22 Ottobre 2020
News

Dire grazie per le piccole cose

06-05-2015 18:34 - Bibbia e attualità
Mangerete a sazietà e loderete il nome del Signore, vostro Dio
(Gioele 2, 26)
Dio non ha lasciato se stesso privo di testimonianza, facendo del bene, mandandovi dal cielo pioggia e stagioni fruttifere, dandovi cibo in abbondanza, e letizia nei vostri cuori
(Atti degli apostoli 14, 17)
È difficile dire grazie per le piccole cose. È difficile dire grazie per quelle cose che consideriamo scontate, perché fanno parte della nostra quotidianità, perché pensiamo che sia assolutamente normale averle o riceverle. Non si tratta necessariamente di ingratitudine, semplicemente non ci si pensa.
La Scrittura mette in luce il ruolo fondamentale della gratitudine per chi crede in Dio. Un cuore ingrato è, molto spesso, un cuore incredulo. Riconoscere la bontà di Dio significa saper ringraziare per quanto di buono si riceve nella propria vita. Chi dice grazie non rimane ricurvo in se stesso, ripiegato sull´idea che tutto dipenda da lui e da lui soltanto. Dire grazie significa accettare che una mano più alta e più forte agisce nella nostra vita. Anche in quelle cose che consideriamo scontate.
Le parole bibliche per questo giorno mostrano che la gratitudine vale prima di tutto per quanto ogni giorno dà forza e sostenta il nostro corpo. Nell´Antico Testamento la pienezza della vita è anche e proprio poter godere del buon cibo che ci dà gioia. Anche in questo modo, come il libro degli Atti degli Apostoli riconosce esplicitamente, Dio testimonia la sua benevolenza nei confronti dei suoi figli.
Ringraziare per il cibo non è quindi un gesto egoista di chi non pensa a quanti, in quel momento, non possono godere della medesima abbondanza; è piuttosto il gesto di chi riconosce che anche quei doni particolari non possono essere considerati come qualcosa di scontato. Purtroppo, non per tutti "il pane quotidiano" è realmente tale. Dire grazie per quel cibo che riceviamo è un modo per non vivere nell´egoismo.


Fonte: riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

O T T O B R E
Versetto del mese:
“Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare,
e pregate il Signore per essa;
poiché dal bene di questa dipende l vostro bene”
(Geremia 29,7)


Salmo della settimana : 119,121-128

Mercoledì 21 Ottobre

Un angelo toccò Elia, e gli disse: «Alzati e mangia» Egli si alzò, mangiò e bevve; e per la forza che quel cibo gli aveva dato, camminò quaranta giorni e quaranta notti fino a Oreb, il monte di Dio (I Re 19, 5-8)
Noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi (II Corinzi 4, 7)

Anche a noi capita di essere stanchi e scoraggiati nella nostra fede. Ci accade di avere la sensazione che tutto sia grigio, che più nulla serva a qualcosa. Ci accade di divenire preda di una stanchezza immensa. In questi momenti, abbiamo voglia di smettere di camminare, di coricarci e aspettare, di lasciarci andare all’indifferenza, alla passività, alla pigrizia. Ma a volte ci capita anche di ricevere la visita di un angelo: nella parola di un amico che ci tocca e ci smuove, in un dono, una buona notizia, un’attenzione ricevuta, un versetto biblico che ci raggiunge e ci parla. Allora, è come se una luce rischiarasse la nostra notte, come se anche a noi fosse rivolta questa parola: «Alzati e mangia, perché il cammino sarà molto lungo per te»
Antoine Nouis
Luca 13, 10-17; Geremia 19, 1,13


Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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