18 Febbraio 2020

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-il Sinodo e le nuove sfide per le chiese valdesi e metodiste

19-08-2015 14:17 - appunti del moderatore
Gian Mario Gillio - Tratto da Nev-notizie evangeliche 32-33/2015

"L´Europa, il Mediterraneo e il crescere della secolarizzazione in una società sempre più multireligiosa e multiculturale pongono delle sfide nuove che le chiese non possono pensare di affrontare da sole". La nostra intervista al moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini in vista del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi che si aprirà il 23 agosto a Torre Pellice (To).

Si avvicina l´annuale Sinodo delle chiese metodiste e valdesi. Un appuntamento che arriva a poche settimane dalla visita di papa Francesco al tempio valdese di Torino.

Sì, quest´anno il tema ecumenico avrà una forte concentrazione sulla valutazione della visita di papa Francesco alla nostra chiesa e sulla sua richiesta di perdono per la lunga storia di persecuzioni che abbiamo subito da parte della sua chiesa. Si è trattato di un evento che abbiamo definito storico e che speriamo apra nuove prospettive di dialogo e collaborazione. Non che non ci siano stati dialogo e collaborazione in questo ultimo mezzo secolo, ma certo la situazione generale in cui si trova il nostro paese, l´Europa, il Mediterraneo e il crescere della secolarizzazione in una società sempre più multireligiosa e multiculturale pongono delle sfide nuove che le chiese non possono pensare di affrontare da sole. Ma il Sinodo non discuterà solo del papa e del cattolicesimo: ci stiamo preparando insieme alle altre chiese protestanti italiane ed europee a celebrare nel 2017 i 500 anni della Riforma protestante, una Riforma sempre attuale perché ha prodotto una versione del cristianesimo libera da orpelli che la appesantiscono e che punta all´essenziale della fede, in una prospettiva di servizio, di condivisione e responsabilità partecipativa. E naturalmente il Sinodo, come ogni Sinodo protestante, affronterà con grande trasparenza tutte le questioni interne della chiesa, della sua missione, dell´evangelizzazione, del reperimento delle necessarie risorse finanziare che, sottolineo, nel nostro caso provengono unicamente dalle contribuzioni libere e volontarie dei fedeli e dei nostri simpatizzati. Non un euro dell´Otto per mille che ci affidano i contribuenti italiani viene utilizzato per questi scopi, ma unicamente per fini sociali, assistenziali e culturali, sia tramite nostri enti sia tramite associazioni laiche e cattoliche i cui progetti selezioniamo con criteri rigorosi.

Uno dei temi in discussione, sia in aula sinodale che in occasione della serata pubblica (prevista per lunedì 24 agosto presso il tempio valdese di Torre Pellice) sarà quello dei rifugiati e dei richiedenti asilo.

«Un tema scottante, troppo strumentalizzato in chiave politica. Il problema è obiettivamente complesso e noi sollecitiamo risposte europee eque e coerenti, ma nel frattempo bisogna soccorrere queste migliaia di persone che giungono nel nostro paese dopo aver attraversato sofferenze e pericoli tremendi. Le nostre chiese, limitatamente al loro numero, sono molto impegnate nell´aiuto diretto e nell´accoglienza di queste persone sia nelle chiese locali quando ci sono situazioni di emergenza - come è successo a Napoli in questi giorni - sia nelle nostre strutture, prediligendo le piccole strutture e quindi i piccoli gruppi. Devo sottolineare che in questo servizio ci troviamo spesso molto vicini a organizzazioni cattoliche, tanto che qualche volta nascono delle collaborazioni ecumeniche molto intense perché scopriamo di avere la medesima prospettiva: un servizio disinteressato alle persone nel bisogno e una visione non strumentale di possibili risposte politiche globali».

Tra i temi che infiammano il dibattito pubblico e mediatico italiano: la crisi economica e sociale; il tema della famiglia e delle unioni civili. Sono previste discussioni o ordini del giorno in merito?

«Temevamo che questa crisi economica sarebbe stata lunga e profonda e che avrebbe modificato il nostro modo di vivere e di progettare il futuro, la realtà che stiamo vivendo è persino peggiore di quanto ci aspettassimo. Nelle nostre chiese vediamo crescere la fila di persone, ormai anche italiane, che vengono a chiedere un aiuto, anche alimentare. Sono colpiti un po´ tutti i ceti economici e le varie fasce di età, non solo gli anziani e i giovani. Speriamo di uscirne presto, ma certo ne usciremo comunque tutti più poveri. Tutto ciò ha delle ripercussioni sulla missione della nostra chiesa come per le altre chiese cristiane che si occupano non solo delle anime ma anche dei corpi delle persone. Certamente ne discuteremo.

Così come discuteremo dei temi etici, sui cui il papa stesso, nel suo discorso di Torino, ha riconosciuto esserci oggi molte differenze tra cattolici e protestanti. Al Sinodo verrà presentato un documento intitolato "Famiglie, matrimonio, coppie, genitorialità" frutto del lavoro di alcuni anni di una nostra Commissione che si è confrontata con esperti vari e analizzato le esperienze e le riflessioni delle nostre chiese. Ne è emersa la necessità di parlare di famiglie al plurale, perché è plurale l´esperienza consolidata che si vive nella nostra società, così come è emersa la necessità di parlare sia di matrimonio sia di unioni stabili di coppie che non vogliono o non possono sposarsi. Così come è emersa tutta la complessità dell´essere genitori oggi. Il Sinodo dovrà, anche quest´anno, come è già accaduto in questi ultimi anni, indicare alla Commissione di lavoro come procedere per giungere, pensiamo per il 2017, a un compiuto documento sinodale su tutte queste materie».

Quest´anno ricorrono i 40 anni dal Patto di integrazione tra metodisti e valdesi...

«L´Integrazione tra metodisti e valdesi del 1975 è stata un´esperienza molto concreta di "unità nella diversità": due chiese sono diventate una ma senza schiacciare le reciproche identità o una delle due. Una prospettiva che suggeriamo anche ad altre chiese di sperimentare, come ha deciso di fare da tre anni la Chiesa riformata di Francia con la chiesa luterana: la Chiesa protestante unita di Francia che ne è nata ha ripreso alcune delle nostre esperienze italiane di integrazione tra metodisti e valdesi. Questa esperienza ha anche un valore interculturale: anche tra cristiani di radici italiane e tra cristiani di radici africane o latinoamericane o asiatiche è necessaria oggi in Italia un´integrazione che non appiattisca le differenze ma le valorizzi, arricchendole reciprocamente. E´ un processo faticoso ma è anche quello più ricco di frutti e di futuro».

Fonte: Riforma

UN GIORNO UNA PAROLA

F E B B R A I O
Versetto del mese:
“Siete stati riscattati a caro prezzo; non diventate schiavi degli uomini”
(I Corinzi 7, 23)


Salmo della Settimana: 128

Lunedì 17 Febbraio

Tutte le estremità della terra si ricorderanno del Signore e si convertiranno a lui (Salmo 22,27)
Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità (I Timoteo 2,4)

Il motivo per cui noi possiamo vivere come persone reali ed amare la persona reale accanto a noi risiede soltanto nel fatto che Dio si è fatto uomo, nell’amore insondabile di Dio per l’essere umano.
Dietrich Bonhoeffer

Deuteronomio 32, 44-47; I Corinzi 9, 19-23


Conoscere e riconoscere la sovranità di Dio
commento a Salmo 22, 27
“Tutte le estremità della terra si ricorderanno del SIGNORE e si convertiranno a lui; tutte le famiglie delle nazioni adoreranno in tua presenza”

Nei racconti sulla propria origine, i popoli tribali individuano spesso il proprio progenitore in un “totem”, un essere, o una categoria di esseri che possono essere animali, vegetali o, addirittura, fenomeni naturali personificati. Il totem, nello stesso tempo, rappresenta l’elemento che unisce fra loro i membri del gruppo e che differenzia e separa il gruppo medesimo dagli altri. Per Israele l’origine comune è in una serie di patriarchi che, iniziando con Abramo, arriva a Giacobbe/Israele. In queste figure e nella comune fede nel Dio d’Israele il popolo fonda il senso stesso della propria esistenza arrivando a formulare una concezione di appartenenza fortemente esclusiva e a vivere una sorta di separazione nei confronti degli altri. Nel contempo, però, e con altrettanta forza, ritroviamo ribadita nell’Antico Testamento la consapevolezza della comune origine di tutti gli esseri umani, al di là delle differenze esteriori o di quelle culturali o, ancora, di quelle religiose. Il Dio che ha creato tutto ed ogni cosa, tutti ed ognuno è il Dio che, almeno per ora, solo Israele conosce, riconosce, serve e adora. La speranza è, dunque, quella di un ritorno, che Dio stesso opererà, riconducendo a sé chi è lontano. “Ricordare” e “ritornare” (in questo senso va intesa l’espressione si convertiranno) ne danno il senso più pieno. L’immagine delle famiglie della terra, che tutte insieme adorano Dio, ha una grande forza di suggestione. Nel conoscere e riconoscere universalmente la sovranità di Dio si attua una inclusione totale, ma non totalizzante né totalitaria, dell’umanità intera. Ognuno, in relazione a Dio, si riconosce e, reciprocamente, riconosce ed è riconosciuto; il risultato è pace e fraternità senza confini, si parla, infatti, di tutte le estremità della terra. Questo avviene in Gesù, seppure ancora in parte in speranza, cioè, cristianamente parlando, nell’attesa fiduciosa del pieno compiersi e manifestarsi delle promesse di Dio. È Cristo Gesù la salvezza che Dio, il Padre, vuole per tutti gli uomini; in lui è la verità e lui stesso è la verità che Dio vuole che tutti giungano a conoscere. Viviamo, dunque, sorelle e fratelli, per la fede, in questa fiduciosa speranza e nell’amore di Dio e del prossimo il tempo che ci è dato in attesa dell’eternità promessa, verso cui camminiamo. Amen.
Stanislao Calati




Preghiera


Signore, tu che ricostruisci ciò che noi distruggiamo,
Ti preghiamo:
ricostruisci la nostra vita.
Ricostruisci le nostre forze
quando le sciupiamo in cose inutili, quando
siamo logori e perdiamo coraggio.
Ricostruisci la nostra fiducia
Quando esitiamo davanti alle tue promesse,
quando ci facciamo vincere dalla confusione e
dall’amarezza, quando dubitiamo di noi stessi
e della nostra capacità di servirti,quando le
difficoltà diventano più grandi
della nostra poca fede.
Ricostruisci le nostre iniziative comuni,
quando l’egoismo le indebolisce,
quando troviamo più confortevole
evitare la fatica di agire
insieme con gli altri,
quando tentenniamo di fronte
agli obiettivi che insieme avevamo
riconosciuto come tua vocazione,
quando cediamo al rancore
e al risentimento,
quando non riusciamo più
a comprenderci pur essendo
membri della stessa chiesa.
Signore ricostruisci la nostra vita: ridonaci forza,
fiducia e iniziativa con l’energia che proviene
dall’unico fondamento,
che è Cristo Gesù. Amen




Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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