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A Milano la Festa italiana per il Cinquecentenario della Riforma

04-05-2017 14:41 - News
"Sarà un happening, un Kirchentag, in ogni caso una festa per ricordare un cammino di 500 anni che vogliamo condividere con tutta la cittadinanza". Così il pastore valdese Giuseppe Platone ha descritto, in un´intervista rilasciata alla rubrica di RaiRadio1 "Culto evangelico", la Festa italiana per il Cinquecentenario della Riforma, prevista a Milano dal 1° al 4 giugno prossimi. Quattro giorni ricchi di eventi che rappresentano i diversi campi d´impegno delle chiese protestanti italiane: da un flashmob di testimonianza al Parco Sempione, al "protestantesimo arcobaleno" del programma di intercultura e integrazione "Essere chiesa insieme"; da una bolla del silenzio contro la violenza sulle donne a una liturgia ecumenica di pentecoste. E poi, momenti musicali, laboratori biblici, programmi per bambini, rappresentazioni teatrali, la convivialità della cena "A tavola con Lutero" e molto altro – tra cui anche la Giornata della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI) che allestirà degli stand nel giardino della chiesa cristiana protestante in via Marco de Marchi 9.

"L´iniziativa – ha spiegato Platone – è stata presa dagli esecutivi delle chiese battiste, luterane, metodiste e valdesi che hanno chiesto alle chiese locali del capoluogo lombardo di organizzare un evento nazionale". Alla fase organizzativa, oltre alle quattro chiese citate, hanno quindi preso parte anche l´Esercito della Salvezza e la chiesa avventista milanesi.

Il Teatro Dal Verme
Nell´ampio programma "non potevamo dimenticare che domenica 2 giugno è la Festa della Repubblica – ha spiegato ancora Platone -. Per questo abbiamo previsto il dibattito ´Cittadini e cittadine credenti: le religioni nello spazio pubblico´. Il giorno clou sarà però il sabato 3 giugno. Nel primo pomeriggio organizzeremo un corteo per attraversare a piedi la Milano storica ed entrare nel ´Teatro Dal Verme´, dove si svolgeranno un culto di ringraziamento e successivamente una liturgia ecumenica", precisa Platone che è anche il presidente del Consiglio delle chiese cristiane di Milano. "L´aspetto ecumenico è la grande novità di questo Cinquecentenario della Riforma – ha dichiarato Platone -. Per 500 anni siamo stati gli uni contro gli altri; ora siamo insieme. E´ un´epoca nuova che ci rafforza nel cammino di una testimonianza cristiana autentica".


Fonte: NEV - notizie evangeliche

UN GIORNO UNA PAROLA

A P R I L E
Versetto del mese:
“Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile”
I Corinzi 15, 42



Salmo della Settimana: 88

Mercoledì 8 Aprile


Rendimi la gioia della mia salvezza e uno spirito volenteroso mi sostenga (Salmo 51,12)
La vostra tristezza sarà cambiata in gioia (Giovanni 16,20)

Voglio cantare notte e giorno la tua amabilità e, per quanto potrò, donarti me stesso come offerta gioiosa. La mia vita possa trascorrere nel Tuo nome in perenne gratitudine. E il bene che Tu mi hai fatto voglio imprimerlo, più profondamente possibile, nella mia mente.
Paul Gerhardt

Luca 22, 1-6; Marco 15, 1-15



Esseri riconosciuti come figli e figlie di Dio
commento a Giovanni 16, 20
“La vostra tristezza sarà cambiata in gioia”

Il versetto successivo a quello citato dice: “La donna, quando partorisce, prova dolore, perché è venuta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’angoscia per la gioia che sia venuta al mondo una creatura umana”. E Paolo, nella lettera ai Romani, aggiunge: «la creazione geme ed è in travaglio (8, 22) e aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio (8, 19)».
Il creato di Dio è ancora in gestazione, e così l’umanità. Quando avverrà il parto, e quando si vedrà la nuova creazione non ci è dato di sapere. Ci è detto che devono essere manifestati i figli di Dio. Dunque occorre che i figli di Dio vengano innanzitutto alla luce. Cioè siano riconosciuti come tali da coloro e da ciò che li circonda.
Ma dove sono i figli di Dio? «Carissimi – scrive Giovanni nella sua prima epistola (3, 2) –, ora siamo figli di Dio, ma non è ancora stato manifestato quel che saremo. Sappiamo che quando Egli sarà manifestato saremo simili a Lui». Ma che significa questo, nel pensiero delle prime generazioni cristiane? Forse c’è un processo a catena? Prima il Figlio di Dio viene svelato? E come avverrà ciò? E poi toccherà a coloro che il Padre, nel suo amore, (I Giovanni 3, 1) ha riconosciuto come suoi figli?
Ma il mondo – dice sempre Giovanni – non riconosce né costoro né il Figlio unigenito.
Siamo ad una impasse. Qual è la sequenza di eventi che deve svilupparsi perché avvengano parto e nascita della nuova creazione?
Tutto è nella mente e nelle mani del Creatore.
Ma noi abbiamo le nostre responsabilità.
La storia della Chiesa è inequivocabile. Invece di vivere la nostra figliolanza, l’abbiamo svenduta come Esau fece con la sua primogenitura.
Nel racconto delle tentazioni a Gesù nel deserto Satana gli dice: Se sei Figlio di Dio segui le vie consuete della demagogia, dell’inganno, della violenza.
Noi abbiamo ceduto. Solo se torneremo sui nostri passi potremo “affrettare la venuta del giorno di Dio” (II Pietro 3, 17), il giorno della gioia.
Emmanuele Paschetto


Preghiera


Padre, fonte amoroso della vita e della speranza,
ti preghiamo per ogni fratello che geme e piange,
per quanti non riusciamo a confortare;
dona a tutta la gente che soffre, al tuo popolo di miseri e di poveri,
forza nella tribolazione e fiducia nei giorni dell’angoscia.
Concedi a loro e a tutti noi, rinvigoriti dalla tua parola di speranza,
di giungere all’alba della gioia e della resurrezione.

Ravasi



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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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