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Torino - In piazza Castello il falò valdese: la prima volta nella storia

07-02-2017 10:03 - Ecumenismo
Per la prima volta nella storia, piazza Castello ospita la sera del 16 febbraio il tradizionale falò dei valdesi, la festa che celebra la fine delle discriminazioni sancita da Carlo Alberto nel 1848.

I torinesi sono abituati a collegare la presenza valdese in città a due luoghi in particolare: l´ospedale evangelico in via Silvio Pellico, considerato un´eccellenza sanitaria per molti anni, e il vicino tempio in corso Vittorio Emanuele II.


Anche se oggi lo consideriamo una presenza consueta, questo luogo di culto fu inaugurato solo nel dicembre 1853, dopo quattro anni di lavori sui terreni acquistati dal colonnello inglese Charles Beckwith e dal banchiere Giuseppe Malan. Prima di allora, infatti, i fedeli valdesi di Torino si trovavano per pregare all´ambasciata di Prussia: solo dal 1848 finirono i secoli di persecuzioni e discriminazioni che – dalle origini del valdismo nel 1100, scomunicato dalla Chiesa di Roma nel 1184, all´adesione ai protestanti calvinisti nel 1532 – avevano contraddistinto i rapporti tra cattolici e Chiesa Valdese, costringendo tanti fedeli valdesi a rifugiarsi in Val Pellice, Val Chisone e Val Germanasca, le cosiddette valli valdesi, o a cambiare nome (come successo agli antenati di Caffarel).

Nel 1848, l´anno dello Statuto Albertino, il re sabaudo Carlo Alberto emanò le lettere patenti che sancirono finalmente i pieni diritti civili e politici dei valdesi nel Regno di Sardegna. Un momento molto importante per i valdesi, che la notte tra 16 e 17 febbraio 1848 celebrarono i primi "fuochi per la libertà" che ancora oggi si ripetono ogni anno nelle valli del pinerolese.

Quest´anno, per la prima volta, sarà una piazza di Torino a ospitare la celebrazione principale di questo anniversario: il salotto buono di Torino, piazza Castello, ospiterà il falò valdese. Si tratta di un´iniziativa fortemente voluta dall´amministrazione comunale, che ha coinvolto nel suo entusiasmo anche la chiesa valdese di Torino, pronta ad accompagnare i funzionari pubblici nell´organizzazione dell´evento.

L´unico precedente torinese risale a una trentina di anni fa, quando a ospitare la catasta di legna fu il monte dei Cappuccini, e in particolare il Museo della Montagna che all´epoca ospitava una mostra sui valdesi e il Piemonte. Con la celebrazione di quest´anno (dalle ore 20 di giovedì 16 febbraio) si chiude per la comunità valdese piemontese un cerchio dal diametro molto ampio. Nella stessa piazza Castello, infatti, oggi una lapide ricorda il rogo di Gioffredo Varaglia, predicatore valdese, arrestato a Barge, nel cuneese, incarcerato a Torino e salito al patibolo il 29 marzo 1558 nello spiazzo fra Palazzo Reale e Palazzo Madama. Quasi cinque secoli dopo anche questa ferita può sanarsi in una celebrazione che per il mondo valdese va ben al di là della mera rievocazione storica.

Ecco il testo delle lettere patenti emanate da Carlo Alberto il 17 febbraio 1848:

CARLO ALBERTO
per grazia di Dio
re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme
duca di Savoia, di Genova, ecc. ecc.
principe di Piemonte, ecc. ecc.
Prendendo in considerazione la fedeltà ed i buoni sentimenti delle popolazioni Valdesi, i Reali Nostri Predecessori hanno gradatamente e con successivi provvedimenti abrogate in parte o moderate le leggi che anticamente restringevano le loro capacità civili. E Noi stessi, seguendone le traccie, abbiamo concedute a que´ Nostri sudditi sempre più ampie facilitazioni, accordando frequenti e larghe dispense dalla osservanza delle leggi medesime. Ora poi che, cessati i motivi da cui quelle restrizioni erano state suggerite, può compiersi il sistema a loro favore progressivamente già adottato, Ci siamo di buon grado risoluti a farli partecipi di tutti i vantaggi conciliabili con le massime generali della nostra legislazione.
Epperciò per le seguenti, di Nostra certa scienza, Regia autorità, avuto il parere del Nostro Consiglio, abbiamo ordinato ed ordiniamo quanto segue:
I Valdesi sono ammessi a godere di tutti i diritti civili e politici de´ Nostri sudditi; a frequentare le scuole dentro e fuori delle Università, ed a conseguire i gradi accademici.
Nulla è però innovato quanto all´esercizio del loro culto ed alle scuole da essi dirette.
Date in Torino, addì diciassette del mese di febbraio, l´anno del Signore mille ottocento quarantotto e del Regno Nostro il Decimottavo.




Fonte: Torinotoday.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

O T T O B R E
Versetto del mese:
“Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare,
e pregate il Signore per essa;
poiché dal bene di questa dipende l vostro bene”
(Geremia 29,7)


Salmo della settimana : 119,121-128

Sabato 24 Ottobre

Il Signore risvegliò lo spirito di tutto il popolo; essi vennero e cominciarono a lavorare nella casa del Signore degli eserciti, loro Dio (Aggeo 1, 14)
Non trascurare il dono che è in te e che ti fu dato (I Timoteo 4, 14)

Vieni Creatore, Spirito Santo! Tu crei il mondo. Continua a creare! Rinnova ciò che ha formato. Ricollega ciò che si scolla. Risveglia ciò che è sterile. Ringiovanisci ciò che è vecchio. Dacci degli occhi che vedono la luce , il creato e il non creato. Dacci la forza di portare frutto e di rallegrarci, corpo e anima.
Jörg Zink

Atti degli apostoli 14, 8-18; Geremia 23,1-8


Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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