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Accoglienza, la sfida dell´oggi

26-08-2017 11:47 - Sinodo
Il Sinodo riflette sulle azioni da metter in campo in tema di migrazioni

A una migliore e più articolata comprensione del fenomeno migratorio, il Sinodo valdese ha dedicato diversi momenti che sono stati ripresi nelle conferenze stampa e nelle interviste che Rbe ha trasmesso come spazi ulteriori di approfondimento e riflessione.

Il Sinodo ha recepito un documento elaborato dalla Commissione sinodale per la diaconia, intitolato "Fenomeni migratori" che invita le chiese, non solo in quelle che partecipano al programma "Essere chiesa insieme", a riflettere sull´interculturalità che è il futuro della Riforma. Il futuro delle nostre chiese dipende cioè anche dalla possibilità di instaurare un dialogo interculturale a tutti i livelli: teologico, culturale, liturgico per andare incontro alle diverse sensibilità e spiritualità che nella chiesa trovano il modo di esprimersi e talvolta confliggere.

Il fenomeno migratorio fa parte della storia dell´umanità ed è un problema globale che va governato nelle sue numerose implicazioni. La posta in gioco è alta: diritti umani, democrazia, uguaglianza, cooperazione e solidarietà con i popoli del Sud del mondo. Si tratta però di elaborare linguaggi e comportamenti in modo tale che le differenze possano ogni giorno essere vissute come un arricchimento, e non come un arroccamento, attraverso spazi di confronto. Perché la paura può essere superata quando l´altro, il diverso diventa un compagno di umanità, con cui confrontarsi e con cui camminare insieme, pur nel rispetto delle reciproche differenze. Siamo abituati a pensare che questo valga solo per "noi"-"loro" e invece riguarda davvero tutti e tutte.

Nel corso del dibattito vi sono stati cenni anche alla storia, consapevoli dell´importanza del fenomeno migratorio verso le Americhe o nel Mediterraneo che ha caratterizzato le Valli valdesi. E sono anche emerse le preoccupazioni che riguardano nella contemporaneità i diritti di cittadinanza: lo "ius soli" sarebbe un atto di civiltà innanzitutto per il nostro Paese e per la nostra democrazia. Purtroppo, infatti, il tema delle migrazioni rischia di essere strumentalizzato, in prossimità delle scadenze elettorali, e diversi interventi hanno ribadito la preoccupazione per la deriva xenofoba e razzista: come evitare di riprodurre stereotipi e pregiudizi, diffidenze e paure, e avere la forza di raccontare storie di accoglienza in modo diverso da quanto viene rappresentato nei media?

Vi sono aree dove gli aiuti per lo sviluppo potrebbero in effetti consentire un futuro diverso per le popolazioni ma purtroppo guerre e conflitti che rendono impossibile un ritorno in tempi brevi nei paesi di provenienza. Ecco che allora è necessario capire come migliorare l´accoglienza e l´integrazione dei migranti nella nostra società, avvicinandoci a questa esperienza nel senso della reciprocità. Si cambia e si evolve insieme, in un percorso che valorizza e rende protagoniste le persone le cui vite possono ripartire alla luce della speranza, se accompagnati per un periodo. Il Sinodo è stato reso attento circa la complessità del sistema di accoglienza che vede impegnati: Tavola valdese, Diaconia valdese, FCEI e chiese locali.

La discussione in materia prosegue ancora nei prossimi giorni.


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

A P R I L E
Versetto del mese:
“Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile”
I Corinzi 15, 42



Salmo della Settimana: 88

Mercoledì 8 Aprile


Rendimi la gioia della mia salvezza e uno spirito volenteroso mi sostenga (Salmo 51,12)
La vostra tristezza sarà cambiata in gioia (Giovanni 16,20)

Voglio cantare notte e giorno la tua amabilità e, per quanto potrò, donarti me stesso come offerta gioiosa. La mia vita possa trascorrere nel Tuo nome in perenne gratitudine. E il bene che Tu mi hai fatto voglio imprimerlo, più profondamente possibile, nella mia mente.
Paul Gerhardt

Luca 22, 1-6; Marco 15, 1-15



Esseri riconosciuti come figli e figlie di Dio
commento a Giovanni 16, 20
“La vostra tristezza sarà cambiata in gioia”

Il versetto successivo a quello citato dice: “La donna, quando partorisce, prova dolore, perché è venuta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’angoscia per la gioia che sia venuta al mondo una creatura umana”. E Paolo, nella lettera ai Romani, aggiunge: «la creazione geme ed è in travaglio (8, 22) e aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio (8, 19)».
Il creato di Dio è ancora in gestazione, e così l’umanità. Quando avverrà il parto, e quando si vedrà la nuova creazione non ci è dato di sapere. Ci è detto che devono essere manifestati i figli di Dio. Dunque occorre che i figli di Dio vengano innanzitutto alla luce. Cioè siano riconosciuti come tali da coloro e da ciò che li circonda.
Ma dove sono i figli di Dio? «Carissimi – scrive Giovanni nella sua prima epistola (3, 2) –, ora siamo figli di Dio, ma non è ancora stato manifestato quel che saremo. Sappiamo che quando Egli sarà manifestato saremo simili a Lui». Ma che significa questo, nel pensiero delle prime generazioni cristiane? Forse c’è un processo a catena? Prima il Figlio di Dio viene svelato? E come avverrà ciò? E poi toccherà a coloro che il Padre, nel suo amore, (I Giovanni 3, 1) ha riconosciuto come suoi figli?
Ma il mondo – dice sempre Giovanni – non riconosce né costoro né il Figlio unigenito.
Siamo ad una impasse. Qual è la sequenza di eventi che deve svilupparsi perché avvengano parto e nascita della nuova creazione?
Tutto è nella mente e nelle mani del Creatore.
Ma noi abbiamo le nostre responsabilità.
La storia della Chiesa è inequivocabile. Invece di vivere la nostra figliolanza, l’abbiamo svenduta come Esau fece con la sua primogenitura.
Nel racconto delle tentazioni a Gesù nel deserto Satana gli dice: Se sei Figlio di Dio segui le vie consuete della demagogia, dell’inganno, della violenza.
Noi abbiamo ceduto. Solo se torneremo sui nostri passi potremo “affrettare la venuta del giorno di Dio” (II Pietro 3, 17), il giorno della gioia.
Emmanuele Paschetto


Preghiera


Padre, fonte amoroso della vita e della speranza,
ti preghiamo per ogni fratello che geme e piange,
per quanti non riusciamo a confortare;
dona a tutta la gente che soffre, al tuo popolo di miseri e di poveri,
forza nella tribolazione e fiducia nei giorni dell’angoscia.
Concedi a loro e a tutti noi, rinvigoriti dalla tua parola di speranza,
di giungere all’alba della gioia e della resurrezione.

Ravasi



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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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