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Lo ius soli temperato arriva in Senato

17-06-2017 07:25 - News
Il disegno di legge sulla cittadinanza, approvato alla Camera quasi due anni fa e incardinato al Senato, scalda gli animi di chi vi si oppone, ma è in realtà un testo molto prudente

Giovedì 15 giugno l´aula del Senato ha visto l´arrivo del disegno di legge 2092, già approvato dalla Camera nell´ottobre del 2015, con il quale si intende riformare una parte del diritto di cittadinanza introducendo nel nostro ordinamento alcuni aspetti dello ius soli, la cittadinanza per parziale diritto di nascita.

Sin dal 1992, chi nasce in Italia da genitori stranieri e continua a viverci legalmente, può già diventare cittadino italiano, ma soltanto a partire dal compimento dei 18 anni, non prima.

Inoltre, la legge giunta ieri in Aula non intende portare a regime un sistema di ius soli completo, come quello in vigore per esempio negli Stati Uniti, e che prevede che chi nasce sul territorio statunitense diventi cittadino americano, ma una versione che viene definita "temperata". Secondo il ddl 2092, i bambini nati in Italia da genitori stranieri potranno diventare cittadini italiani soltanto in base a condizioni specifiche.

La reazione di alcuni senatori è stata dura e violenta, e la rissa, questa volta non metaforica ma reale, è finita con la ministra dell´Istruzione, Valeria Fedeli, portata in infermeria. Vista la tensione e visto che la situazione rischiava di sfuggire ancora di più al controllo, il provvedimento è stato per ora soltanto incardinato, ma non verrà votato almeno fino a fine mese, quando anche i ballottaggi delle amministrative apparterranno al passato, e il governo, lontano a quel punto da scadenze elettorali, potrà porre la fiducia sul testo, come chiesto anche dal presidente del Partito democratico, Matteo Orfini.

Se approvata, la nuova legge sulla cittadinanza introdurrebbe alcune novità rispetto alle modalità classiche di acquisizione della cittadinanza: i minori nati in Italia da genitori stranieri potranno acquisire la cittadinanza italiana a condizione che almeno uno dei genitori sia titolare di diritto di soggiorno illimitato, oppure, se non è cittadino europeo, di un permesso di soggiorno di lungo periodo dell´Unione Europea. La seconda modalità, quella che viene chiamata ius culturae, riguarda invece i minori stranieri arrivati in Italia prima del compimento dei 12 anni e che potranno diventare italiani dimostrando di aver frequentato regolarmente dei percorsi di formazione, come cinque anni di frequenza di un normale ciclo scolastico, oppure un corso professionale di almeno tre anni.

La domanda potrà essere presentata da uno dei genitori all´ufficio di stato civile del Comune di residenza entro il compimento della maggiore età del figlio, altrimenti dal diretto interessato diventato maggiorenne, che avrà però due anni di tempo per farlo.

I critici della norma, che in alcuni casi hanno parlato addirittura di un tentativo di "sostituzione etnica" portato avanti dalla maggioranza per danneggiare gli italiani, definiscono il disegno di legge come una minaccia alla società e ai conti italiani, affermando di avere dietro di sé un´ampia maggioranza. Non è dello stesso avviso Filippo Miraglia, vicepresidente nazionale di Arci e portavoce della campagna "L´Italia sono anch´io". «Ancora oggi – racconta – se si chiede agli italiani e alle italiane se sono d´accordo sull´ipotesi contenuta nella legge dello ius soli, sappiamo che la maggioranza è d´accordo. L´ultimo sondaggio su questo tema ci dice che più del 70% degli italiani è favorevole a questo fatto. Tuttavia vediamo che chi invece è contro gli immigrati e contro un´ipotesi che consideriamo una scelta di civiltà ottiene uno spazio nella comunicazione pubblica assolutamente sproporzionato. Si tratta di movimenti e di persone che lo fanno a fini elettorali e che hanno un basso riscontro nell´opinione pubblica italiana, ma che ottengono uno spazio enorme perché fanno la faccia cattiva, che oggi va molto di moda nella comunicazione pubblica. Sembra che questo Paese ce l´abbia con gli immigrati, ma non è così».

E quindi che Paese è?

«Questo è un Paese che su questa ipotesi dello ius soli è d´accordo perché ognuno di noi ha figli nelle scuole italiane che hanno compagni di classe di origine straniera, e questi ragazzi, ragazze, bambini e bambini sono stranieri per i primi 18 anni della loro vita in maniera inspiegabile, soprattutto per un Paese che ormai è in declino da un punto di vista demografico e lo è nonostante questi 5.000.000 di stranieri e i loro figli. Noi addirittura dovremmo chiedere agli stranieri di venire in Italia per poter mantenere il livello di sviluppo che ha questo Paese, e invece quelli che nascono e crescono qui li facciamo sentire estranei.

Il tema della rappresentazione pubblica di questo argomento è molto delicato: non c´è in Italia una maggioranza che la pensa come i neofascisti di Casa Pound o come la Lega Nord, ma c´è invece una maggioranza di italiani che la pensa come noi a cui però non viene dato uno spazio adeguato nella comunicazione pubblica, occupato invece da quelli che chiamiamo predicatori d´odio».

Anche ieri la Lega Nord ha parlato di "invasione": ma di che cifre parliamo?

«L´ipotesi in discussione al Senato, approvata alla Camera dall´attuale maggioranza il 13 ottobre 2015, riguarda soltanto i minori: chi nasce in Italia con almeno un genitore con un permesso di soggiorno a lungo termine può diventare italiano, così come chi, nato all´estero ma arrivato in Italia prima dei 12 anni, ha compiuto un percorso di studio completo, come per esempio il ciclo delle elementari. Questa è oggi la condizione di quasi un milione di ragazzi e ragazze che finalmente, italiani come gli altri nella loro quotidianità, si vedrebbero riconosciuta questa italianità. Parliamo di persone che hanno voglia di essere italiani a volte più degli italiani stessi, ai quali se si chiede un´adesione alla nostra Costituzione, a differenza di quelli di Casa Pound o della Lega Nord, sono molto più propensi e sicuramente molto più vicini ai valori della nostra Costituzione di quanto non lo siano queste persone che ieri manifestavano contro di loro».

È un testo in linea con quello da voi figurato?

«Non esattamente. Avevamo espresso delle critiche già quando il testo oggi in discussione al Senato era stato approvato alla Camera, perché questa legge non affronta in nessun modo la questione della cittadinanza per gli adulti, cioè per chi lavora e vive in Italia da tanti anni. Rimane immutato il testo, la legge numero 91 del 1992, oggi in vigore, per cui la cittadinanza è una concessione, e non, come auspicavamo e avevamo scritto nella nostra legge di iniziativa popolare, un diritto soggettivo, al quale il cittadino straniero può accedere sulla base delle proprie condizioni e non sulla discrezionalità dell´amministrazione pubblica. Oggi purtroppo è così, infatti più di un milione di stranieri hanno chiesto di diventare italiani e aspettano una risposta che nella maggior parte dei casi sarà negativa o non arriverà prima dei 4/5 anni perché sono i funzionari del ministero dell´Interno a decidere di dire di sì o di no a un cittadino straniero. Ecco, la legge non tocca tutto questo ambito, mentre modifica in maniera molto limitata la parte dedicata ai minori, anche perché introduce una differenziazione tra quegli stranieri che magari sono presenti qui in Italia da tanti anni e riescono oppure no a ottenere un permesso per lungosoggiornanti, che pone condizioni molto stringenti sul reddito, sulla casa e sul numero dei figli. Come abbiamo già avuto modo di dire a suo tempo, quindi, pone una discriminante sul piano delle risorse economiche: c´è chi si potrà permettere di avere dei figli italiani e chi non se lo potrà permettere, e anche questo non è bello, perché un diritto basato sul censo è una contraddizione».

Quindi non cambierebbe nulla?

«Al contrario, cambierebbe comunque molto. Al di là delle critiche riconosciamo il fatto che se il Parlamento finalmente approverà una riforma, seppur limitata, sarà una risposta a centinaia di migliaia di famiglie che vogliono diventare italiani e italiane, i cui figli vogliono essere italiani e italiane e questo aiuterà il nostro Paese. È evidente che se, come vorrebbe chi ieri manifestava contro la legge, in piazza e al Senato, si aumentasse questa distanza tra le famiglie di origine straniera e l´Italia la sicurezza di questo Paese non ne trarrebbe affatto un guadagno, anzi. A queste persone che si sentono più italiane degli italiani dobbiamo spiegare che l´Italia è il loro Paese, si possono sentire a casa loro, non il contrario, perché il contrario non gioverebbe né all´Italia né a loro».

Quando arriveremo all´approvazione, magari attraverso un voto di fiducia, com´è stato detto in queste ore, secondo lei le polemiche si spegneranno, un po´ com´è accaduto, per esempio, con le unioni civili?

«Sì, penso che questo rumore durerà poco, perché questo è un argomento su cui si prova a raccogliere consenso elettorale e ad allargare la propria base. Una volta approvata la legge, passato il momento di conflitto culturale e politico che c´è, e quindi anche l´attenzione della stampa, i neofascisti e la Lega Nord passeranno a un altro argomento. Più la legislazione risponde ai problemi della realtà e non alle esigenze politiche di qualche movimento che deve raccogliere consenso, più si stemperano i toni del conflitto».


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

F E B B R A I O
Versetto del mese:
“Siete stati riscattati a caro prezzo; non diventate schiavi degli uomini”
(I Corinzi 7, 23)


Salmo della Settimana: 128

Lunedì 17 Febbraio

Tutte le estremità della terra si ricorderanno del Signore e si convertiranno a lui (Salmo 22,27)
Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità (I Timoteo 2,4)

Il motivo per cui noi possiamo vivere come persone reali ed amare la persona reale accanto a noi risiede soltanto nel fatto che Dio si è fatto uomo, nell’amore insondabile di Dio per l’essere umano.
Dietrich Bonhoeffer

Deuteronomio 32, 44-47; I Corinzi 9, 19-23


Conoscere e riconoscere la sovranità di Dio
commento a Salmo 22, 27
“Tutte le estremità della terra si ricorderanno del SIGNORE e si convertiranno a lui; tutte le famiglie delle nazioni adoreranno in tua presenza”

Nei racconti sulla propria origine, i popoli tribali individuano spesso il proprio progenitore in un “totem”, un essere, o una categoria di esseri che possono essere animali, vegetali o, addirittura, fenomeni naturali personificati. Il totem, nello stesso tempo, rappresenta l’elemento che unisce fra loro i membri del gruppo e che differenzia e separa il gruppo medesimo dagli altri. Per Israele l’origine comune è in una serie di patriarchi che, iniziando con Abramo, arriva a Giacobbe/Israele. In queste figure e nella comune fede nel Dio d’Israele il popolo fonda il senso stesso della propria esistenza arrivando a formulare una concezione di appartenenza fortemente esclusiva e a vivere una sorta di separazione nei confronti degli altri. Nel contempo, però, e con altrettanta forza, ritroviamo ribadita nell’Antico Testamento la consapevolezza della comune origine di tutti gli esseri umani, al di là delle differenze esteriori o di quelle culturali o, ancora, di quelle religiose. Il Dio che ha creato tutto ed ogni cosa, tutti ed ognuno è il Dio che, almeno per ora, solo Israele conosce, riconosce, serve e adora. La speranza è, dunque, quella di un ritorno, che Dio stesso opererà, riconducendo a sé chi è lontano. “Ricordare” e “ritornare” (in questo senso va intesa l’espressione si convertiranno) ne danno il senso più pieno. L’immagine delle famiglie della terra, che tutte insieme adorano Dio, ha una grande forza di suggestione. Nel conoscere e riconoscere universalmente la sovranità di Dio si attua una inclusione totale, ma non totalizzante né totalitaria, dell’umanità intera. Ognuno, in relazione a Dio, si riconosce e, reciprocamente, riconosce ed è riconosciuto; il risultato è pace e fraternità senza confini, si parla, infatti, di tutte le estremità della terra. Questo avviene in Gesù, seppure ancora in parte in speranza, cioè, cristianamente parlando, nell’attesa fiduciosa del pieno compiersi e manifestarsi delle promesse di Dio. È Cristo Gesù la salvezza che Dio, il Padre, vuole per tutti gli uomini; in lui è la verità e lui stesso è la verità che Dio vuole che tutti giungano a conoscere. Viviamo, dunque, sorelle e fratelli, per la fede, in questa fiduciosa speranza e nell’amore di Dio e del prossimo il tempo che ci è dato in attesa dell’eternità promessa, verso cui camminiamo. Amen.
Stanislao Calati




Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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