19 Ottobre 2020
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Colazione con Gesu´ di Sergio Manna

04-04-2013 14:44 - News
Giovanni 21,12-14
«Gesù disse loro:"Venite a far colazione". E nessuno dei discepoli osava chiedergli: "Chi sei?". Sapendo che era il Signore. Gesù venne, prese il pane e lo diede loro, e così anche il pesce. Questa era già la terza volta che Gesù si manifestava ai suoi discepoli, dopo esser risuscitato dai morti»
Tutti, anche coloro che non hanno alcuna dimestichezza con le Scritture, sanno che i Vangeli raccontano di un´ultima cena di Gesù con i suoi discepoli, prima della sua morte. Pochi, inclusi quelli che le Scritture le leggono, hanno riflettuto sul fatto che dopo quell´ultima cena (prima di morire), vi è però anche una prima colazione del Cristo risorto con i suoi discepoli. Questo racconto di Giovanni, in cui se ne parla, è forse un modo per ricordarci che la Cena del Signore non è un banchetto in memoria del caro estinto, bensì un entrare in comunione con il Cristo vivente, con il Risorto, con "Colui che era, che è e che viene".

Le parole del testo e i gesti compiuti da Gesù in questo racconto richiamano, infatti, la Santa Cena. Solo che qui ad essere condivisi non sono il pane e il vino, bensì il pane e i pesci. Da molti anni ormai, nel giorno di Pasqua, mia moglie, che condivide con me il ministero pastorale, cuoce un pane speciale, a forma di pesce, e usiamo quello nella celebrazione della Cena durante il culto pasquale, dopo aver letto questo brano del Vangelo. All´atto di distribuirlo pronunciamo la frase: "Cristo è risorto!" alla quale, chi riceve il pane e il vino, risponde: "E´ veramente risorto!". Per coloro che hanno vissuto intensamente la settimana santa, è bello, dopo aver partecipato all´ultima cena, partecipare alla prima colazione con il Cristo risorto.

Fonte: www.chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

O T T O B R E
Versetto del mese:
“Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare,
e pregate il Signore per essa;
poiché dal bene di questa dipende l vostro bene”
(Geremia 29,7)


Salmo della settimana : 119,121-128

Lunedì 19 Ottobre

Il Signore libera i prigionieri (Salmo 146, 7)
Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi (Giovanni 8, 36)

La nostra libertà è la più straordinaria invenzione dell’amore di Dio
Marcel Lègaut

Esodo 15, 22-27; Geremia 17, 5-13



Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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