10 Agosto 2020
News

GIOVANNI 15,1.5 di Salvatore Ricciardi

09-05-2014 20:37 - Bibbia e attualità

«Gesù dice: IO SONO la vera vite, e il Padre mio è il vignaiolo... IO SONO la vite, voi siete i tralci.»

Con questa immagine, Gesù sottolinea ad un tempo la sua dipendenza dal Padre e il suo legame profondo con i discepoli.
Gesù usa l´immagine della vite e del vignaiolo per dire che questi è padrone di fare della vite ciò che più gli conviene, senza che la vite si opponga o si sottragga. Ma non si può spingere troppo in là il paragone, perché se Gesù fa la volontà del Padre, la fa non come rassegnato e impotente di fronte a un destino insondabile, ma in una sottomissione piena e consapevole.

E usa l´immagine della vite e dei tralci per dire del legame profondo con cui unisce a sé i discepoli. Come la linfa scorre dalla vite nei tralci vivificandoli e facendo sì che essi portino frutto, così l´amore di Cristo fluisce nei discepoli, diventa in loro forza vitale e fruttificante. Non c´è nulla che i discepoli, tanto come singoli quanto come chiesa, possano realizzare, se non v´è e se non è solido, stabile e durevole il legame col Cristo.

Questo passo non va letto in chiave "mistica", fantasticando di profondi e gratificanti legami della propria anima con il Signore, librandosi al di sopra delle "miserie terrene". Queste parole di Gesù aprono i cosiddetti "discorsi di addio", con i quali egli prepara i discepoli alla separazione da lui e all´attesa di "un altro" consolatore. Questo passo va letto dal punto di vista del discepolato, e delle asperità e dei momenti anche dolorosi che esso può implicare. Non per nulla, quasi tra le pieghe del discorso, Gesù accenna alla possibilità che qualche tralcio non dia frutto, si sottragga cioè alla sua vocazione. E non per nulla sottolinea che i tralci che danno frutto vengono potati perché ne diano di più. In altri termini: la fede si affina nell´ubbidienza e nelle difficoltà. È, in fin dei conti, un invito alla sequela, con l´avviso che si tratta di un cammino che implica la croce.

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

A G O S T O
Versetto del mese:
“Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo.
Meravigliose sono le tue opere, e l’anima mia lo sa molto bene”
(Salmo 139,14)




Salmo della settimana : 141

Domenica 9 Agosto
A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà (Luca 12, 48)

Il Signore li saziò con il pane del cielo. Aprì la roccia e ne scaturirono acque: esse scorrevano come fiume nel deserto. Egli si ricordò della sua santa parola (Salmo 105, 40-42)
Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo (Efesini 1,3)

Preziosa pioggia del cielo, versa la tua benedizione sul campo della chiesa; lascia che i fiumi scorrano, che irrorino la terra là dove cade la tua parola, permetti che crescano e si producano moltissimi frutti, tutto a lui riesce.
Benjamin Schmolck

Matteo 13, 44-46; Filippesi 3, 4b-14





Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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