10 Maggio 2021
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Codice a bare per il "caro estinto"?

30-11-2017 10:18 - News
Una riflessione di Marco Rostan ispirata da una notizia di costume

Se ne sentono e leggono di tutti i colori! L´ultima riguarda le tombe e il fatto che alcune ditte di "arte funeraria"abbiano pensato di produrre lastre di pietra tombali , oltre che con la foto dei morti e le date, anche con un codice riprodotto su una placchetta in ceramica (per chi se ne intende sia chiama codice Qr-bidimensionale ) sulla quale si potrà appoggiare lo smartphone e vedere e leggere la storia, la vita, gli aneddoti e le fotografie di famiglia del defunto: insomma tutto quello che è stato messo nel sito. Oramai, più o meno tutti conosciamo il codice a barre, stampato su tutti i prodotti che compriamo e che la cassiera legge. Quello si chiama codice a barre, questo delle tombe, visto il loro contenuto, lo potremmo chiamare codice a bare!

Al di là della battuta, si tratta dell´ennesima deleteria commistione fra mondo reale e mondo virtuale, di una nuova possibilità di infilarsi nella vita degli altri, (che fine fa la famosa privacy?), di un preoccupante delirio di onnipotenza ...
Da parte di alcuni terapeuti si sostiene che è una forma di elaborazione del lutto: certo quando si è storditi dal dolore, è più facile scrivere un post che incontrare fisicamente le persone. Sotto molti aspetti, la società post-moderna ha rimosso il tema della morte, tenendolo fuori dai discorsi, come i cimiteri erano in genere collocati fuori dalle città... ( i valdesi, nel medioevo, considerati eretici, venivano sepolti addirittura fuori dai cimiteri....)
La morte è stata per un lungo periodo sospinta fuori dall´esistenza, considerata la fine di tutto, espulsa dalla vita domestica, delegata agli ospedali e alle case per gli anziani...Ora sembra che si voglia negare la morte anche sulla lapide della tomba.
I valdesi non hanno (o non avevano) l´abitudine di recarsi al cimitero il 2 novembre, per gli italiani giorno della Commemorazione dei defunti; non celebrano messe per affrettare il passaggio delle anime dal Purgatorio al Paradiso, semplicemente perché il Purgatorio non esiste nella Bibbia ed è stato inventato dalla chiesa cattolica, così come le indulgenze. Ora,in effetti, anche molte famiglie valdesi hanno assorbito dall´ambiente le abitudini religiose e i pastori non parlano più di queste cose: anche qui vige la privacy ? Oppure, dato che ormai la vita è intrisa di virtuale, perchè questo non dovrebbe continuare anche dopo la morte? (tra poco, del resto, avremo a che fare con l´intelligenza artificiale ).

Tra espulsione della morte dalla vita quotidiana e suo inserimento nella rete, con il desiderio di sospingere il termine della vita sempre più avanti, la comunità cristiana dovrebbe pensare la morte come parte integrante della vita. Prolungare la vita a tutti i costi, magari con accanimenti terapeutici inutili e costosi, è del tutto insensato, come assurda è questa novità del Codice Qr sulla tomba. Non ha senso aumentare la cosiddetta speranza di vita, ha senso invece pensare la morte come un momento della vita, che segna il termine dell´esistenza su questa terra.
Come ben sanno quelli che operano nella diaconia presso gli asili per anziani, non si tratta di dare più giorni alla vita, ma più vita ai giorni, più relazioni con gli altri e non solo connessioni con lo smartphone sulle lapidi delle tombe...



Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 1

Domenica 9 Maggio
Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia (Salmo 66,20)


Il Dio eterno è il tuo rifugio (Deuteronomio 33,27)
La sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono (Luca 1,50)


Ancora prima del sorgere del giorno e della fine della notte, ancora prima che si formassero i monti, per dividere il mare dalla terraferma, sei tu, Signore, il nostro Dio, il rifugio per generazioni. Noi per te viviamo, per te moriamo. Da te veniamo e a te ritorniamo
Eugen Eckert



Luca 11, 1-13; I Timoteo 2, 1-6a; Esodo 32, 7-14

Sperare in Dio fino alla fine

Un commento a:
"Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in Te ogni giorno" (Salmo 25, 5)

Man mano che si va avanti nella vita e i giorni si accumulano uno sull altro diventando mesi, anni, decenni, aumentano i momenti in cui vengono in mente, come in un filmato, le immagini della propria vita, le occasioni felici e le difficoltà affrontate, e soprattutto le persone conosciute, specialmente quelle amate, il cui numero si assottiglia sempre più, lasciando un senso di grande nostalgia.
E nel contempo cresce la coscienza che il tempo che resta per giungere allo scorrere dei titoli di coda del nostro film si riduce rapidamente.
Spesso si paragona la vita ad una maratona. E quando ci si rende conto che la corsa – come scrive l apostolo Paolo a Timoteo – sta per finire, è bello potersi rendere conto che, anche nei momenti più faticosi del percorso, la forza per continuare ti è venuta dalla fede. Anche nell ultimo miglio, dunque, che precede l entrata nello stadio, “corriamo con perseveranza la gara fissando lo sguardo su Gesù” il nostro trainer. Quando giungeremo nello stadio una gran schiera di testimoni ci accoglierà dagli spalti, incitandoci a tagliare il traguardo per ricevere la corona di giustizia.
“Tu sei il Dio della mia salvezza”, afferma il salmista ripassando la sua vita e riconoscendo che ogni giorno la sua corsa è stata sorretta della speranza nel Signore.
In questi lunghi mesi di pandemia abbiamo imparato quante persone siano state tenute in vita dall ossigeno. L ossigeno di Dio è il suo amore. L’amore che ha creato e regge la vita dell’universo e di ogni creatura e che mai avrà termine, perché né morte né vita, nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39).
Questo intreccio di fede, speranza e amore è ciò che avvolge la nostra vita qui ed oltre.
Corriamo dunque la nostra maratona senza perderci d’animo, incitando tutti coloro che corrono con noi a riconoscere che è Dio che ci ha posto un giorno su questa strada, è Dio che ci aiuta nella nostra corsa ed è sempre Lui che ci accoglie sul traguardo.
Emmanuele Paschetto





Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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