21 Febbraio 2020

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Papa Francesco. Il teologo valdese Paolo Ricca sull´omelia di inizio pontificato

22-03-2013 09:43 - News
Ricca: "Tenerezza, amore, attenzione all´altro. Tutti temi evangelici"

Roma (NEV), 20 marzo 2013 - "Sono segnali positivi, direi, quelli espressi da Francesco, molto famigliari per coloro che vivono nel quadro della riflessione ecumenica", ha dichiarato all´Agenzia NEV il teologo valdese Paolo Ricca a conclusione della prima omelia tenuta, martedì 19 marzo, da papa Francesco per l´inizio del suo pontificato. "La custodia del creato è un programma addirittura del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) iniziato già negli anni ottanta. Un tema caro al movimento ecumenico mondiale, che per primo ha saputo lanciare la parola d´ordine ´Giustizia, pace e salvaguardia del creato´. Il fatto - ha proseguito Ricca - che il tema sia stato ripreso e riproposto con l´autorità che è propria del papa e che diventi un messaggio ´urbi et orbi´, mentre prima era in fondo un discorso non di minoranze, certamente, ma più limitato al CEC. Un´apertura che va certamente registrata con grande favore, così come pure l´insistenza fatta sulla tenerezza, sull´amore, sull´attenzione all´altro. Tutti temi evangelici: chiunque frequenti il Nuovo Testamento non può che rallegrarsi del fatto che, da quando c´è papa Francesco, da Roma giungano parole belle, buone e che fanno del bene a tutti noi, proprio perché sono le parole dell´Evangelo".

Alla celebrazione di inizio pontificato tenutasi ieri mattina in Vaticano tra i leader religiosi erano presenti 33 delegazioni di chiese cristiane, nonché del movimento ecumenico: tra questi il pastore luterano Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), il vescovo Munib Younan e il pastore Martin Junge, rispettivamente presidente e segretario generale della Federazione luterana mondiale (FLM); John Upton, presidente dell´Alleanza battista mondiale (ABM); il pastore riformato Guy Liagre, segretario generale della Conferenza delle chiese europee (KEK); il catholicos armeno Karekin II; il metropolita Hilarion per il Patriarcato di Mosca. Storica la presenza ieri in piazza San Pietro del Patriarca Bartolomeo I. È la prima volta dallo scisma del 1054, che all´insediamento di un Pontefice assiste il Patriarca ecumenico di Costantinopoli."Un segnale molto bello - ha concluso Ricca - ma ricordo che l´ortodossia oggi è rappresentata essenzialmente dalla Chiesa russa. Se si fosse trattato del patriarca di Mosca e di tutte le Russie allora avrebbe avuto un significato più importante, ovviamente dal punto di vista politico; dal punto di vista spirituale molto bene la presenza di Bartolomeo I, che come patriarca di Costantinopoli è simbolicamente rappresentativo dell´ortodossia".

Questa mattina papa Francesco non ha tenuto la consueta Udienza Generale del mercoledì per ricevere alle 11 nella Sala Clemetina in Vaticano i "delegati fraterni".

Papa Francesco/2. Il moderatore valdese Eugenio Bernardini: "Caro fratello in Cristo"

In una missiva ricorda le analogie di Francesco d´Assisi e Valdo di Lione

Roma (NEV), 20 marzo 2013 - Il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, lo scorso 15 marzo in un messaggio di saluto a papa Francesco ha scritto: "Mi rivolgo a Lei nei giorni in cui assume il ruolo di vescovo di Roma - si legge - per rivolgerle il saluto della Chiesa valdese. Possa il Signore benedirla e illuminarla nel suo ministero di annuncio dell´Evangelo".

Rilevando che il nuovo papa ha scelto il nome di Francesco, il moderatore Bernardini ricorda che il povero di Assisi fu coevo di Valdo di Lione e che i due condivisero "l´idea di una chiesa al servizio degli umili e degli esclusi, ispirata e rinnovata dalla Parola di Dio".

"Colpito dalle Sue prime parole e dai gesti che ha compiuto all´inizio del Suo ministero - prosegue il moderatore - non posso che sperare che nel suo ruolo Ella saprà dare impulso a una nuova stagione ecumenica nutrita da quel radicamento evangelico e da quello spirito di servizio ai bisogni dell´umanità che furono di Francesco e di Valdo. In questo senso speriamo e preghiamo perché tutti gli uomini e le donne che condividono il segno del battesimo in Cristo - cattolici, protestanti e ortodossi - possano incontrarsi e riconoscersi in un rinnovato cammino nell´unità di tutti i cristiani affinché il mondo creda".

Papa Francesco/3. I commenti evangelici dal Continente latinoamericano

L´amicizia del cardinal Bergoglio con il pastore valdese argentino Norberto Bertón

Roma (NEV), 20 marzo 2013 - Con l´elezione a pontefice del cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio in questi giorni sono stati numerosi i commenti dal mondo protestante latinoamericano. Alle reazioni a caldo raccolte nel numero speciale NEV 12/13 su papa Francesco uscito lo scorso 14 marzo, se ne sono aggiunte di nuove, in particolare quelle dei valdesi latinoamericani. Infatti, la chiesa valdese - che con l´emigrazione dal Piemonte si insediò più di un secolo e mezzo fa nel Rio de la Plata tra l´Argentina e l´Uruguay - non è affatto sconosciuta al nuovo papa. Bergoglio, come arcivescovo di Buenos Aires, è stato impegnato a vari livelli in attività ecumeniche: è quanto ha assicurato il pastore Delmo Rostan, già moderatore dei valdesi del Rio de la Plata. Secondo la sua testimonianza raccolta dal settimanale "Riforma", Bergoglio nutriva una intensa relazione di amicizia con il pastore valdese e professore di teologia Norberto Bertón, scomparso nel 2010. Negli ultimi anni di vita Bertón, malato e non più autosufficiente, fu invitato da Bergoglio a vivere in una casa di riposo per preti anziani; nel 2006 lo insignì del premio "Juntos Educar" istituito dall´arcidiocesi di Buenos Aires come riconoscimento dell´impegno per la promozione della cultura e dell´educazione. Dal nuovo papa l´ex moderatore Rostan si aspetta l´attuazione al Concilio Vaticano II, il superamento dei tabù in materia di morale sessuale, la ripresa del dialogo con la scienza ma anche nuovo slancio all´ecumenismo e ai rapporti interreligiosi. Per il pastore valdese uruguayano Oscar Geymonat, interpellato da Riforma, Bergoglio non è affatto insensibile all´incontro ecumenico con protestanti e altre correnti religiose, anche se sul fronte dell´etica è molto conservatore, nonché strenuo difensore dell´ortodossia cattolica anche a livello politico.

La ripresa del dialogo ecumenico "più intenso e profondo" è anche l´auspicio del moderatore del Comitato Centrale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), il pastore brasiliano luterano Walter Altmann, che nell´elezione di papa Francesco vede "una transizione della cristianità". Sulla stessa linea anche la pastora Romi Marcia Bencke, segretario generale del Consiglio nazionale delle chiese cristiane del Brasile (CONIC), che tra i suoi membri ha anche la chiesa cattolica romana.



Fonte: NEV

UN GIORNO UNA PAROLA

F E B B R A I O
Versetto del mese:
“Siete stati riscattati a caro prezzo; non diventate schiavi degli uomini”
(I Corinzi 7, 23)


Salmo della Settimana: 128

Venerdì 21 Febbraio

Dio, il Signore, avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli del cielo, li condusse all’uomo per vedere come li avrebbe chiamati. L’uomo diede dei nomi a tutto il bestiame (Genesi2, 19-20)
Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono,, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto di più di loro? (Matteo 6, 26)

Ci hai fatti tu così, di questa terra anima e cuore. Mantienici nella grazia, fedeli al tuo creato. Fa’ che con gratitudine, con esultanza riconosciamo sempre che tutto è buono ciò che tu hai fatto.
Huub Oosterhuis


II Timoteo 3, 10-17; I Corinzi 10,23 – 11,1


Ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio
commento a Luca 11, 28
“Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica!”

Ricordo che dalle mie parti, vicino a Milano, si usava dire dei figli disubbidienti, riprendendo direttamente dal dialetto: “Non ascolta!”. In effetti quei monelli sentivano, ma non ascoltavano; la parola della mamma o del papà li lasciava come li aveva trovati. Inutile precisare che ciabatta e/o battipanni colmavano il vuoto educativo lasciato da quelle esortazioni e da quei rimproveri inascoltati. Spesso anche noi, a prescindere dall’età siamo, un po’ come quei monelli, impermeabili alla Parola di Dio; leggiamo la Bibbia o ascoltiamo la predicazione, senza metterci, però, veramente in ascolto. Ma cosa vuol dire ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio? Il pensiero corre subito al comandamento e al criterio fondante, dato da Gesù, per un agire coerente e rispettoso del precetto o del divieto in questione: amare Dio con tutto se stesso, amare il prossimo come se stesso. A questo aggiunge una massima di valore universale: essere e agire verso gli altri, come si vorrebbe che gli altri fossero e agissero verso di noi; è la regola aurea. La Bibbia, però, non è solo comandamento, ci offre anche una prospettiva sulla realtà saldamente fondata sulla consapevolezza che Dio c’è e non è spettatore passivo di quanto accade nel mondo. Ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio è, quindi, orientare il nostro atteggiamento e la nostra visione della vita e del mondo a partire da ciò che la Bibbia ci svela di Dio, della vita, di noi stessi. Si tratta di riconoscere, come prima cosa, che Dio, come ci testimonia la Scrittura, ha giudicato, è intervenuto nella storia, per punire e per salvare, di essere fermamente consapevoli che Dio non è lontano né indifferente alla storia del mondo e a quella, pur piccola, di ognuno e ognuna di noi. Dio ha fatto, Dio farà; secondo il suo giudizio, certo, non secondo il nostro! Viviamo, allora, come persone che si nutrono di ciò che la Parola di Dio, letta e meditata, predicata ed ascoltata può dare alla nostra esistenza. Ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio è, in fondo, lasciare che essa ci trasformi e trasformi il nostro sguardo sul mondo, sulla storia, sugli altri e su noi stessi. Amen
Stanislao Calati




Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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