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Un contributo cattolico ad una lettura ecumenica della giustificazione per fede

15-02-2017 08:59 - Ecumenismo
Alla Facoltà valdese di Roma una lezione del cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell´unità dei cristiani, "Sull´attualità della dottrina cristiana della giustificazione per fede"

Vent´anni dopo il dibattito tra l´allora cardinale Joseph Ratzinger e il professor Paolo Ricca, la Facoltà valdese di teologia di Roma torna ad ospitare un alto esponente vaticano, il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell´unità dei cristiani. Un evento per l´ateneo valdese la cui aula magna, lo scorso 13 ottobre, si è riempita di un pubblico qualificato per competenze e rappresentanza sia del mondo cattolico sia di quello protestante – tra gli altri, erano presenti il vice direttore de "La civiltà cattolica" Giancarlo Pani, la presidente dell´Opera per le chiese metodiste in Italia pastora Mirella Manocchio, il moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini. Ad introdurre Koch è stato il professor Fulvio Ferrario, decano della Facoltà valdese.

Quella del cardinale Koch è stata una lezione – che non ha previsto dibattito – molto densa e argomentata "Sull´attualità della dottrina cristiana della giustificazione". Un titolo più che mai significativo perché intende situare la dottrina che sta alla base della Riforma del XVI secolo non in un ambito confessionale, bensì cristiano, patrimonio ecumenico tanto della chiesa cattolica quanto di quelle protestanti. D´altra parte, non si tratta di un tema inesplorato: nell´ottobre del 1999 luterani e cattolici hanno infatti sottoscritto la Dichiarazione congiunta sulla giustificazione per fede, "una pietra miliare – ha ricordato Koch – senza la quale non sarebbe stato possibile in questo 2017 pensare a una commemorazione congiunta della Riforma protestante".

Attingendo alla riflessione del card. Joseph Ratzinger – successivamente Benedetto XVI – e citando ampiamente il Nuovo Testamento, Koch ha mostrato come cattolici e protestanti condividano il carattere incondizionato e incommensurabile della grazia divina. L´essere umano, ha detto Koch, è caratterizzato da una "ricettività creaturale": come nessuno può crearsi da sé, allo stesso modo nessuno può redimersi da se stesso, affidandosi per la salvezza alle proprie opere. "L´essere umano non è in grado di giustificarsi davanti a Dio, ma è Dio che lo giustifica, cioè lo accoglie". Da parte sua, l´essere umano deve semplicemente accogliere nella fede ciò che Dio compie.

Koch ha quindi evidenziato alcune questioni problematiche, alcuni nodi ancora tutti da verificare. Affermata la preminenza della grazia divina sull´operare umano, è possibile considerare una collaborazione dell´essere umano all´agire di Dio?, si è chiesto Koch. "La croce di Cristo – ha affermato il cardinale – non è solo il dono di Dio all´umanità, ma è anche il donarsi dell´uomo Gesù a Dio". Se Dio è relazione, questa relazione deve prevedere un doppio movimento – da Dio verso l´essere umano, ma anche dal basso dell´essere umano verso Dio. Questioni, queste ultime, che nella comprensione del relatore allargherebbero il dibattito alla ricerca di un consenso sull´antropologia, sull´ecclesiologia e addirittura sulla mariologia.

Koch ha quindi concluso affermando che "la dottrina della giustificazione per fede non divide i cristiani, li unisce", anche se storicamente è successo il contrario. E a sostegno di questa convinzione ha citato una preghiera di Santa Teresa di Lisieux: "Non voglio ammassare meriti per il cielo; voglio lavorare solo per il tuo Amore ...Al tramonto di questa vita, mi presenterò a Te, o Signore, con le mani vuote, perché non voglio domandarti di cantare le mie opere...voglio rivestirmi della tua Giustizia".


Fonte: NEV - notizie evangeliche
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Così parla il Signore: «Metterò la mia gioia nel far loro del bene» (Geremia 32, 41)
Il Figlio dell uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto (Luca 19,10)


L amore di Cristo non conosce limiti, non finisce mai, non si ritrae davanti a bruttezza e sporcizia. Egli è venuto per i peccatori e non per i giusti, e se l amore di Cristo vive in noi dobbiamo fare come lui e metterci alla ricerca della pecorella smarrita.

Edith Stein


Deuteronomio 33, 1-16; Luca 6, 27-35





Preghiera


Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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