19 Ottobre 2020
News

Isaia 52, 7-8

10-12-2015 09:17 - Bibbia e attualità
«Quanto sono belli, sui monti, i piedi del messaggero di buone notizie, che annuncia la pace, che è araldo di notizie liete, che annuncia la salvezza, che dice a Sion: "Il tuo Dio regna!" Ascolta le tue sentinelle! Esse alzano la voce, prorompono tutte assieme in grida di gioia; esse infatti vedono con i propri occhi il SIGNORE che ritorna a Sion.»

Un messaggero spunta in lontananza sui monti. Porta con sé una buona notizia, una notizia che forse tutti speravano di ricevere, ma nessuno si aspettava più di sentire. La notizia è che Dio sta tornando e viene a regnare dopo aver sconfitto l´oppressore. Tutto scoppia in un grido di gioia. Sono rovine, sono mura abbattute, sono uomini e donne stravolti, oppressi, sfiduciati, sono rovine archeologiche e rovine umane che si sollevano e accolgono con gioia il ritorno di Dio.

Se dovessi immaginare un film, la scena si aprirebbe con un primo piano sui piedi di questo messaggero. Ma non sarebbero molto belli: hanno camminato per chilometri in montagna e saranno certamente pieni di calli e terra. Eppure proprio questi piedi, brutti, sporchi, feriti e maltrattati sono i più bei piedi mai visti, perché portano la notizia più bella mai sentita: la notizia della pace, della salvezza, della liberazione.

Non sono i piedi lavati e profumati di chi sta fermo, di chi si fa servire. Sono i piedi malandati di chi serve, di chi ha camminato a lungo, di chi ha faticato, di chi ha sofferto, ma ha sempre creduto nel sostegno di Dio. Sono piedi orrendi ma stupendi perché sono trasfigurati dalla bella notizia che portano.

La venuta di Gesù, come quella del messaggero, porta con sé una straordinaria rivoluzione delle nostre vite. La sua nascita avviene nella sporcizia di una stalla, tra un popolo che vive sottomesso. Proprio in quell´umiltà e in quella sporcizia, Gesù verrà riconosciuto e acclamato come il Salvatore. Siamo dunque in un tempo di attesa, nella certezza che Dio rinnoverà il suo dono e nella speranza di saperlo accogliere.

di Stefano D´Amore


Fonte: Chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

O T T O B R E
Versetto del mese:
“Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare,
e pregate il Signore per essa;
poiché dal bene di questa dipende l vostro bene”
(Geremia 29,7)


Salmo della settimana : 119,121-128

Lunedì 19 Ottobre

Il Signore libera i prigionieri (Salmo 146, 7)
Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi (Giovanni 8, 36)

La nostra libertà è la più straordinaria invenzione dell’amore di Dio
Marcel Lègaut

Esodo 15, 22-27; Geremia 17, 5-13



Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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