10 Maggio 2021
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Meditazione - Camminare con Dio (Michea 6: 6-8) Greetje van der Veer

09-05-2013 10:18 - Bibbia e attualità
Il profeta Michea ci chiama a
camminare insieme. Ci chiama
a camminare insieme come
chiese, come uomini e donne. Egli
ci propone un pellegrinaggio verso
la giustizia, verso il bene: «che
altro richiede da te il Signore, se
non che tu pratichi la giustizia,
che tu ami la misericordia e cammini
umilmente con il tuo Dio?»

(Michea 6: 8).
Certo, da credenti siamo pronti
a immetterci su questa strada, eppure
non è così facile. All´inizio
forse sì, nei primi passi, ma poi la
storia ci insegna che difficilmente
mettiamo da parte le nostre passioni
che quasi inevitabilmente ci
fanno cambiare strada. Ecco perché
Michea ci chiama a essere
pronti e disposti a camminare
umilmente con Dio. La parola
umilmente forse ci svia, ma può
essere tradotta benissimo, il testo
ebraico lo permette, con consapevolmente
o forse, meglio ancora,
con essere pronti.
Il nostro sguardo, da sempre,
ma soprattutto in questi tempi, è a
breve termine: vediamo i sassolini
davanti ai nostri piedi, ma non
l´orizzonte che ci sta di fronte. Così
i sassolini ci fanno cambiare
strada, chi va da una parte, chi va
da un´altra, perdendo di vista la
meta che può essere solo comune.
Michea in pochissime parole
mette davanti a noi la strada da
percorrere, in modo molto chiaro:
che altro esige da noi il Signore
se non praticare la giustizia,
amare il bene ed essere disposti a
camminare con il Signore? Così
siamo chiamati a camminare,
cioè a vivere.
Le sue parole contengono una
forte critica alla religione ´umana´,
alla giustizia ´umana´, al nostro
modo di fare politica.
Può suonare strano ai nostri
orecchi, ma per Michea l´opposto
della giustizia è la religione, cioè
la fede vissuta nei soli rituali, nei
sacrifici automatici, nell´autocompiacimento,
senza avere come
orizzonte l´aspettativa di Dio verso
di noi. Senza farci interrogare
dal Regno di Dio, espressione che
non vuol dire altro che Dio regna.
Ecco, Michea in questo testo si
oppone a una religione che non si
fa interrogare dal Regno di Dio,
cioè dalla presenza di Dio nelle
nostre vite, e così dimentichiamo
di praticare la giustizia, di amare
il bene e di essere disposti a far
entrare Dio nella nostra esistenza.
Camminare. Ci sono delle persone
che vogliono lasciare tutto
così com´è, sono passive; ciò che
andava bene ieri, andrà bene anche
per oggi. Non si coglie che ci
sono sempre nuove situazioni
che ci sfidano, come le persone
che non contano, gli immigrati
senza documenti, ma anche i disoccupati
a cui è tolto il futuro in
nome di qualche dio che si chiama
mercato. Camminare con Dio
vuol dire impegnarci con le altre
e gli altri, a prescindere da qualsiasi
simpatia.
Camminare con Dio. Da solo
sei più veloce, dice un proverbio
africano, ma insieme vai più lontano.
Camminare con Dio significa
che Dio è vicino a te. Gesù
cammina assieme a Dio. Gesù e
Dio sono uno. Il cammino di vita
di Gesù non si ferma al Venerdì
Santo. Egli era uno con Dio anche
nella morte. Ed eccolo, la mattina
di Pasqua, passeggiare di nuovo
nel giardino. Forse da soli siamo
più veloci, ma insieme a Dio arriviamo
più lontano, decisamente.

Fonte: Notiziario Donne Evangeliche
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 1

Domenica 9 Maggio
Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia (Salmo 66,20)


Il Dio eterno è il tuo rifugio (Deuteronomio 33,27)
La sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono (Luca 1,50)


Ancora prima del sorgere del giorno e della fine della notte, ancora prima che si formassero i monti, per dividere il mare dalla terraferma, sei tu, Signore, il nostro Dio, il rifugio per generazioni. Noi per te viviamo, per te moriamo. Da te veniamo e a te ritorniamo
Eugen Eckert



Luca 11, 1-13; I Timoteo 2, 1-6a; Esodo 32, 7-14

Sperare in Dio fino alla fine

Un commento a:
"Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in Te ogni giorno" (Salmo 25, 5)

Man mano che si va avanti nella vita e i giorni si accumulano uno sull altro diventando mesi, anni, decenni, aumentano i momenti in cui vengono in mente, come in un filmato, le immagini della propria vita, le occasioni felici e le difficoltà affrontate, e soprattutto le persone conosciute, specialmente quelle amate, il cui numero si assottiglia sempre più, lasciando un senso di grande nostalgia.
E nel contempo cresce la coscienza che il tempo che resta per giungere allo scorrere dei titoli di coda del nostro film si riduce rapidamente.
Spesso si paragona la vita ad una maratona. E quando ci si rende conto che la corsa – come scrive l apostolo Paolo a Timoteo – sta per finire, è bello potersi rendere conto che, anche nei momenti più faticosi del percorso, la forza per continuare ti è venuta dalla fede. Anche nell ultimo miglio, dunque, che precede l entrata nello stadio, “corriamo con perseveranza la gara fissando lo sguardo su Gesù” il nostro trainer. Quando giungeremo nello stadio una gran schiera di testimoni ci accoglierà dagli spalti, incitandoci a tagliare il traguardo per ricevere la corona di giustizia.
“Tu sei il Dio della mia salvezza”, afferma il salmista ripassando la sua vita e riconoscendo che ogni giorno la sua corsa è stata sorretta della speranza nel Signore.
In questi lunghi mesi di pandemia abbiamo imparato quante persone siano state tenute in vita dall ossigeno. L ossigeno di Dio è il suo amore. L’amore che ha creato e regge la vita dell’universo e di ogni creatura e che mai avrà termine, perché né morte né vita, nulla potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore (Romani 8, 38-39).
Questo intreccio di fede, speranza e amore è ciò che avvolge la nostra vita qui ed oltre.
Corriamo dunque la nostra maratona senza perderci d’animo, incitando tutti coloro che corrono con noi a riconoscere che è Dio che ci ha posto un giorno su questa strada, è Dio che ci aiuta nella nostra corsa ed è sempre Lui che ci accoglie sul traguardo.
Emmanuele Paschetto





Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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