25 Settembre 2020
News

Frammenti di Teologia: Donne nel ministero della predicazione: spunti storici

25-02-2017 10:00 - Bibbia e attualità
Lothar Vogel, docente di Storia del Cristianesimo alla Facoltà valdese di teologia di Roma

Nel primo semestre dell´anno accademico 2016/17, il corso seminariale di storia del cristianesimo alla Facoltà valdese di teologia è stato dedicato all´apertura del ministero ecclesiastico alle donne nelle chiese evangeliche.

Già nell´unità dei Fratelli boemi del XV secolo è documentato un anzianato responsabile per la cura d´anime a seconda del sesso, «affinché ogni singola persona sia ascoltata dai suoi anziani preposti nel Signore Cristo, i fratelli da fratelli e le sorelle da sorelle»1. Questo modello avrà un impatto diretto sull´Unità dei Fratelli moravi costituita nel XVIII dal conte Nikolaus Ludwig von Zinzendorf e, grazie alla sua mediazione, sul metodismo wesleyano.

Nella Riforma del XVI secolo, l´abolizione dell´idea specificamente sacerdotale del ministero comporta qualche apertura verso la predicazione delle donne, che resta, però, in buona parte teorica. È paradigmatica la posizione di Martin Lutero, secondo cui lo Spirito elegge alla predicazione esclusivamente degli uomini – affermazione relativizzata con le parole «tranne in casi di emergenza»2. Sulla sua scia, l´argomento dell´«emergenza» sarà utilizzato fino al XX secolo per giustificare la predicazione delle donne.

Già il riformatore italiano Pietro Martire Vermigli, però, rapportò criticamente l´intimazione paolina che la donna dovesse tacere nell´assemblea (I Cor 14,34) alla I Cor 11,5 (la donna che parla in assemblea deve indossare un velo), sostenendo che in realtà quest´ultimo versetto documentasse la predicazione pubblica di donne ai tempi degli apostoli3.

Una prassi di predicazione femminile è documentata nelle chiese nate dalla Riforma nel pietismo radicale (con le profetesse ispirate), nel metodismo e poi, nel XIX secolo, in diverse denominazioni degli Stati Uniti. Nelle chiese protestanti continentali costituite in enti morali un´apertura del pastorato alle donne avviene soltanto nel XX secolo, contestualmente al declino del ministero della diaconessa, concepito nel XIX secolo come ministero specificamente femminile.

In linea di massima, nelle chiese protestanti tedesche, francesi, svizzere e italiane, quest´apertura si verifica in maniera sincronica. Negli anni ´20 si procede alla creazione di un ministero di teologa "vicaria" oppure "aiutante", al quale la candidata, laureata in teologia, fu introdotta mediante una consacrazione che le consentì la predicazione pubblica (a volte limitata a determinate sedi e senza autorizzazione all´amministrazione dei sacramenti), imponendole il celibato. L´ammissione regolare delle donne al pastorato avviene poi tra gli anni ´40 e ´70. Senza dubbio, questo sviluppo rispecchia trasformazioni sociali e mentali a larga scala.

Chi per questo motivo considera l´apertura del pastorato alle donne come una resa allo "spirito del tempo" deve però fare i conti con l´obiezione di difendere da parte sua lo "spirito del tempo precedente".


Note:

1 Accordo dei Fratelli boemi nella montagna di Rychnov, 1464, ed. in Amedeo Molnár, Českobratrská výchova před Komenským, 1956, pp. 47-52
2 WA, vol. 50, 633
3 cfr. John Lee Thompson, Calvin and the Daughters of Sarah. Women in Regular and Exceptional Roles in the Exegesis of Calvin, His Predecessors and His Contemporaries, 1992, p. 195


Fonte: chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
“Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo”
(II Corinzi 5,19)




Salmo della settimana : 127


Venerdì 25 Settembre

Grande pace hanno quelli che amano la tua legge e non c'è nulla che possa farli cadere. (Salmo 119, 165)
La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente, ammaestrandovi ed esortandovi gli uni gli altri con ogni sapienza. (Colossesi 3, 16)

La pace donata da Dio non muove soltanto i nostri cuori. Ci richiede parole ed azioni, ci cambia e ci indica la direzione: la Sua pace è il sentiero su cui ci si può incamminare.
Johannes Kulni

I Corinzi 7,17-24; II Corinzi 9, 10,15


Siamo stati creati per la vita
Commento a: II Corinzi 5, 4
Noi che siamo in questa tenda gemiamo, oppressi; e perciò desideriamo non già di essere spogliati, ma di essere rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita


Lunedì e martedì i testi del Lezionario Un giorno una Parola ci hanno indotto a riflettere sulla sofferenza e sul dolore che la vita spesso ci impone, su quel senso di abbandono che ci induce talvolta a pensare che persino il Signore si sia allontanato da noi.
Oggi l’apostolo Paolo, però, ci costringe ad elevare il nostro sguardo, ad aprire i nostri cuori e le nostre menti. Spesso i nostri occhi sono fissi sulla fatica, sul dolore nostro come singoli e singole o sulle tragedie a cui assistiamo come umanità, ma qui Paolo ci aiuta ad alzare i nostri volti e ci spinge ad andare oltre. L’apostolo è consapevole che ora siamo oppressi e gemiamo, ma ci ricorda che il nostro desiderio più profondo non può che essere quello di essere rivestiti di una nuova Vita. Cioè afferma che quello che ci appartiene davvero, come uomini e donne creati a immagine di Dio, come fratelli e sorelle di Gesù, non è l’immobilismo stagnante che spesso ci costringe a fermarci al nostro presente, più o meno travagliato. La nostra vocazione più vera è guardare verso la direzione che Gesù ci ha indicato, Gesù che ha vinto la morte, Gesù in tutto e per tutto uomo e dunque modello per ognuno e ognuna di noi.
Noi che viviamo in un mondo di morte, che ci sentiamo destinati alla morte e attratti da quello che ci circonda, che è mortale e mortifero, in realtà siamo stati creati per la Vita e ad essa siamo destinati e destinate. E dunque pur nel dolore, nella fatica, nell’angoscia, la nostra preghiera può salire forte e chiara al Signore che ci ha creati: resta con noi e donaci dei cuori di carne, che sappiano sentire la Tua presenza, impedisci che la nostra speranza si offuschi e donaci una fede che sappia essere salda e forte, gioiosa e colma di amore. Amen.

Erica Sfredda



Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




Eventi
[<<] [Luglio 2020] [>>]
LMMGVSD
  12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


Foto gallery

Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
Via Galli Tassi, 50 - Lucca (Lucca)
C.F 92042770468

MONTE dei PASCHI di SIENA
IBAN IT20 U01030 13707 000001369792

info@luccavaldese.it