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Chiesa valdese, Giannatempo è il nuovo pastore

29-09-2017 14:46 - News
Domenica 1 ottobre, alle 16 nel tempio di via Galli Tassi, l´insediamento ufficiale

"C´è una certa emozione in questo inizio del mio ministero pastorale, in particolare se penso all´eredità lasciata dal pastore Domenico Maselli dopo più di trent´anni di servizio presso questa comunità". Stefano Giannatempo, nuovo pastore della Chiesa valdese di Lucca non poteva che cominciare dal ricordo di Maselli , figura carismatica del protestantesimo italiano e per molti anni pastore della comunità valdese di Lucca.

Giannatempo, 34enne torinese, è stato consacrato pastore nel Sinodo valdese svoltosi lo scorso agosto a Torre Pellice e sarà insediato ufficialmente come pastore della chiesa di Lucca con un culto che si terrà domenica 1 ottobre alle 16 nel tempio di via Galli Tassi.

Cresciuto in una famiglia cattolica, Giannatempo si è poi avvicinato al mondo protestante fino a scegliere di entrare nella Chiesa valdese: "Durante gli anni dell´università ho conosciuto meglio la Chiesa valdese, e l´incontro con un giovane pastore ha segnato una svolta, con la possibilità di esprimere la mia fede in un modo - quello protestante - che mi ha conquistato e che ho sentito più vicino alla mia fede, al mio essere me stesso". Dopo gli studi in Lettere, ha studiato teologia a Roma e per un anno negli Stati Uniti, e ha svolto il "periodo di prova" nelle chiese di Livorno-Pisa e Aosta-Ginevra.

"I miei assi nella manica, come giovane pastore _dice Giannatempo_ sono l´animazione giovanile, l´ecumenismo e la liturgia: carte che spero di poter giocare bene, o meglio di poter mettere al servizio della chiesa di Lucca. Collaborerò ancora in parte con le chiese di Pisa e Livorno: ormai ci stiamo abituando a lavorare come "pastori di territorio" più che di singole chiese. Ho avuto anche la fortuna di poter collaborare con la casa editrice Claudiana, pubblicando alcuni testi circa il rapporto tra Bibbia e letteratura. Essere pastore valdese non significa avere un posto più importante degli altri, ma cercare insieme la volontà di Dio e insieme annunciare la buona notizia del Vangelo, ciascuno/a con la propria vita e professione. E´ questo che semplicemente mi auguro, all´inizio di questo primo e nuovo mandato a Lucca".

di ROBERTO DAVIDE PAPINI


Fonte: www.lanazione.it
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Versetto del mese
Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini

(Atti degli apostoli 5,29)




Salmo della settimana: 12

Venerdì 25 Giugno

La sua fedeltà ti sarà scudo e corazza (Salmo91,4)
Gesù dice: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Giovanni 8,31-32)

Il cristiano è mandato allo scoperto, dove «deve restare saldo» con l unico «scudo della fede» e «l elmo della salvezza» e «la spada dello Spirito, che è la parola di Dio, con ogni sorta di preghiere e di supplica» come armi di difesa e di offesa.
Hans Urs Von Balthasar


Matteo 10, 26-33; Atti degli apostoli 13, 13-25


















Preghiera

Signore siamo deboli, timorosi, piccoli.
Ma forse tu vuoi servirti ugualmente di noi.
Facci entrare nel tuo lavoro, non permetterci di aver vissuto per niente.
Conosci quello che siamo, sai che abbiamo, tutti, sete di te,
della vita, della salvezza che ci offri.
Concedici di essere forti in te. Amen


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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