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Nessuna invasione islamica

13-11-2016 10:16 - News
I dati del Cesnur sulle minoranze presenti in Italia rivelano un quadro assai differente da quanto narrato dai grandi mezzi di comunicazione

Nessuna invasione islamica. In un mondo abituato a comunicare attraverso slogan, queste tre parole riassumono al meglio il succo del ponderoso lavoro del Cesnur (il Centro studi sulle nuove religioni) e contribuiscono a smontare quanto molti mezzi di comunicazione raccontano e quanto è percepito da larghe fette della popolazione, influenzate da voci e umori raccolti attraverso i social network, vera agorà di questi nostri tempi.

Nel corso del convegno "Dall´Islam in Europa all´Islam europeo" organizzato mercoledì 9 novembre dal mensile Confronti è stato dunque presentato il rapporto sulle presenze religiose in Italia, curato dai sociologi Massimo Introvigne e PierLuigi Zoccatelli. Si tratta da una parte di un censimento delle chiese e delle comunità religiose presenti sul nostro territorio, e dall´altra di un´analisi dei flussi migratori in base alla confessione di appartenenza.

Per tornare subito allo slogan iniziale lasciamo parlare i numeri: nel 2015 i musulmani in Italia erano 1.613.500 e sono 1.609.000 quest´anno, in leggero calo dunque, al contrario di quanto narrato e quindi percepito. Dei nuovi arrivati dal Mediterraneo o dai Balcani il 54% è di religione cristiana e soltanto il 32% islamica.

Lo studio commissionato un paio di anni fa alla società di analisi inglese Ipsos Mori aveva evidenziato come larga parte degli italiani ritiene che la popolazione del nostro paese sia composta al 30% da stranieri, mentre la percentuale reale oscilla fra l´8% e il 9% (come rilevato dal Dossier statistico immigrazione 2016 curato dal centro studi e ricerche Idos e dalla rivista Confronti), e che i musulmani fossero almeno il 20% della popolazione, mentre sono circa il 3%. Queste forbici sono dovute alla narrazione che viene imposta e reiterata fino al punto da far divenire verità una palese bugia, disegnando un quadro con colori che non sono reali.

Degli oltre 55 milioni di abitanti in Italia e in possesso della nazionalità, il 3,2%, circa 1 milione e 700 mila, appartiene a una delle ben 853 minoranze religiose e spirituali differenti dalla chiesa cattolica (nel 2001 erano 658), un numero elevatissimo che corre dalle chiese protestanti storiche quali quella valdese fino alla galassia di correnti induiste, buddiste, islamiche, di nuove correnti orientali e quant´altro.

450 mila sono i protestanti a loro volta suddivisi fra 66 mila "storici", 325 mila pentecostali, 20 mila avventisti e via dicendo. 424 mila sono i Testimoni di Geova (la più folta comunità non cattolica presente in Italia), 302 mila i musulmani, 212 mila gli ortodossi, giù giù fino ai 36 mila ebrei, ai 35 mila induisti, ai ben 157 mila buddisti e via cantando. Gli ortodossi sono ovviamente assai di più, solo i rumeni sono oltre 1 milione, ma la ricerca ha preso in considerazione solamente i residenti e non gli irregolari o in attesa di regolarizzazione.

Se si allarga lo sguardo a tutti gli stranieri presenti in Italia il quadro muta in parte aspetto. Intanto nei numeri generali che dal milione e mezzo sale fino a circa 5 milioni, fra cui circa 1 milione di cattolici, 1 milione e mezzo di ortodossi e altrettanti musulmani, 255 mila protestanti, 150 mila induisti etc.

Nessuna islamizzazione in corso dunque, ma una nuova cristianizzazione, perché sono i cristiani la vera categoria in aumento. A discapito della chiesa cattolica, a vantaggio di altre denominazioni.

La ricerca con tutti i dati e le descrizioni di tutte le 850 e oltre confessioni presenti in Italia è consultabile al seguente link: http://www.cesnur.com/il-pluralismo-religioso-italiano-nel-contesto-postmoderno-2/


Fonte: Riforma.it
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Dio circondò il suo popolo, ne prese cura, lo custodì come la pupilla dei suoi occhi. Come una aquila che desta la sua nidiata, volteggia sopra i suoi piccini, spiega le sue ali, li prende e li porta sulle penne (Deuteronomio 32, 10-11)
E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù (Filippesi 4,7)

Il fiume / non trova la sua pace / finché non è al mare / finché non è più lui / ma acqua nell’acqua sterminata. / Così è per la vita umana. / Il nostro breve corso / non trova riposo / che nell oceano infinito di Dio.
Carlo Lupo


Romani 6, 12-18; Luca 11, 14-28





Preghiera

Quando il passato ci opprime,
quando il presente ci angustia,
quando il futuro ci spaventa,
alziamo gli occhi verso di te.

Donaci, Signore, i segni della tua presenza
in mezzo alla confusione del mondo e delle nostre vite!
Ti chiediamo di imprimere nei nostri cuori
le tue promesse per rafforzarci e guidarci ogni giorno
Helmut Gollwitzer



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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