d´asilo e i presidenti delle commissioni territoriali con l´obiettivo principale di ridurre il numero di permessi di soggiorno concessi per motivi umanitari, la forma più diffusa di protezione per cittadini stranieri in difficoltà. Guido Savio, avvocato di Asgi, l´Associazione per gli studi giuridici sull´immigrazione, aveva criticato il documento, definendolo «inopportuno ed errato nei suoi presupposti e nelle sue finalità», aggiungendo poi che «sembra voler dare un indirizzo politico a una decisione di tipo amministrativo, come è quella sull´accoglimento delle richieste di asilo».

Lunedì 16 luglio, a poco più di una settimana di distanza, è stata Sandra Sarti, la presidente della Commissione nazionale per il diritto d´asilo, a rinforzare la posizione ministeriale e a chiedere l´attuazione della circolare.

Al centro di questa richiesta sono ancora una volta i numeri della protezione umanitaria: in quello che la Prefetta Sarti definisce "Report alla data del 13 luglio u.s.", un documento settimanale prodotto dal ministro dell´Interno, vengono infatti citati due dati: il primo riguarda i "pendenti", il cui numero «è rimasto invariato rispetto alla data del 6 luglio», mentre il secondo è relativo alla percentuale dei permessi riconosciuti per motivi umanitari, «ferma ancora al 28%». Secondo la presidente della Commissione nazionale per il diritto d´asilo, dunque, «emerge che la direttiva del Ministro non ha ancora trovato attuazione» e che anzi il dato numerico relativo alle domande «è addirittura aumentato da 14.032 a 14.471».

Dopo aver sottolineato i numeri considerati più critici, la lettera, inviata a tutti i presidenti delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, prosegue con una considerazione più ampia: «si tratta di due aspetti molto significativi sui quali si gioca il nostro livello di produttività ed efficacia». Un invito all´efficienza che assume un tono diverso nell´ultima riga e mezza: nella conclusione, infatti, si sottolinea che questi dati vanno tenuti in considerazione «affinché dalla prossima settimana il trend degli stessi subisca la necessaria, improrogabile e doverosa modifica».

Necessaria, improrogabile, doverosa: su questi tre aggettivi si costruisce una presa di posizione che, esattamente come quella della Circolare Salvini del 4 luglio, è più politica che tecnica. La richiesta della Prefetta Sarti è quella di ridurre i numeri dell´asilo, andando quindi a incidere ancora una volta sulla protezione umanitaria, a prescindere dagli individui e dalle loro storie personali, da quello che si sono lasciati alle spalle e dal percorso che hanno attraversato.

A questo punto per Asgi «la citata circolare ministeriale diviene prevalente sui fondamenti costituzionali (tra cui artt. 2, 3, 10 e 117), oltre che sulle norme di legge nazionale (ad es.: art. 5, co, 6, d.lgs. 286/98) e sovranazionale (tra i quali va richiamata la Convenzione europea dei diritti umani e delle libertà fondamentali) su cui si fonda la protezione umanitaria», assumendo una valenza nettamente superiore a quella che normalmente viene attribuita alle circolari, una valenza politica.

Tuttavia, secondo Asgi la Commissione non dovrebbe avere questo compito, ma quello di «monitorare la corretta attuazione delle normative internazionali, dell´Unione Europea e interne in materia di diritto d´asilo anche alla luce degli orientamenti giurisprudenziali prevalenti». La commissione nazionale d´asilo, quindi, deve coordinare l´operato delle commissioni territoriali, fornendo atti di indirizzo in materia di protezione, ma sempre all´interno del quadro normativo esistente. Deve dunque diffondere informazioni sui Paesi d´origine e dare indicazioni sui fenomeni emergenti, dando quindi indicazioni su come affrontare l´esame delle domande. Inoltre, Asgi sottolinea che «l´articolo 4 comma 3 bis del decreto legislativo 25/2008 tuttora in vigore e che regola la procedura e l´esame della domanda d´asilo dice che "ogni commissione territoriale opera con indipendenza di giudizio e di valutazione"», un´indipendenza che con questa lettera viene messa in discussione.

«Tale autonomia e l´indipendenza di giudizio – ribadisce in un comunicato l´Associazione per gli studi giuridici sull´immigrazione – è stata gravemente compromessa attraverso l´ordine, impartito da un Prefetto della Repubblica, di sostanzialmente eludere la legge nazionale che impone l´obbligo per le commissioni territoriali di procedere a un esame delle domande di protezione internazionale "su base individuale", ovverosia caso per caso alla luce delle dichiarazioni del richiedente e delle specifiche e pertinenti informazioni sul suo Paese di origine». Per gli avvocati dell´Associazione per gli Studi giuridici sull´immigrazione,insomma, si tratta di un atto così grave da concludere affermando che «la Prefetta Sarti debba assumersene ogni responsabilità e, dunque, dimettersi con effetto immediato».

Esaminando le decisioni delle Commissioni territoriali degli anni scorsi, non è chiaro quanto sia possibile ridurre i numeri dei visti umanitari: nel 70% dei casi, infatti, l´autorità giudiziaria ha accolto i ricorsi contro i dinieghi delle Commissioni, ampliando quindi il numero dei beneficiari e contraddicendo la lettura del governo, secondo cui finora si è avuto un approccio troppo permissivo. A questo proposito, in realtà, va ricordato che il decreto Minniti-Orlando del 2017 aveva ridotto i margini per l´accesso al ricorso, riducendo di fatto l´accesso a forme di protezione per via giuridica.


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

A P R I L E
Versetto del mese:
“Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile”
I Corinzi 15, 42



Salmo della Settimana: 88

Mercoledì 8 Aprile


Rendimi la gioia della mia salvezza e uno spirito volenteroso mi sostenga (Salmo 51,12)
La vostra tristezza sarà cambiata in gioia (Giovanni 16,20)

Voglio cantare notte e giorno la tua amabilità e, per quanto potrò, donarti me stesso come offerta gioiosa. La mia vita possa trascorrere nel Tuo nome in perenne gratitudine. E il bene che Tu mi hai fatto voglio imprimerlo, più profondamente possibile, nella mia mente.
Paul Gerhardt

Luca 22, 1-6; Marco 15, 1-15



Esseri riconosciuti come figli e figlie di Dio
commento a Giovanni 16, 20
“La vostra tristezza sarà cambiata in gioia”

Il versetto successivo a quello citato dice: “La donna, quando partorisce, prova dolore, perché è venuta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’angoscia per la gioia che sia venuta al mondo una creatura umana”. E Paolo, nella lettera ai Romani, aggiunge: «la creazione geme ed è in travaglio (8, 22) e aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio (8, 19)».
Il creato di Dio è ancora in gestazione, e così l’umanità. Quando avverrà il parto, e quando si vedrà la nuova creazione non ci è dato di sapere. Ci è detto che devono essere manifestati i figli di Dio. Dunque occorre che i figli di Dio vengano innanzitutto alla luce. Cioè siano riconosciuti come tali da coloro e da ciò che li circonda.
Ma dove sono i figli di Dio? «Carissimi – scrive Giovanni nella sua prima epistola (3, 2) –, ora siamo figli di Dio, ma non è ancora stato manifestato quel che saremo. Sappiamo che quando Egli sarà manifestato saremo simili a Lui». Ma che significa questo, nel pensiero delle prime generazioni cristiane? Forse c’è un processo a catena? Prima il Figlio di Dio viene svelato? E come avverrà ciò? E poi toccherà a coloro che il Padre, nel suo amore, (I Giovanni 3, 1) ha riconosciuto come suoi figli?
Ma il mondo – dice sempre Giovanni – non riconosce né costoro né il Figlio unigenito.
Siamo ad una impasse. Qual è la sequenza di eventi che deve svilupparsi perché avvengano parto e nascita della nuova creazione?
Tutto è nella mente e nelle mani del Creatore.
Ma noi abbiamo le nostre responsabilità.
La storia della Chiesa è inequivocabile. Invece di vivere la nostra figliolanza, l’abbiamo svenduta come Esau fece con la sua primogenitura.
Nel racconto delle tentazioni a Gesù nel deserto Satana gli dice: Se sei Figlio di Dio segui le vie consuete della demagogia, dell’inganno, della violenza.
Noi abbiamo ceduto. Solo se torneremo sui nostri passi potremo “affrettare la venuta del giorno di Dio” (II Pietro 3, 17), il giorno della gioia.
Emmanuele Paschetto


Preghiera


Padre, fonte amoroso della vita e della speranza,
ti preghiamo per ogni fratello che geme e piange,
per quanti non riusciamo a confortare;
dona a tutta la gente che soffre, al tuo popolo di miseri e di poveri,
forza nella tribolazione e fiducia nei giorni dell’angoscia.
Concedi a loro e a tutti noi, rinvigoriti dalla tua parola di speranza,
di giungere all’alba della gioia e della resurrezione.

Ravasi



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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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