03 Luglio 2020
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Corridoi umanitari: integrazione profughi a “Casal Damiano”

10-04-2016 09:19 - News
Grandi e piccoli tutti sui banchi. E Diya che ora cammina senza stampelle

5 giorni su 7, 4 ore al giorno: con questo ritmo è iniziato la scorsa settimana il corso intensivo di lingua italiana per una decina di profughi siriani giunti in Italia lo scorso 29 febbraio grazie ai corridoi umanitari, e ospitati presso la casa accoglienza “Casal Damiano”, vicino Aprilia, Roma, gestita dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) nell’ambito del suo progetto “Mediterranean Hope” (MH). Il corso durerà fino a maggio per un totale di 120 ore.

“Per questa delicata fase di avviamento dell’integrazione dei profughi, la FCEI si avvale del sostegno della ‘Fondazione Adecco per le Pari Opportunità’, organizzazione senza scopo di lucro, che non solo offrirà corsi di lingua, ma anche programmi di formazione e orientamento professionale. Di particolare interesse per le persone ospitate a ‘Casal Damiano’ è il fatto che la Fondazione Adecco ha già un’ampia rete di collegamento con aziende e industrie proprio nella zona. La nostra speranza è che nei prossimi mesi i ‘nostri’ beneficiari possano iniziare a fare ingresso nel mercato del lavoro”, spiega Giulia Gori, del coordinamento accoglienza per i corridoi umanitari della FCEI.

Per quanto riguarda gli ospiti minori di “Casal Damiano”, 8 bambini figli dei diversi nuclei famigliari, sono stati tutti inseriti nelle scuole di Aprilia, riscontrando tra l’altro una “calorosa accoglienza da parte della stessa popolazione locale”, assicura Gori. Tra loro c’è Diya, 11 anni, che ha cominciato a frequentare la scuola media camminando sulle proprie gambe: il 29 febbraio era giunto a Fiumicino con le stampelle, quelle con le quali era fuggito da Homs insieme alla sua famiglia. Cinque anni fa, mentre giocava sotto casa a pallone con gli amici, è stato sorpreso da una bomba aerea che gli ha portato via la gamba sinistra. Grazie all´associazione “Bimbingamba”, l´officina ortopedica RTM di Budrio vicino Bologna, ha ora una protesi personalizzata. “L’associazione continuerà ad accompagnarlo, assecondando il suo processo di crescita - afferma Gori che a Bologna ha seguito il ragazzo accompagnato dal padre -. Imparare a camminarci è faticoso, e richiede tempo - commenta l’operatrice di MH - ma Diya non è nuovo alle sfide. E quando l’ho visto camminare per le vie di Bologna, in attesa di salire sul treno che lo avrebbe riportato a ‘Casal Damiano’ dalla mamma e dal fratello, mi sono resa conto che dopo anni tornava a passeggiare mangiando un gelato e tenendo per mano il suo papà”.

Fonte: NEV - notizie evangeliche

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 1-23

Venerdì 3 Luglio

Le tue mani mi hanno fatto e formato; dammi intelligenza e imparerò i tuoi comandamenti (Salmo 119, 73)
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo, Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri (I Giovanni 3,23)

Si può comandare di credere? Si può comandare di amare? A viste umane, la risposta è no a entrambe le domande. Nel primo caso, la fede deve essere una libera adesione a una parola che ci interpella e vogliamo con forza rivendicare la nostra possibilità di scelta, soprattutto quella di sottrarci e di dire no, la risposta che ci fa sentire autonomi e maggiorenni. Nel secondo caso, riteniamo forse ancora più assurdo ordinare di provare un sentimento, l’amore, il più alto dei sentimenti, che secondo noi sfugge addirittura al controllo della nostra razionalità, come il bambino capriccioso, Cupido, con cui lo rappresentavano gli antichi. Eppure la parola di Dio ci smentisce clamorosamente, riproponendoci sia il comandamento della fede in Cristo Gesù, sia il comandamento dell’amore per il prossimo. Quando Cristo Gesù ci afferra totalmente, saremo obbligati a divenire suoi schiavi, come successe fra tanti a Paolo di Tarso, servi suoi, privati del loro libero arbitrio, persone che non potranno non pregare quotidianamente «sia fatta la Tua volontà». E anche se il prossimo, magari ostile, o ributtante, antipatico, spregevole, odioso ci apparirà tutto meno che amabile, al nostro agire si imporrà perentorio l’ordine di amarlo, e non tanto a parole, ma a fatti, sull’esempio di Colui che fu capace di amare chi lo inchiodò sulla croce del Golgota.

Galati 3, 6-14; I Re 13, 1-10




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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