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Cinquecento anni dopo, luterani e cattolici insieme

01-11-2017 09:33 - Ecumenismo
Divulgato oggi a Roma un nuovo documento luterano-cattolico «Riconciliarsi per annunciare l´Evangelo», per celebrare insieme il Cinquecentenario della Riforma protestante

Lo scorso 31 ottobre 2016 a Lund, in occasione dell´avvio delle celebrazioni per il Cinquecentenario della Riforma protestante, cattolici e luterani dichiararono: «Piuttosto che i conflitti del passato, il dono divino dell´unità tra di noi guiderà la collaborazione e approfondirà la nostra solidarietà», un incipit importante e inaspettato (per i non addetti ai lavori) ma che seppe profondere nel mondo un nuovo spirito di collaborazione ecumenica tra le due realtà cristiane (storicamente in conflitto), guidandole nella condivisione dell´anno di celebrazioni per il Cinquecentenario della riforma luterana che, proprio oggi 31 ottobre 2017 «rintocca» ufficialmente da quando il 31 ottobre del 1517 Lutero affisse le sue 95 tesi sulla porta del Castello di Wittenberg, dando avvio al percorso riformatore europeo.

Nella città tedesca, proprio oggi, infatti, fervono celebrazioni, eventi culturali, culti, iniziative ecumeniche, dibatti e commemorazioni.

E mentre ciò accade, stamane, giunge dalla segreteria della chiesa luterana un messaggio importante: un documento promosso dalla Celi e dalla Cei-Ufficio per l´ecumenismo e il dialogo (Unedi) dal titolo «Riconciliarsi per annunciare l´Evangelo» firmato a Roma. Un testo che, partendo dalla dichiarazione dell´anno passato, riassume i passi fatti e delinea le nuove prospettive di dialogo.

«Stringendoci nella fede a Cristo, pregando insieme, ascoltandoci a vicenda – ricordava esattamente un anno fa l´appello del 2016 –, vivendo l´amore di Cristo nelle nostre relazioni, noi, cattolici e luterani, ci apriamo alla potenza di Dio Uno e Trino. Radicati in Cristo e rendendo a Lui testimonianza, rinnoviamo la nostra determinazione ad essere fedeli araldi dell´amore infinito di Dio per tutta l´umanità».

Parole che «furono una guida», ricordano i firmatari del recente documento: il decano della Chiesa evangelica luterana i Italia (Celi), pastore Heiner Bludau e il presidente della Commissione episcopale per l´ecumenismo e dil dialogo della Conferenza episcopale italiana (Cei), mons. Ambrogio Spreafico.

Propositi, indirizzi e obiettivi, dichiarati già nel 2016, e indispensabili per il cammino di riconciliazione e di condivisione intrapreso tra le due chiese cristiane. Così, come fu importante la visita di papa Francesco a Lund per aprire le celebrazioni del Cinquecentenario in pieno spirito ecumenico e il documento intitolato «Dal conflitto alla comunione», prodotto dalla Commissione luterano-cattolica per l´Unità.

«Anche in Italia – ricordano il decano della Celi e il presidente della Commissione per l´ecumenismo della Cei – numerose sono state le iniziative, a vario livello, alle quali hanno preso parte cristiani e cristiane per commemorare la Riforma del XVI secolo in un spirito che, se non può essere considerato una novità alla luce dei passi compiuti negli ultimi decenni, ha sicuramente aperto una nuova stagione nel cammino per la costruzione dell´unità visibile della Chiesa con la quale mettere fine allo scandalo delle divisioni».

Proprio alla luce di queste iniziative, cattolici e luterani, si legge ancora «auspicano che sia possibile proseguire nell´approfondimento della conoscenza dell´opera e della figura di Martin Lutero per una migliore comprensione delle ricchezze spirituali, teologiche e liturgiche del XVI secolo per una riforma della Chiesa, radicata sulle Sacre Scritture e arricchita dalla tradizione dei concili ecumenici, in grado di rimuovere quei pregiudizi che ancora impediscono una lettura condivisa delle vicende storiche della Riforma in tutte le sue articolazioni».

Nella lettura congiunta delle Sacre Scritture, che costituisce un passaggio fondamentale, da anni, nella scoperta quotidiana di cosa unisce i cristiani, cattolici e luterani «invitiamo – proseguono Bludau e Spreafico – a trovare nuove fonti per sviluppare il cammino ecumenico, anche grazie a un rinnovato rapporto con il popolo ebraico proprio a partire dalla comune radice biblica. Leggere insieme le Sacre Scritture illumina l´esperienza di fede con percorsi ecumenici di ascolto e commento della Parola di Dio in modo da condividere tradizioni esegetiche e formulazioni dottrinali, affidando al Signore i tempi e i modi della realizzazione dell´unità visibile della Chiesa».

Cattolici e luterani ritengono che questi percorsi debbano essere sostenuti e incoraggiati nella prospettiva di favorire un «ripensamento della catechesi in chiave ecumenica, soprattutto in relazione alla celebrazione del battesimo e del matrimonio e, più in generale, alle liturgie ecumeniche di riconciliazione, così da aiutare a vivere questi momenti della vita delle comunità locali come opportunità per riaffermare che per cattolici e luterani l´ecumenismo costituisce una scelta irreversibile, quotidiana, non emergenziale, in grado di aiutare una migliore comprensione delle proprie identità, rendendo più vivace e pregnante la missione della Chiesa».

Cattolici e luterani, si legge ancora, intendono rendere sempre più dinamico l´impegno nella cura del Creato, proponendo un modello di sviluppo economico che non sia interessato da quella logica del profitto che ha coinvolto anche il nostro paese provocando inquinamento dell´aria, delle acque e della terra «ma, superando gli interessi individuali o di gruppo, che si sappia utilizzare le risorse del creato nel rispetto dell´ambiente e avendo sempre di mira il bene comune e quello stesso della terra di cui siamo custodi e non padroni».

Per cattolici e luterani, dunque, il cammino ecumenico deve portare a moltiplicare le occasioni per testimoniare l´amicizia e l´aiuto verso i poveri e «in particolare, verso i migranti che fuggono da guerre e calamità naturali. Davanti al bisogno loro e anche di un numero crescente di nostri concittadini – scrivono ancora Bludau e Spreafico –, ci impegniamo a coinvolgere le nostre comunità in uno sforzo maggiore di solidarietà, avendo sempre come modello il Buon Samaritano, quel Gesù che si china sulle ferite dell´umanità sofferente. Siamo aperti a collaborare con tutti i nostri fratelli e sorelle a cui ci accomuna la fede nel Signore Gesù, ed anche con le donne e gli uomini di altre religioni e con tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro paese e del mondo. Rafforzare l´amicizia nella fraternità, ai piedi della croce di Cristo – concludono –, ci aiuterà a favorire una riconciliazione delle memorie in grado di sostenere cattolici e luterani nell´annuncio e nella testimonianza della Parola di Dio nella società contemporanea, per promuovere una riforma sempre più evangelica della vita quotidiana delle comunità locali».


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA


G E N N A I O
Versetto del mese:
““Fedele è Dio”
(I Corinzi 1, 9)


Salmo della Settimana: 86


Lunedì 27 Gennaio

Chi ha operato, chi ha fatto tutto questo? Colui che fin dal principio ha chiamato le generazioni alla vita. Io, il Signore, sono il primo; io sarò con gli ultimi (Isaia 41,4)
Questa è la parola ch’egli ha diretta ai figli d’Israele, portando il lieto messaggio di pace per mezzo di Gesù Cristo. Egli è il Signore di tutti (Atti degli apostoli 10,36)

Tu che ami tutti i popoli ed elargisci la tua bontà a tutti, aiuta ogni popolo e rendili liberi dalla schiavitù.
Philadelphia, 1849

Atti degli apostoli 16, 9-15; I Corinzi 3, 1-8


Il buon combattimento della fede
Commento a I Timoteo 6, 12
Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni

Questo versetto della prima epistola a Timoteo sembra essere scritto per noi: da giovani abbiamo fatto la confermazione, per la quale abbiamo scritto al Consiglio di Chiesa una bella confessione di fede, piena di forza e di entusiasmo. Oppure siamo entrati da adulti in una chiesa nuova, e ci hanno chiesto di motivare il nostro ingresso: e noi lo abbiamo fatto pieni di orgoglio per la scelta fatta, ma anche pieni di gioia e di fiducia. O ancora, abbiamo scoperto il Signore che da molto tempo non incontravamo più e abbiamo ripreso ad andare in chiesa e a pregare. Tutti momenti intensi, ricchi anche di emozioni e di convincimento. Spesso anche ricchi di fede, profonda, vera, genuina.
Ma poi? Poi la vita quotidiana riprende, ci sono le preoccupazioni sul lavoro, la famiglia e la casa da gestire, i momenti di svago da organizzare e da vivere. Le nostre vite sono mediamente pienissime di impegni, di “cose da fare”, di persone da incontrare e cosa resta della nostra fede? Cosa rimane della nostra bella confessione di fede? Probabilmente non abbiamo abbandonato la chiesa e se ce lo chiedono continuiamo ad affermare di essere uomini e donne di fede. Anzi spesso non ci viene neppure chiesto, perché tutti vedono che, sia pur con i limiti imposti dalla “vita moderna” siamo comunque presenti, a differenza di altri, che sono spariti. O addirittura abbiamo degli incarichi nella nostra chiesa. Incarichi a cui ci dedichiamo con impegno.
Ma se ci fermiamo per un momento a riflettere con serietà, stiamo combattendo sul serio il “buon combattimento”? Il faro della nostra esistenza, di ogni suo attimo, di ogni sua decisione, è davvero la fede in Dio? Conduciamo una vita trasformata e illuminata da questo? Abbiamo sul serio afferrato la vita eterna alla quale siamo stati chiamati e abbiamo costruito tutta la nostra esistenza intorno a questa speranza con fiducia sempre rinnovata e nutrita continuamente con la lettura della Parola, con il canto, con la preghiera?
Non è una riflessione facile, al Signore, ovviamente, la risposta, ma ognuno di noi potrebbe da oggi cominciare a interrogarsi sulla qualità del proprio combattimento e pregare il Signore di ricevere la forza e il coraggio per essere davvero fedeli servitori. Amen!
di Erica Sfredda


Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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