23 Ottobre 2020
News

GIOVANNI 15,1.5 di Salvatore Ricciardi

09-05-2014 20:37 - Bibbia e attualità

«Gesù dice: IO SONO la vera vite, e il Padre mio è il vignaiolo... IO SONO la vite, voi siete i tralci.»

Con questa immagine, Gesù sottolinea ad un tempo la sua dipendenza dal Padre e il suo legame profondo con i discepoli.
Gesù usa l´immagine della vite e del vignaiolo per dire che questi è padrone di fare della vite ciò che più gli conviene, senza che la vite si opponga o si sottragga. Ma non si può spingere troppo in là il paragone, perché se Gesù fa la volontà del Padre, la fa non come rassegnato e impotente di fronte a un destino insondabile, ma in una sottomissione piena e consapevole.

E usa l´immagine della vite e dei tralci per dire del legame profondo con cui unisce a sé i discepoli. Come la linfa scorre dalla vite nei tralci vivificandoli e facendo sì che essi portino frutto, così l´amore di Cristo fluisce nei discepoli, diventa in loro forza vitale e fruttificante. Non c´è nulla che i discepoli, tanto come singoli quanto come chiesa, possano realizzare, se non v´è e se non è solido, stabile e durevole il legame col Cristo.

Questo passo non va letto in chiave "mistica", fantasticando di profondi e gratificanti legami della propria anima con il Signore, librandosi al di sopra delle "miserie terrene". Queste parole di Gesù aprono i cosiddetti "discorsi di addio", con i quali egli prepara i discepoli alla separazione da lui e all´attesa di "un altro" consolatore. Questo passo va letto dal punto di vista del discepolato, e delle asperità e dei momenti anche dolorosi che esso può implicare. Non per nulla, quasi tra le pieghe del discorso, Gesù accenna alla possibilità che qualche tralcio non dia frutto, si sottragga cioè alla sua vocazione. E non per nulla sottolinea che i tralci che danno frutto vengono potati perché ne diano di più. In altri termini: la fede si affina nell´ubbidienza e nelle difficoltà. È, in fin dei conti, un invito alla sequela, con l´avviso che si tratta di un cammino che implica la croce.
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

O T T O B R E
Versetto del mese:
“Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare,
e pregate il Signore per essa;
poiché dal bene di questa dipende l vostro bene”
(Geremia 29,7)


Salmo della settimana : 119,121-128

Venerdì 23 Ottobre

Io farò con voi un patto eterno (Isaia 55,3)
Il Dio della pace che in virtù del patto eterno ha tratto dai morti il grande pastore delle pecore, il nostro Signore Gesù, vi renda perfetti in ogni bene, affinché facciate la sua volontà, e operi in voi ciò che è gradito davanti a lui. (Ebrei 13, 20-21)

Signore per mezzo di Gesù Cristo tu ci hai chiamati a vivere nel patto di grazia; con gioia rinnoviamo la nostra consacrazione e, per amor tuo ci impegniamo a ricercare e a compiere la tua perfetta volontà. Non apparteniamo più a noi stessi, ma a te. Amen.
Liturgia metodista per il culto
di rinnovamento del patto

Geremia 17,13-17; Geremia 21,1-14



Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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