20 Ottobre 2020
News

Qoelet 1,9 di Eric Noffke

23-03-2015 17:59 - Bibbia e attualità
«Ciò che è stato è quel che sarà; ciò che si è fatto è quel che si farà; non c´è nulla di nuovo sotto il sole.»

"Non ci sono più i valori di un tempo"; "ormai nessuno crede più in niente"... Uno dei temi più amati dagli integralisti di ieri e di oggi è quello del declino umano, inteso come perdita della morale condivisa che avrebbe caratterizzato giorni di maggiore fede. Mi sono sempre chiesto a cosa si riferiscano: alla chiesa trionfante di costantiniana memoria? Al medioevo cristiano? Allo stato pontificio...? Davvero si può avere nostalgia di quei tempi?

La verità delle parole del Qoelet sta proprio nel ricordarci che l´umanità, invece di decadere da una presunta età dell´oro, si ripete con tragica monotonia: dalla caduta di Adamo ed Eva ad oggi essa rinnova suo il ritornello di violenze piccole e grandi, la sua liturgia di empietà.

Il richiamo ai "bei tempi passati", purtroppo mai esistiti, prelude in genere all´invocazione di un´etica rigida, di leggi severe e liberticide, in realtà utili solo a portarci a nuovi tempi di servitù. Se vogliono rendere il mondo migliore, l´unica legge che i cristiani possono invocare è piuttosto la "legge" dell´amore.

Il cristiano, dunque, non si appelli restrizioni, non imponga una morale oppressiva e oscurantista, ma viva l´amore che riceve da Dio in maniera responsabile, costruttiva e feconda: allora, anche se magari solo per un breve tempo, lo spirito del Regno di Dio farà capolino nel mondo, rompendo la monotonia del Male e accendendo una nuova speranza per questa umanità malata, ma in cerca di redenzione.

Fonte: Chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

O T T O B R E
Versetto del mese:
“Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare,
e pregate il Signore per essa;
poiché dal bene di questa dipende l vostro bene”
(Geremia 29,7)


Salmo della settimana : 119,121-128

Martedì 20 Ottobre

Nel giorno della prosperità godi del bene, e nel giorno dell’avversità rifletti. Dio ha fatto l’uno come l’altro, affinché l’uomo non scopra nulla di ciò che sarà dopo di lui (Ecclesiaste 7,14)
Sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno (Romani 8,28)

Forse l’essere umano non è assolutamente finito, si forma e si crea nell’esperienza della vita, nella lotta dello Spirito, nelle prove del suo destino. L’essere umano non è altro che il disegno di Dio.
Nikolaj Berdjajev

Luca 5, 12-16; Geremia 18, 1-12


Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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