28 Maggio 2022
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Il parroco che confessa in strada: «Siamo un ospedale da campo»

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"Mi ha colpito la ovvia spontaneità dell'iniziativa di questo sacerdote e dei ragazzi che lo accompagnano. Annunciare Cristo nello spazio aperto della penitenza in strada, cioè esattamente in mezzo al mondo, non a fianco né contro, ma nel centro, come Gesù, che ha operato i suoi segni potenti per la strada. Non a partire da un pulpito, ma seduti su una semplice sedia, davanti al penitente. Non aspettando che qualcuno venisse a cercarlo per confessarsi, ma andando a cercare lui per primo, come il pastore cerca la pecorella smarrita nella nota parabola. Basta veramente poco, basta aprire gli occhi dal sonno e vegliare un po', basta adoperarsi per "preparare la via del Signore" ed ecco che si vede tutta la concretezza, l'ovvia spontaneità dell'Evangelo e la morte arretra. Dal punto di vista evangelico, il perdono sperimentato nella penitenza non è certo un nuovo perdono rispetto a quello, completo e perfetto, acquistato per noi, una volta per tutte, da Gesù sulla croce. Forse però, nella pratica della penitenza vissuta nella libertà evangelica e senza precetti né costrizioni, si può trovare, proprio da un punto di vista evangelico, un valido aiuto per fare memoria attiva del nostro battesimo lungo tutta la nostra vita. Non un nuovo perdono, quindi, però quell'unico perdono gratuito rinnovato per noi ogni volta nell'annuncio dell'evangelo, che il fratello e la sorella ci portano e che noi stessi portiamo a lui o a lei."
Ci è stato segnalato da un membro di chiesa questo articolo apparso sul quotidiano Avvenire il 15 gennaio c.a. e che volentieri condividiamo sul nostro sito
https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/don-michele-e-le-confessioni-in-strada?fbclid=IwAR27PcHi9wp7gs2dgC8eQjTpiEmEUWwoNH3qfXNOQUY90hayBduhBGIeCxA
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

D I C E M B R E

Versetto del mese:

«Manda gridi di gioia, rallègrati, figlia di Sion!
Perché ecco, io sto per venire e abiterò in mezzo a te»,
dice il Signore

(Zaccaria 2, 10)


Salmo della settimana: 71
Venerdì 31 Dicembre
I miei giorni sono nelle tue mani (Salmo 31,15)

Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti». E Mosè pregò per il popolo (Numeri 21, 7)
Abbiate pietà di quelli che sono nel dubbio (Giuda 22)


Ci è stato donato un medico che è egli stesso la vita; Cristo, morto per noi, ha per noi ottenuto la salvezza. Invochiamo la tua bontà: continua a custodire anche in futuro i grandi e i piccoli, perché tu hai per noi pensieri di pace e non di male.

Ludwig Helmbold


Romani 8, 31b-39; Ecclesiaste 3, 1-15 ; Salmo 46; Matteo 13, 24-30


Preghiera



Rivelaci, o Dio,
l itinerario che ci hai preparato,
il cammino sul quale vuoi
che siamo in marcia.
Non lasciarci immobili,
ma scuotici e spingici avanti.
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di pace
affinché possiamo osare la pace.
Liberaci dalle false paure e dai
sospetti, rendici la semplicità
dell amore affinché sappiamo
forgiare gli strumenti della
giustizia, della dignità,
del cibo per tutti e
dell amore fraterno -
Rivelaci, o Dio,
la tua volontà di raddrizzarci e di
fortificarci affinché
gli zoppi camminino senza pena,
affinché i reietti siano accolti,
affinché gli esclusi siano reintegrati
nella famiglia umana,
ed affinché tu sia tutto in tutti
Amen

(Maurice Hammely)
dal quaderno della Cevaa
Riforma
COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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