23 Ottobre 2020
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IL CRISTIANESIMO POSTMODERNO DI GIANNI VATTIMO

27-11-2014 21:36 - Documenti

di Michele Turrisi

Il caratterizzarsi in senso religioso del pensiero debole vattimiano dipende da una «scoperta decisiva» che ha indotto il filosofo a riaprire il dialogo con la tradizione cristiana. Gli ispiratori più prossimi e diretti di tale scoperta sono René Girard e Sergio Quinzio.

Secondo Vattimo oggi possiamo ritrovare la fede cristiana non contro ma — paradossalmente — proprio grazie al pluralismo postmoderno. La stessa secolarizzazione va interpretata come un processo ´interno´ e ´fedele´ al cristianesimo. La rivelazione cristiana ha introdotto nel mondo qualcosa che ci ha consentito anzitutto di «minare e alla fine dissolvere numerose credenze che erano proprie delle religioni naturali», ma che deve «consumare tutti gli elementi di violenza che ci sono nelle tradizioni religiose». Siamo dunque tutti chiamati a «rivendicare il diritto a non essere allontanati dalla verità del Vangelo in nome di un sacrificio della ragione richiesto solo da una concezione naturalistica, umana troppo umana, e in definitiva non cristiana, della trascendenza di Dio».

È stato come «un ritorno a casa», dice apertamente il filosofo... Ma la religiosità vattimiana non consiste in precetti e non si appaga di riti. Di più: essa è irrimediabilmente allergica a dogmi o a discipline imposte da un´autorità. Vattimo spera in una Chiesa aperta e profondamente fraterna, finalmente libera da ogni tentazione esclusivistica e integralistica. E fa suo «il sogno romantico di una nuova religione che [...] sulle rovine del papato e su quelle del protestantesimo settario costituisca una nuova chiesa visibile che superi tutte le frontiere e "accolga nel suo grembo tutte le anime assetate dell´ultraterreno"».

Persino il suo «addio alla verità» è per Cristo: «Oggi su molti aspetti noi non siamo capaci di dire la verità se non quando ci mettiamo d´accordo con gli altri. Ecco un modo di riassumere questo pensiero: "non ci mettiamo d´accordo quando abbiamo scoperto la verità, diciamo di aver scoperto la verità quando ci siamo messi d´accordo". Che poi vuol anche dire: al posto della verità entra la carità. Dostoevskij scriveva: "se dovessi scegliere tra Gesù Cristo e la verità, sceglierei Gesù Cristo"».

http://aifr.it/index.php/11-articoli-recenti/51-il-cristianesimo-postmoderno-di-gianni-vattimo


Fonte: Giornale di Filosofia della Religione - AIFR
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

O T T O B R E
Versetto del mese:
“Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare,
e pregate il Signore per essa;
poiché dal bene di questa dipende l vostro bene”
(Geremia 29,7)


Salmo della settimana : 119,121-128

Venerdì 23 Ottobre

Io farò con voi un patto eterno (Isaia 55,3)
Il Dio della pace che in virtù del patto eterno ha tratto dai morti il grande pastore delle pecore, il nostro Signore Gesù, vi renda perfetti in ogni bene, affinché facciate la sua volontà, e operi in voi ciò che è gradito davanti a lui. (Ebrei 13, 20-21)

Signore per mezzo di Gesù Cristo tu ci hai chiamati a vivere nel patto di grazia; con gioia rinnoviamo la nostra consacrazione e, per amor tuo ci impegniamo a ricercare e a compiere la tua perfetta volontà. Non apparteniamo più a noi stessi, ma a te. Amen.
Liturgia metodista per il culto
di rinnovamento del patto

Geremia 17,13-17; Geremia 21,1-14



Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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