03 Luglio 2020
News

-il Sinodo e le nuove sfide per le chiese valdesi e metodiste

19-08-2015 14:17 - appunti del moderatore
Gian Mario Gillio - Tratto da Nev-notizie evangeliche 32-33/2015

"L´Europa, il Mediterraneo e il crescere della secolarizzazione in una società sempre più multireligiosa e multiculturale pongono delle sfide nuove che le chiese non possono pensare di affrontare da sole". La nostra intervista al moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini in vista del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi che si aprirà il 23 agosto a Torre Pellice (To).

Si avvicina l´annuale Sinodo delle chiese metodiste e valdesi. Un appuntamento che arriva a poche settimane dalla visita di papa Francesco al tempio valdese di Torino.

Sì, quest´anno il tema ecumenico avrà una forte concentrazione sulla valutazione della visita di papa Francesco alla nostra chiesa e sulla sua richiesta di perdono per la lunga storia di persecuzioni che abbiamo subito da parte della sua chiesa. Si è trattato di un evento che abbiamo definito storico e che speriamo apra nuove prospettive di dialogo e collaborazione. Non che non ci siano stati dialogo e collaborazione in questo ultimo mezzo secolo, ma certo la situazione generale in cui si trova il nostro paese, l´Europa, il Mediterraneo e il crescere della secolarizzazione in una società sempre più multireligiosa e multiculturale pongono delle sfide nuove che le chiese non possono pensare di affrontare da sole. Ma il Sinodo non discuterà solo del papa e del cattolicesimo: ci stiamo preparando insieme alle altre chiese protestanti italiane ed europee a celebrare nel 2017 i 500 anni della Riforma protestante, una Riforma sempre attuale perché ha prodotto una versione del cristianesimo libera da orpelli che la appesantiscono e che punta all´essenziale della fede, in una prospettiva di servizio, di condivisione e responsabilità partecipativa. E naturalmente il Sinodo, come ogni Sinodo protestante, affronterà con grande trasparenza tutte le questioni interne della chiesa, della sua missione, dell´evangelizzazione, del reperimento delle necessarie risorse finanziare che, sottolineo, nel nostro caso provengono unicamente dalle contribuzioni libere e volontarie dei fedeli e dei nostri simpatizzati. Non un euro dell´Otto per mille che ci affidano i contribuenti italiani viene utilizzato per questi scopi, ma unicamente per fini sociali, assistenziali e culturali, sia tramite nostri enti sia tramite associazioni laiche e cattoliche i cui progetti selezioniamo con criteri rigorosi.

Uno dei temi in discussione, sia in aula sinodale che in occasione della serata pubblica (prevista per lunedì 24 agosto presso il tempio valdese di Torre Pellice) sarà quello dei rifugiati e dei richiedenti asilo.

«Un tema scottante, troppo strumentalizzato in chiave politica. Il problema è obiettivamente complesso e noi sollecitiamo risposte europee eque e coerenti, ma nel frattempo bisogna soccorrere queste migliaia di persone che giungono nel nostro paese dopo aver attraversato sofferenze e pericoli tremendi. Le nostre chiese, limitatamente al loro numero, sono molto impegnate nell´aiuto diretto e nell´accoglienza di queste persone sia nelle chiese locali quando ci sono situazioni di emergenza - come è successo a Napoli in questi giorni - sia nelle nostre strutture, prediligendo le piccole strutture e quindi i piccoli gruppi. Devo sottolineare che in questo servizio ci troviamo spesso molto vicini a organizzazioni cattoliche, tanto che qualche volta nascono delle collaborazioni ecumeniche molto intense perché scopriamo di avere la medesima prospettiva: un servizio disinteressato alle persone nel bisogno e una visione non strumentale di possibili risposte politiche globali».

Tra i temi che infiammano il dibattito pubblico e mediatico italiano: la crisi economica e sociale; il tema della famiglia e delle unioni civili. Sono previste discussioni o ordini del giorno in merito?

«Temevamo che questa crisi economica sarebbe stata lunga e profonda e che avrebbe modificato il nostro modo di vivere e di progettare il futuro, la realtà che stiamo vivendo è persino peggiore di quanto ci aspettassimo. Nelle nostre chiese vediamo crescere la fila di persone, ormai anche italiane, che vengono a chiedere un aiuto, anche alimentare. Sono colpiti un po´ tutti i ceti economici e le varie fasce di età, non solo gli anziani e i giovani. Speriamo di uscirne presto, ma certo ne usciremo comunque tutti più poveri. Tutto ciò ha delle ripercussioni sulla missione della nostra chiesa come per le altre chiese cristiane che si occupano non solo delle anime ma anche dei corpi delle persone. Certamente ne discuteremo.

Così come discuteremo dei temi etici, sui cui il papa stesso, nel suo discorso di Torino, ha riconosciuto esserci oggi molte differenze tra cattolici e protestanti. Al Sinodo verrà presentato un documento intitolato "Famiglie, matrimonio, coppie, genitorialità" frutto del lavoro di alcuni anni di una nostra Commissione che si è confrontata con esperti vari e analizzato le esperienze e le riflessioni delle nostre chiese. Ne è emersa la necessità di parlare di famiglie al plurale, perché è plurale l´esperienza consolidata che si vive nella nostra società, così come è emersa la necessità di parlare sia di matrimonio sia di unioni stabili di coppie che non vogliono o non possono sposarsi. Così come è emersa tutta la complessità dell´essere genitori oggi. Il Sinodo dovrà, anche quest´anno, come è già accaduto in questi ultimi anni, indicare alla Commissione di lavoro come procedere per giungere, pensiamo per il 2017, a un compiuto documento sinodale su tutte queste materie».

Quest´anno ricorrono i 40 anni dal Patto di integrazione tra metodisti e valdesi...

«L´Integrazione tra metodisti e valdesi del 1975 è stata un´esperienza molto concreta di "unità nella diversità": due chiese sono diventate una ma senza schiacciare le reciproche identità o una delle due. Una prospettiva che suggeriamo anche ad altre chiese di sperimentare, come ha deciso di fare da tre anni la Chiesa riformata di Francia con la chiesa luterana: la Chiesa protestante unita di Francia che ne è nata ha ripreso alcune delle nostre esperienze italiane di integrazione tra metodisti e valdesi. Questa esperienza ha anche un valore interculturale: anche tra cristiani di radici italiane e tra cristiani di radici africane o latinoamericane o asiatiche è necessaria oggi in Italia un´integrazione che non appiattisca le differenze ma le valorizzi, arricchendole reciprocamente. E´ un processo faticoso ma è anche quello più ricco di frutti e di futuro».

Fonte: Riforma

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 1-23

Venerdì 3 Luglio

Le tue mani mi hanno fatto e formato; dammi intelligenza e imparerò i tuoi comandamenti (Salmo 119, 73)
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo, Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri (I Giovanni 3,23)

Si può comandare di credere? Si può comandare di amare? A viste umane, la risposta è no a entrambe le domande. Nel primo caso, la fede deve essere una libera adesione a una parola che ci interpella e vogliamo con forza rivendicare la nostra possibilità di scelta, soprattutto quella di sottrarci e di dire no, la risposta che ci fa sentire autonomi e maggiorenni. Nel secondo caso, riteniamo forse ancora più assurdo ordinare di provare un sentimento, l’amore, il più alto dei sentimenti, che secondo noi sfugge addirittura al controllo della nostra razionalità, come il bambino capriccioso, Cupido, con cui lo rappresentavano gli antichi. Eppure la parola di Dio ci smentisce clamorosamente, riproponendoci sia il comandamento della fede in Cristo Gesù, sia il comandamento dell’amore per il prossimo. Quando Cristo Gesù ci afferra totalmente, saremo obbligati a divenire suoi schiavi, come successe fra tanti a Paolo di Tarso, servi suoi, privati del loro libero arbitrio, persone che non potranno non pregare quotidianamente «sia fatta la Tua volontà». E anche se il prossimo, magari ostile, o ributtante, antipatico, spregevole, odioso ci apparirà tutto meno che amabile, al nostro agire si imporrà perentorio l’ordine di amarlo, e non tanto a parole, ma a fatti, sull’esempio di Colui che fu capace di amare chi lo inchiodò sulla croce del Golgota.

Galati 3, 6-14; I Re 13, 1-10




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




Eventi

[<<] [Luglio 2020] [>>]
LMMGVSD
  12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


Foto gallery


Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
Via Galli Tassi, 50 - Lucca (Lucca)
C.F 92042770468

MONTE dei PASCHI di SIENA
IBAN IT20 U01030 13707 000001369792

info@luccavaldese.it
close
ACCEDI

NON SONO REGISTRATO

crea account