15 Settembre 2019

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Breve storia della Chiesa Valdese di Lucca Collegamento tra la riforma del 500 e la nascita di una comunità evangelica a Lucca nel 1864

30-03-2014 12:34 - Documenti
E´ ben nota la diffusione che ebbe il messaggio riformato a Lucca nel 500 e che ha la sua più completa descrizione nella monumentale opera di Simonetta Adorni Braccesi, "Una città infetta" edita da Olscki nel 1994.
Si può affermare che nei primi anni del seicento a Lucca fosse scomparsa ogni traccia protestante, a parte la persistenza sotterranea di rapporti tra gli emigrati per ragioni religiose e le famiglie rimaste a Lucca. In realtà continuò ad esistere fino all´ottocento inoltrato, il "Refuge Italieu à Génève" di cui gli oriundi lucchesi costituivano il nucleo più numeroso e a cui, tra l´altro, apparteneva quella Matilde Calandrini che opererà in Toscana, nel campo pedagogico, a partire dal 1830.
D´ altra parte, poco dopo la sua fondazione, nel 1804, La Società Biblica Britannica e Forestiera cercherà di diffondere la Bibbia in Italia, appoggiandosi alla base britannica esistente a Malta ed utilizzando, come emissario, un calabrese, Giuseppe Tartaro che, tra il 1818 ed il 1822, visitò molte città italiane come Napoli, Livorno,Milano e Trieste, finendo spesso in carcere e rifugiandosi poi a Lucca presso un suo amico molto favorevole alla diffusione delle Scritture, il prete Landucci che tentava di aprire scuole di mutuo insegnamento.
Lo stesso progetto fu accarezzato, negli anni trenta dell´ottocento, dal duca Carlo Ludovico, di cui sono note le amicizie con personaggi evangelici di Ginevra, Germania ed Inghilterra e che la nostra amica Francesca Pozzi ha dimostrato essere stato anglicano per alcuni anni dal 41 al 45, come testimoniano bozze di un testamento da lui lasciato. Del resto, Carlo Ludovico aveva autorizzato la nascita di una chiesa anglicana a Bagni di Lucca ed aveva esentato, nel 1844, il suo pastore dalla censura dei libri da lui ricevuti e che spesso erano opuscoli di propaganda evangelica o Bibbie, la cui diffusione era allora proibita.
Durante il periodo 1848-49 un noto predicatore protestante, Luigi De Sanctis, un ex prete allora residente a Malta, fu invitato a Livorno dal pastore scozzese Stewart e venne a Lucca in una villa di proprietà di uno scozzese, tale Henderson, dove predicò a 42 italiani.
Restaurato il regime granducale, vi furono alcuni processi contro inglesi residenti a Bagni di Lucca, rei di avere distribuito opuscoli protestanti ed una certa miss Cuningham, per simile reato fu incarcerata e poi espulsa dopo l´ intervento del governo inglese. Nel 1856 un J.P. Luquet tentò di aprire una scuola in lucchesia, ma non ne ebbe il permesso e lo troveremo poi come pastore evangelico, prima ad Arcola e poi a Carrara.
Dopo l´annessione della Toscana al Regno d´Italia, nel 1862-63 la Facoltà Teologica Valdese di Firenze mandò un gruppo di studenti nel tentativo di aprire una chiesa evangelica, ma vennero accolti con una ostilità molto accentuata anche se non si ebbero fatti di violenza. Fu necessario affittare, in un solo anno, quattro diversi locali, finché nel marzo 1864 fu comprata una stalla in via S. Pellegrino n. 766 ed in seguito i due appartamenti sovrastanti, di proprietà di due diverse persone, un a delle quali, tale Kaprets, era un evangelico proveniente dal cantone dei Grigioni. Sappiamo che il locale fu comprato grazie ad un aiuto della Chiesa Libera di Scoziascozia e che fu molto difficile ottenere il permesso, ma finalmente, nel novembre, il pastore Matteo Prochet potè presiedere un culto in cui predicò sul testo di II Corinzi 3, 17: "Ora il Signore è lo Spirito e dove è lo Spirito del Signore, quivi è libertà".
• Gli inizi della Comunità
Oltre alla letteratura evangelica in generale, è necessario citare qui l´unica opera specifica esistente che è il saggio di Paola Frateschi, "Evangelismo Valdese in Lucchesia" in "Rivista e di archeologia, storia, costume" anno XI, n. 2 pp. 23-34, che è un estratto della sua tesi di laurea discussa a Firenze con il prof. Giorgio Spini e me stesso.
La comunità era formata da qualche lucchese e da alcuni svizzeri, di solito del Canton Grigioni, che esercitavano il mestiere di droghiere o pasticciere a Lucca. Le principali famiglie erano Capretz, Iuon, Luzzi, Pult. Tra gli italiani si ricorda un Michele Micheloni, di professione orologiaio, e un Lazzaro Biagi che abitava al secondo piano dello stabile dove era il tempio.
Il primo pastore di Lucca fu il presidente del Comitato d´Evangelizzazione della Chiesa Valdese, Matteo Prochet (1864-1865), seguito dal giovane G. Daniele Reavel (1865-1867); ma fu molto importante il pastorato di Augusto Meille (1867-1869) che, pur risiedendo a Pisa, valorizzò molto la comunità lucchese.
In primo luogo aprì, a fianco della scuola domenicale per i bimbi delle famiglie evangeliche, una scuola elementare diurna in cui potevano essere accolti bambini cattolici ed evangelici in un´Italia dove la maggioranza della popolazione era analfabeta. La scuola fu aperta il 6 gennaio 1868 con 8 bambini svizzeri ed 8 italiani, curati da una giovane insegnante, Margherita Bianchi che concordava il programma didattico con la scuola evangelica di Livorno, molto più frequentata. La scuola continuò ad esistere fino al 1894, ma rimase sempre limitata a pochi alunni, nonostante l´aumento del numero dei membri di chiesa.
In secondo luogo, il Meille riuscì a risolvere un problema che nell´ottocento costituiva una difficoltà per le comunità evangeliche. Dal momento che i cimiteri, allora gestiti dal clero, non accoglievano eretici in terra consacrata, gli evangelici non sapevano dove seppellire i propri defunti. Il Meille ottenne, dal Comune, una zona fuori dal cimitero, che ancora oggi costituisce la zona evangelica del cimitero.
L´iniziativa del pastore Meille, che fece più clamore fu, però, l´avere invitato a Lucca per delle conferenze, due importanti personaggi del protestantesimo italiano dell´ottocento: il già citato Luigi De Sanctis, allora direttore del periodico valdese "L´Eco della Verità" e Alessandro Gavazzi, già cappellano di Garibaldi, noto per la sua facondia e per la violenta polemica anticlericale. Mentre De Sanctis si rivelò un oratore dal tono pacato e convincente, il Gavazzi con la sua vis polemica raggiunse toni molto pesanti tanto da provocare una serie di controversie tra i giornali, l´ "Eco della Verità" e l´ "Unità Cattolica", così che la seconda conferenza, già fissata per il mese successivo, non si poté svolgere per la presenza di un folto gruppo di provocatori cattolici.
Un nuovo periodo di forte attività della Chiesa si ebbe durante il pastorato di Mardocheo De Vita che corrispose, in Italia, al passaggio dalla Destra alla Sinistra Storica (1874-1882).
Il De Vita promosse, fin dall´inizio della sua attività pastorale, molte campagne di evangelizzazione basate soprattutto sulla distribuzione di Bibbie e Nuovi Testamenti e finanziate dai lucchesi di Ginevra. Questi seguivano con interesse l´attività della Chiesa, indirizzata più al´annuncio della salvezza che a fare una polemica destinata ad essere sterile. Tra l´altro, nel 1878 si trasferì a Lucca, come consigliere della Corte d´Appello, una notevole personalità evangelica, Vincenzo Albarella d´Afflitto. Si trattava di un giudice napoletano, fuggito dalla città dopo il 1848 per aver partecipato ai moti rivoluzionari. Da esule in Piemonte, si era convertito alla fede evangelica ed aveva diretto giornali evangelici come la "Luce Evangelica" e "La Coscienza". Dopo l´unità d´Italia, tornato a Napoli per un breve periodo, aveva fondato lì una Chiesa Libera e la prima associazione di mutuo soccorso operaio nell´Italia Meridionale. Fu poi nominato giudice a Parma, dove aveva collaborato con la chiesa metodista. A Lucca egli partecipò con entusiasmo e con tutta la sua famiglia, alla vita della comunità, organizzando un coro ed offrendo serate musicali in casa sua. La sua figura attirò l´ambiente democratico della città, aumentando il numero degli uditori. Si ebbe così un incremento della comunità che poté fruire di una serena, ma vivace presenza nella città.
Nel 1880 Lucca aveva 50 membri comunicanti, 11 catecumeni, 9 scolari nelle scuola diurna. Nell´81 morì l´Albarella e nell´82 cambiò il pastore, ma la linea della comunità non cambiò, anche se diminuì molto il numero dei simpatizzanti, mentre si conservò quello dei membri di chiesa.
Nel 1879 iniziò l´opera di evangelizzazione a Barga con la conversione dell´ottantenne Giovanni Gasperi e di suo figlio. Si creò un gruppo abbastanza numeroso che diffuse l´ Evangelo anche nelle zone limitrofe. Quando nella frazione di Tiglio scoppiò una lite tra i paesani ed il parroco, gli evangelici di Barga convinsero il pastore Gesan a recarsi in quella località ed a portare una parola di pace. La testimonianza evangelica si diffuse così nella zona tanto che nel 1881 sembrava che si potesse creare una biblioteca ove tenere riunioni di culto ed un deposito di Bibbie per diffondere l´Evangelo in Garfagnana; ma ben presto, specie a causa dell´emigrazione, il gruppo si disperse.
Frattanto la Chiesa di Lucca continuava la sua vita con pastori residenti a Pisa. Il nucleo dei membri comunicanti rimase fedele, ma diminuirono molto i simpatizzanti. Nella chiesa di Lucca aveva avuto la sua formazione spirituale il giovane Giovanni Luzzi, che era nato nei Grigioni, Egli si iscrisse alla Facoltà Valdese di Teologia ove, però, incontrò qualche difficoltà; allora si impegnò come collaboratore dell´Istituto Professionale Evangelico creato dal Prof. Comandi e dal grande pastore valdese Paolo Geymonat, pioniere dell´evangelizzazione in Italia. Il giovane Luzzi portò poi a termine i suoi studi teologici coltivando un interesse particolare per le lingue bibliche, tanto che realizzò una nuova traduzione della Scrittura, destinata a sostituire, tra le comunità evangeliche, la Bibbia del Diodati, scritta nell´italiano del seicento e che non poteva tener conto delle ultime acquisizioni sui testi biblici. Egli aveva uno spirito molto aperto e, con il pastore Ugo Ianni, fu uno dei fondatori del movimento pancristiano, precursore del moderno ecumenismo. Aveva rapporti fraterni con il cardinale di Pisa Maffi,e, in piena guerra mondiale, fece distribuire il Nuovo Testamento nelle trincee, con il tacito assenso del papa Benedetto XV.
A Lucca, intanto, era stato nominato, finalmente, un pastore residente in città, Giovanni Rochat, proveniente da Firenze dove era stato collega di Luzzi, sia nell´Istituto Professionale Evangelico, che come assistente del pastore Geymonat. Il suo pastorato fu caratterizzato da una notevole attività culturale e sociale.. Tenne parecchie conferenze nella sala dei concerti dell´Istituto Pacini; in particolare ebbe notevole successo di pubblico quella dedicata al socialismo. Dedicò molti sforzi alla lotta contro la bestemmia e contro il lavoro domenicale. Curò anche alcuni particolari formali come l´uso della toga pastorale durante i culti e la sistemazione di una croce in marmo sulla facciata del tempio. Il suo pastorato a Lucca durò cinque anni ed ebbe notevoli risultati. Alla sua partenza la comunità aveva 37 membri di cui 27 residenti nella città o nella immediata periferia.
Sia sotto la guida del Rochat che dei pastori che lo seguirono, negli ultimi anni del secolo la comunità si impegnò in un´opera di evangelizzazione cui partecipò attivamente un certo Naldi, convertitosi in America che aveva portato nella nostra città una nuova sensibilità spirituale che dava una spinta ulteriore ad una testimonianza incisiva.
A cavallo tra i due secoli (1898-1902) fu pastore di Lucca Giuseppe Silva, ex frate cappuccino ed eloquente predicatore di cui abbiamo tracce in articoli polemici dell´ "Esare" (il Serchio), giornale cattolico del tempo.
Nel 1901 la chiesa contava 56 membri comunicanti, 18 allievi della scuola domenicale e 9 catecumeni.
Dopo la prima guerra mondiale la vita della chiesa continuò senza più grandi slanci e rimase sempre legata a Pisa dove risiedevano i pastori. Tra questi citeremo Arturo Muston (1926-27) che era stato l´ultimo presidente del Comitato di Evangelizzazione. Suo figlio, Aldo Muston fu un membro stimato della comunità, ed apprezzato .professore di lettere all´Istituto Magistrale Paladini. Noto antifascista, fu arrestato e seppe reagire con molta dignità. Scarcerato, partecipò al comitato di liberazione nazionale e fu Provveditore agli Studi nell´immediato dopoguerra.
A Barga, intanto, negli ultimi anni dell´ottocento si era ricostituita una nuova comunità dovuta al ritorno in patria di un gruppo di emigrati nel Regno Unito e quivi convertiti al protestantesimo. Ne facevano parte alcune famiglie tra cui distinguiamo i Marchi ed i Gonnella. Un Giuseppe Gonnella che aveva sposato una scozzese, fu il principale diffusore del protestantesimo nella zona. Nel 1901 vi erano già 11 membri comunicanti, 9 allievi della scuola domenicale e 2 catecumeni.
Mentre la chiesa di Lucca continuava a vivere la sua vita dignitosa ma senza gli entusiasmi ottocenteschi, nonostante gli sforzi dei pastori di Pisa, nelle zone attorno a Barga cresceva la comunità che aveva uno dei gruppi più importanti nel villaggio del Renaio a 1000 m di altezza ed in altri piccoli centri del comune di Barga e di quello di Coreglia, oltre che in altri comuni limitrofi come Castelnuovo e Bagni di Lucca.
La chiesa che si riuniva nelle case accoglieva con gioia i pastori provenienti da Pisa, organizzava agapi molto frequentate e veniva considerata come un´oasi montana del protestantesimo toscano.
Dal luglio 1944 alll´aprile 1945, il fronte passava proprio per Renaio ed un giovane Marchi perse la vita combattendo contro i tedeschi. Poi, dopo la fine delle guerra, cominciò la dissolvenza della comunità, nonostante le testimonianza tenace di alcuni fratelli tra cui ricorderò, in particolare, Enrico Marchi, gestore di un bar-ristorante a Renaio e molto noto nella zona.
Un tentativo, fatto negli ultimi anni, di aprire un piccolo locale di culto, si rivelava tardivo. Purtroppo la zona ha risentito molto della mancanza di un pastore residente e di un tempio. Sentiamo la responsabilità per questa situazione, anche se vi è ancora una sorella della vecchia comunità e il Signore ci ha dato ildono di due nuovi, preziosi fratelli, provenienti da quelle zone.
• La chiesa valdese di Lucca dopo il Concilio Vaticano II
Il Concilio Vaticano II faceva giungere i suoi effetti in Lucchesia fin dagli anni 60 con l´indimenticato Enrico Bartoletti e dal 1973 al 1990 con Ggiuliano Agresti, molto impegnato nella realizzazione dei deliberati del Concilio e nell´ecumenismo, tanto da essere per lunghi anni presidente della Commissione per l´ecumenismo della CEI.
Immediatamente la Chiesa Valdese, con i suoi pastori, cominciò ad aprirsi al dialogo. La sorella Milena Ciafrei offrì alla Chiesa di San Paolino il suo servizio di organista e direttrice del coro ed il pastore Colucci partecipò a studi biblici con i parroci di San Paolinoi ed in particolare con Don Sirio Valoriani. Pur ridotta a pochi membri, la chiesa valdese organizzò studi biblici ben frequentati da esterni e partecipò alla settimana di preghiera per l´unità dei cristiani. Le sorelle Ciafrei, che avevano operato a fianco dei partigiani, furono apprezzate insegnanti, rispettivamente di musica e di lettere, nelle scuole medie. A loro si affiancava l´azione silenziosa, ma non meno costruttiva di Enrica Bernardini che aveva aderito alla chiesa nel 1945 e che, ancora oggi, decana della comunità, è molto apprezzata per la sua apertura verso tutti, per la sua dolcezza e per un´intelligenza non comune. Le tre sorelle, appena citate, pur essendovi qualche altro membro, rimasero di fatto le uniche frequentatrici abituali, fermamente convinte che la chiesa non andava chiusa.
Nel settembre del 1980 cominciava un nuovo periodo nella storia di questa chiesa ultracentenaria. La Tavola Valdese approfittava del mio trasferimento a Lucca per incaricarmi della cura della chiesa avviando così l´ultimo periodo fino ad oggi.
Fin dall´inizio si cercò di seguire quattro direttrici; la prima fu l´evangelizzazione intesa non come proselitismo, ma come annuncio della buona notizia della liberazione di Gesù. La presenza di insegnanti evangeliche, cui si aggiunse mia moglie, permisero un contatto diretto con insegnanti ed allievi di scuole medie e superiori ed, in genere con persone del ceto medio, oltre, naturalmente i miei studenti lucchesi all´Università di Firenze. Fu presto possibile avere riunioni di studio biblico molto frequentate cui partecipavano anche anziani professori ed alcune suore. Assieme all´attività di studio biblico si cercò di aprire l´ambiente lucchese alla conoscenza della cultura protestante attraverso conferenze del pastore locale e di alcune personalità del mondo evangelico come gli storici Giovanni Goannet e Giorgio Sspioni, i pastori Giuseppe Platone, Luciano Deodato, i teologi Paolo Ricca, Sergio Rostagno, Daniele Garrone, il futuro moderatore Gianni GTenre, il giurista Giorgio Peyrot. Per molti anni vi fu una conferenza al mese.
La seconda direttrice fu l´ecumenismo, favorito dalla personalità del Vescovo Agresti e dall´apertura del responsabile per l´ecumenismo, don Piero Raffaelli. Fu possibile una intensa collaborazione sia nella settimana per l´unità dei cristiani che nella preparazione alla Pentecoste. Da una parte fu distribuito ai cattolici il commento di Lutero al Magnificat, dall´altra furono fatte collette per l´opera missionaria ed anche per l´Istituto Evangelico "Il Gignoro" di Firenze. Don Raffaelli ed il predicatore evangelico Franco Bono collaborarono intensamente per dotare gli alberghi di Lucca di Sacre Scritture. Si studiò la storia della Riforma a Lucca nel ´500. Particolare intensità ebbe la collaborazione tra la chiesa valdese e la parrocchia di San Paolino sotto la guida di Sirio Valoriani, e di Giuseppe Andreozzi. Durante le missioni dei due preti in Brasile vi fu uno scambio di preghiere e di doni. Particolare valore assunse il dono al Vescovo Agresti della Bibbia Diodati. Intensa e continua fu anche la collaborazione e l´unità con la Chiesa Pentecostale di Altopascio con studi biblici in comune e che divenne anche collaborazione fattiva per l´opera svolta dalla chiesa di Altopascio a favore dei bambini ed adolescenti di Cernobyl. Nel corso degli anni si sono aggiunte altre chiese evangeliche con cui abbiamo rapporti fraterni.
La terza direttrice operativa è stata la prosecuzione della lotta per la laicità dello Stato, la libertà religiosa ed i diritti civili, con alcuni interventi, nel tempo, di persone esperte nei diversi settori, come Sergio Rostagno sulla bioetica, Peppino Englaro sulle direttive di fine vita, ecc. Dal giugno 2011 abbiamo aperto, come in altre chiese valdesi, uno sportello per il testamento biologico.
La quarta direttrice è stata l´accoglienza di comitive evangeliche in visita in Toscana con agapi in comune, o anche l´accoglienza di stranieri evangelici in passaggio a Lucca o immigrati per lavoro. Particolare importanza per la vita della comunità ha avuto l´abituale soggiorno estivo dell´ex ambasciatore olandese Eduardo Kortal Altes e signora che sono stati parte integrante della nostra chiesa e che hanno dedicato la vita alla battaglia per la pace, rinunciando, per questo, ad una grande carriera diplomatica.
Interessante fu anche la partecipazione agli studi biblici di un dottore ebreo, Sciloni, che portò un forte contributo alla comìnoscenza del primo testamento e che, dopo la mia improvvisa e non premeditata elezione alla Camera, continuò a collaborare agli studi biblici, spesso sostituendomi. La parentesi politica non causò nessuna assenza nel servizio domenicale ed ebbe il carattere di un servizio alla città-
La prontezza con cui le fondazioni bancarie lucchesi hanno aiutato i lavori per lo stabile ha mostrato come la chiesa evangelica Valdese di Lucca si sia era inserita nel tessuto della città.
Negli ultimi anni, mentre la collaborazione ecumenica è ancora aumentata grazie agli ultimi due vescovi ed al delegato per l´ecumenismo, don Mauro Lucchesi, ed anche con altre parrocchie, tra cui Sant´Anna, è diminuita molto l´affluenza agli studi biblici ed anche alle conferenze e si puo´ò pensare che la città si sia allontanata per colpa di una crisi che, prima che economica e politica, è morale ed è necessario che tutti i cristiani riprendano una autentica evangelizzazione, anche se è difficile individuare i mezzi che si dovranno e potranno usare.
Dopo avere ospitato una chiesa evangelica filippina per oltre cinque anni ed una apostolica, vediamo degli immigrati tornare alle loro case ed altri avere pochissimo tempo per una vita comunitaria. Tuttavia la chiesa è forse oggi più unita che nel passato.
Non abbiamo dimenticato i legami con i lucchesi di Ginevra anche se non abbiamo potuto realizzare il sogno cullato con il Vescovo Agresti, di un centro ecumenico Lucca-Ginevra, ma abbiamo partecipato alle varie attività legate alla cittadinanza conferita dal sindaco Lazzarini ad un Turrettini e ad un Micheli, ed ho avuto con don Piero Raffaelli, il piacere di celebrare il matrimonio del più giovane Turrettini. Quest´anno abbiamo ricevuto la visita dell´Associazione del Museo della Riforma di Ginevra. E´ stato un incontro fraterno ed affettuoso cui ha fatto seguito anche un rapporto epistolare ed un invito al Museo di Ginevra.
Prima di concludere, devo ringraziare il Signore per avermi dato tanti validi collaboratori. Alcuni ci hanno preceduto nel riposo con il Signore ed in particolare ricorderò i già citati Franco Bono ed Erina Ciafrei , ma l´attuale chiesa è costituita da un piccolo nucleo molto unito in cui ognuno ha il suo posto e la sua funzione. Sono rappresentate tutte le età e tutti gli strati sociali; è una comunità di diaspora perché costituita da persone provenienti da diverse località della lucchesia e non solo.
Desideriamo ricordare che la generosità delle Fondazioni della Banca del Monte, della Cassa di Risparmio e del Monte dei Paschi di Siena ci hanno permesso di mettere in sicurezza la sede, rinforzando la scala, mettendo un montacarichi, un adeguato riscaldamento ed il restauro della facciata. Questo ringraziamento si estende agli architetti Avanzinelli e Vecci.
Il periodo che attraversiamo appare molto oscuro per il tipo di crisi cui abbiamo fatto cenno prima. Riteniamo, pertanto, di dover partecipare con forza alla settimana di evangelizzazione indetta per maggio dalla Tavola Valdese, sapendo che solo un rinnovamento spirituale può salvare il nostro popolo, conviti che su questa strada potremo contare sulla vicinanza degli altri cristiani e degli uomini di buona volontà, convinti, come 150 anni fa, che "dove è lo Spirito del Signore, quivi è libertà" e se Cristo ci fa liberi, saremo veramente liberi
Domenico Maselli - Pastore della Chiesa Evangelica Valdese di Lucca

UN GIORNO UNA PAROLA

S E T T E M B R E
Versetto del mese:
Che gioverà a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo,
perde poi l’anima sua?
O che darà l’uomo in cambio dell’anima sua?
(Matteo 16,26)


Salmo della settimana: 78,32-55

Domenica 15 Settembre
Cristo dice: «In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi minimi fratelli, l’avete fatto a me» (Matteo 25,40)

Io ti amo, o Signore, mia forza! (Salmo 18, 1)
Una donna che era in quella città, una peccatrice, cominciò a rigargli di lacrime i piedi; e li asciugava con i suoi capelli; e gli baciava e ribaciava i piedi e li ungeva con l’olio (Lucca 7, 37-38)

Concedimi, o Cristo, di baciare i tuoi piedi. Concedimi di abbracciare le mie mani, queste mani che mi hanno creato con la tua parola. Concedimi di essere colmo di queste grazie senza esserne sazio. Concedimi di vedere il tuo volto, o Verbo, e di gioire della tua bellezza indicibile.
Simeone il nuovo teologo, X-XI secolo

Luca 10, 25-37; I Giovanni 4, 7-12


Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Edizioni Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
Via Galli Tassi, 50 - Lucca (Lucca)
C.F 92042770468

MONTE dei PASCHI di SIENA
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