29 Maggio 2020
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Filosofia della religione al presente

12-02-2018 08:59 - Fede e spiritualità

Interviste ad Andrea Aguti, Carla Canullo, Carmelo Dotolo, Adriano Fabris, Giovanni Giorgio, Giovanni Piana, Pierfrancesco Stagi -
a cura di T. Petcu e M. Turrisi


Con il presente volume, che raccoglie alcune interviste ai maggiori filosofi della religione italiani, si inaugura presso l´editore Stamen L´umano e il divino, una collana dedicata espressamente alla filosofia della religione. Particolarmente in questi ultimi anni se ne sente in modo impellente la necessità. La questione religiosa è quotidianamente presente sulle prime pagine di tutti i giornali internazionali, ma spesso è affrontata con superficialità e senza il necessario approfondimento. La religione, quale essa sia e a qualsiasi latitudine si esprima, tocca in profondità la vita di miliardi di persone, ma in modo stupefacente la riflessione su di essa ha un andamento episodico e quasi residuale, abbandonata all´estro dei giornalisti e di opinionisti, che mancano spesso di una adeguata formazione storico-religiosa e filosofico-religiosa.

Questo carattere episodico e incerto è dovuto per un verso agli interdetti religiosi provenienti dalle gerarchie ecclesiastiche, che non vedono sempre di buon occhio il formarsi di una categoria autonoma e scientificamente "laica" che studia il fenomeno religioso, per l´altro al laicismo imperante negli ultimi decenni nelle società avanzate europee, che tendono a relegare in un angolo l´esperienza religiosa, per poi ritrovarsela continuamente tra i piedi nelle forme più disparate e inaspettate.
In molti paesi europei di tradizione protestante la filosofia della religione ha da tempo uno spazio all´interno delle Università sia nei Dipartimenti di Teologia e di Filosofia sia in quelli, sempre più frequenti e di altissimo livello qualitativo, delle Religionswissenschaften. La filosofia della religione è inserita a pieno titolo nel dibattito sulle scienze umane, che l´ha fatta avanzare non poco sulla via della definizione generale del fatto religioso. [...]

In Italia la filosofia della religione è rimasta sempre ai margini, chiusa in un ambiente governato dall´influenza ecclesiastica, che non permetteva si discutesse di questioni religiose al di fuori degli ambienti ecclesiastici. Negli ultimi decenni, la nuova generazione, formatasi nelle Università tedesche ed europee, ha portato nuova linfa nel dibattito, al di là delle appartenenze confessionali, e ha contribuito in modo decisivo alla discussione. In Italia le scuole di filosofia della religione hanno continuato per decenni stancamente la filosofia "religiosa" dei loro maestri, appartenenti alla filosofia cattolica del Secondo Dopoguerra (Caracciolo, Mancini, la Neoscolastica dell´Università Cattolica di Milano, Pareyson), filosofi che – con la sola eccezione di Pareyson come storico della filosofia idealista – non hanno avuto un´eco internazionale. La ragione è dovuta al fatto che molti di loro hanno intrapreso la strada della filosofia "religiosa", in cui si mescolava metafisica e teologia, lumen naturale e dato rivelato, perdendo spesso di vista la riflessione filosofica sul fenomeno religioso complessivo. La loro era una scelta di campo filosofica ed esistenziale, in cui la Rivelazione diventava un semplice dato dell´appropriazione esistenziale, per cui il fenomeno religioso era giustificato dalla stessa autochiarificazione dell´esistenza e non richiedeva un ulteriore supplemento di indagine. Per molti anni in Italia si è pensato che la filosofia della religione coincidesse (o dovesse coincidere) con la filosofia dei filosofi cattolici e che i filosofi cattolici più avanzati non potessero che annoverarsi all´interno dell´esistenzialismo cristiano.

Oggi una simile posizione non è più sostenibile, perché è venuto meno il sostrato che permetteva la stessa identificazione della filosofia cattolica. È l´universo stesso del mondo cattolico di riferimento ad essersi dissolto, per un verso sotto l´opera incessante della secolarizzazione che ha eroso le basi del consenso e l´interesse delle giovani generazioni di studiosi, che si sono orientati verso altri ambiti del pensiero filosofico (filosofia del linguaggio, filosofia della mente, etica pubblica, filosofia della politica), per l´altro a causa di un mutamento stesso della società, in cui l´identità cattolica ha perso il suo carattere di identità di riferimento, caratterizzante lo stile di vita complessivo, e quindi anche lo stile di vita filosofico, per divenire una delle tante identità multiple all´interno di cui è chiamato a vivere l´uomo contemporaneo. Pensare di vivere all´interno di una sola identità – cattolica, comunista, laica, repubblicana – è un assurdo storico, che non corrisponde più alla realtà dei nostri tempi. [...]
La filosofia della religione, quindi, non è più appannaggio di filosofi cattolici che insieme a una metafisica elaboravano anche una filosofia "religiosa" o tuttalpiù una metafisica del fatto religioso, ma di filosofi, cattolici e non, religiosi e non, che si occupano di studiare il fatto religioso, di là dalle appartenenze confessionali, come una modificazione dell´esperienza di vita (Lebenserfahrung), intesa in quanto esperienza "fattizia" della vita (faktische Lebenserfahrung), in cui l´esperienza di vita si mostra nella molteplicità delle sue modificazioni a contatto con i diversi contenuti fattizi di esperienza, tra cui il contenuto religioso. La filosofia della religione diventa perciò parte integrante della filosofia morale, dell´etica nella complessità delle sue articolazioni, e non della filosofia teoretica o filosofia prima, come si pensava un tempo in base all´oggetto della sua ricerca: Dio, perché Dio può essere o non essere l´oggetto della filosofia della religione, in quanto non tutte le tradizioni religiose hanno un essere sommo, infinito, perfetto e onnipotente che chiamano con il nome di provenienza indoeuropea Dyaeus, potrebbero avere una pluralità di dèi oppure anche nessun Dio nel senso sopra indicato. Quindi partire da una divinità unica per definire il fenomeno religioso significa falsare la prospettiva generale attraverso un dato storico particolare e contingente. L´esperienza religiosa al contrario come modificazione dell´interiorità etica, della coscienza secondo il linguaggio filosofico tradizionale, costituisce la più sicura fondazione, o meglio punto di partenza, dell´analisi filosofico-religiosa. [...]

(dall´Introduzione di Pierfrancesco Stagi, direttore della Collana)

Fonte: Nuovo Giornale di Filosofia della Religione






Fonte: Nuovo Giornale di Filosofia della Religione

UN GIORNO UNA PAROLA

M A G G I O
Versetto del mese:
“Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio,
ciascuno secondo il dono che ha ricevuto,
lo metta al servizio degli altri”
(I Pietro 4,10)


Salmo della Settimana 131

Venerdì 29 Maggio

La mia lingua celebrerà la tua giustizia, esprimerà la tua lode per sempre (Salmo 45, 28)
I discepoli tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio, benedicendo Dio (Luca 24, 52-53)

Non guardiamo noi stessi le nostre opere, la gioia che abbiamo in te, Signore, è la nostra forza. Non farci diventare oziosi nella nostra via: fa che condividiamo la nostra gioia con tanti.
Lindolfo Weingärtner

Efesini 1, 15-23; II Timoteo 2,1-13


















Preghiera


Signore non ti prego di avere una vita serena,
sazia e gradevole, priva di scosse e di affanni.

Ti prego invece di rimanere sulla mia barca.

> l'altra sponda si avvicina <
e con lei anche la tempesta e la paura.
Paul Roth





Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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