14 Agosto 2018
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Vivi il Sinodo con noi

08-08-2018 11:06 - Sinodo
Il ricco panorama di eventi e iniziative che accompagnano il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste

Eccoci, ci siamo: torna l´appuntamento con il sinodo delle Chiese valdesi e metodiste in Italia, in programma dal 26 al 31 agosto con un ricco programma all´interno dell´evento e intorno a esso: una settimana da non perdere. Come ogni anno cerchiamo di ripercorrere il programma invitandovi a vivere il sinodo 2018 con noi: se possibile direttamente a Torre Pellice (località in provincia di Torino, vicino a Pinerolo) oppure attraverso il nostro sito e la nostra pagina Facebook tra articoli, video, notizie e approfondimenti.

Se volete approfondire appuntamenti e programmi ecco una panoramica dei vari eventi:

DIBATTITO, INCONTRI, PREGHIERA

Cominciamo con gli appuntamenti clou, quelli più strettamente legati all´appuntamento sinodale. Il primo è quello del culto inaugurale di domenica 26 agosto alle 15.30 nel tempio di Torre Pellice. Il predicatore sarà il pastore Emanuele Fiume. Il culto sarà preceduto da un breve corteo dei membri del sinodo (pastori, deputati delle comunità locali e dei distretti, ospiti vari) che partirà dalla Casa valdese (dove i sinodali si ritroveranno alle 15) e percorrerà i pochi metri che la separano dal tempio. Si tratta di un momento scenografico, ma non folkloristico: è, in fondo, l´immagine "plastica" di una chiesa che cerca di "camminare insieme" come lo stesso termine sinodo suggerisce.

Da lunedì 27 a venerdì 31 (quando si svolgeranno le elezioni per rinnovare la Tavola e formare le commissioni d´esame sinodali del prossimo anno) si svolge il sinodo vero e proprio, all´interno della Casa valdese, con dibattiti, decisioni, confronti democratici. Il tutto sempre preceduto, ogni giorno, con la preghiera e il culto del mattino intorno alle 8.30.

Come ogni anno la serata del lunedì sarà dedicata a un dibattito pubblico: così lunedì 27 agosto alle 21 il tempio valdese di Torre Pellice ospiterà un incontro sul tema "Comunione, missione, giustizia: essere chiesa oggi in Europa".

DONNE E GIOVANI GIOCANO D´ANTICIPO

Sabato 25 agosto si terrà, nella Casa unionista di Torre Pellice, a partire dalle 14, il tradizionale "Presinodo Fgei", ovvero l´incontro della Federazione giovanile evangelica in Italia. Il tema di quest´anno è "Un riflesso chiamato casa", una riflessione sul modo di stare insieme e di vivere la chiesa a partire da un luogo simbolico come, appunto, la casa. A seguire, alle 20, la serata "En el Rio de la Plata" con la cena curata dall´Animazione giovanile del I Distretto, racconti e musica del gruppo dei "5Sola" e con ospiti speciali provenienti dal Rio de la Plata (in Argentina e Uruguay) dove esiste una numerosa presenza valdese.

Sempre nel pomeriggio di sabato 25 agosto (dalle 15 alle 17) la Federazione delle donne evangeliche in Italia e la Federazione femminile evangelica valdese e metodista presentano "A tavola con le donne", discorsi su ´diritti inviolabili´ e ´doveri inderogabili´ relativi all´universo femminile, nella Galleria d´arte contemporanea "Filippo Scroppo" di Torre Pellice . Alle 17, poi, si terrà uno spettacolo teatrale di Fiammetta Gullo dal titolo "4 donne si raccontano".

CHIESE E SERVIZIO

Immancabile e sempre denso e interessante il venerdì che precede il sinodo con la "Giornata teologica Miegge" (dedicata al pastore e teologo valdese Giovanni Miegge) organizzata dal Corpo pastorale valdese e metodista e dal Centro culturale valdese. Il tema del 2018 è "Le chiese e il loro servizio nella società": appuntamento venerdì 24 giugno nell´aula sinodale della Casa valdese a partire dalle 11 e fino alle 19.

EVENTI COLLATERALI

Impossibile riportare il programma completo della miriade di iniziative, esposizioni (non dimenticate di visitare il Museo valdese!!!) che si snodano intorno alla settimana sinodale. Ne citiamo solo alcuni come quello di sabato 25 agosto dalle 17 al tempio valdese di Torre Pellice: "Venti anni di testimonianza diaconale", la Diaconia Valdese - CSD festeggia i 20 anni di attività con un momento di riflessione su passato, presente e futuro della diaconia; poi la serata di domenica 26 agosto (ore 21, aula sinodale) sul tema "La Casa valdese: un racconto per immagini" (in occasione della fine dei lavori di ristrutturazione dello storico edificio); citiamo anche l´incontro organizzato da Mediterranean Hope e dalla Commissione sinodale per la diaconia sul tema "Costruire la solidarietà", lunedì 27 agosto dalle 12.30 alle 14.30 alla Galleria Scroppo; quindi, il concerto del Coro valdese di Torino: "Musica, simbolo e poesia: il libro dei salmi, la sera di martedì 28 agosto.

OK, MA UN PO´ DI RELAX...?

La settimana sinodale è molto densa e impegnativa per chi partecipa al sinodo o per chi lo segue, ma tranquilli: ci si può rilassare con passeggiate ed escursioni negli splendidi dintorni di Torre Pellice oppure riposarsi nell´area degli stand (con tanto di tavolini) proprio accanto all´aula sinodale tra libri, gadget, prodotti artigianali e punti di ristoro. Volendo poi, i più "temerari" possono aggregarsi alle partite di pallavolo che si giocano in maniera improvvisata e spontanea nel campetto del Collegio valdese.

Insomma, vedete che non esageriamo nel dirvi che è una settimana da non perdere? Vi aspettiamo, per vivere il sinodo con noi.

di Roberto Davide Papini



Fonte: chiesavaldese.org

Eventi

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UN GIORNO UNA PAROLA

MARTEDÌ 14 AGOSTO:

Solo in Dio trova riposo l´anima mia; da lui proviene la mia salvezza (Salmo 62,1)

Dice Gesù: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell´età presente» (Matteo 28,20)

Talvolta mi fermo un attimo, in mezzo alla confusione del giorno, chiudo i miei occhi e le mie orecchie e sono felice per un momento. Non sono sola, tu ci sei, mio Dio! In mezzo a tutto.

Christa Weiss

I Samuele 17,38-51; Giovanni 10,22-30

PREGHIERA

Signore nostro Dio,
dacci di guardare al mondo in
cui ci hai messi con gratitudine,
come allo spazio che ci hai dato
perché ne gioissimo insieme a
tutti gli umani. Dacci di guardare
al mondo in cui ci hai messi
con responsabilità, e non come
padroni che non conoscono
limiti. Dacci di guardare agli
altri umani come esseri solidali
accomunati a noi dai nostri errori
e dalla tua promessa di vita.
Amen

IL SERMONE DI STEFANO

Marco 1,14-20

domenica 21 gennaio 2018 - Omelia presso la Cattedrale di Lucca durante la SPUC

"Convertitevi e credete al Vangelo". Care sorelle e cari fratelli, convertirsi significa cambiare rotta decisamente, in modo drastico, come sanno bene i navigatori che oggi usiamo nelle nostre auto e che insistono quando sbagliamo strada: "fare inversione di marcia appena possibile".

E spesso consideriamo questa conversione in relazione ad una cattiva abitudine, che chiamiamo peccato.
Ma qui l´vangelo di Marco presenta un cambiamento di rotta per andare verso qualcosa di bello, anzi di bellissimo, che attrae e che che conquista:
La persona di Gesù.

Queste sono le prime parole della predicazione di Gesù in Marco.
Giovanni il battista è fermo, prigioniero: Gesù al contrario cammina, inizia il suo movimento e il suo ministero. Dicendo: il tempo è compiuto, il regno è vicino.
Convertitevi, e credete al vangelo, cioè alla buona notizia, una buona notizia che si capisce subito, ha molto a che fare con questo giovane uomo che predica, anzi, lui è la buona notizia. Se ne accorgono ben presto le persone che lo seguono.
Tra queste persone ci sono i primi quattro discepoli, che lui chiama mentre sono immersi nella loro normale vita quotidiana di pescatori della Galilea.
Interessante che un simile invito ci venga rivolto in questa domenica nella settimana di preghiera per l´unità dei cristiani: occasione per cui mi trovo qui, in questa chiesa che è il cuore della Diocesi di Lucca: grazie vescovo Italo, grazie don Mauro Lucchesi per l´invito e per l´accoglienza.
Che cosa può dirci questo vangelo di oggi a livello ecumenico? Vi propongo tre percorsi di riflessione.

Il primo: cosa vuol dire convertirsi in senso ecumenico? il nostro ecumenismo ha bisogno di conversione? Qualcuno ha detto - don Mauro me lo ha ricordato ieri sera - che noi cristiani delle diverse chiese siamo come i raggi di una ruota, e al centro c´è Cristo. Più ci convertiamo insieme, e più andiamo verso il centro della ruota.
La conversione non è un movimento disordinato o a zig-zag che ci porta in direzioni diverse, come le nostre divisioni hanno fatto nei secoli: la conversione è un´esperienza tanto spirituale quanto umana che ci porta per forza verso il centro della nostra comune fede, che è Cristo.
E quel vangelo, quella buona notizia a cui Cristo ci invita a credere, è la stessa buona notizia per noi tutti e tutte: la buona notizia di un Dio follemente innamorato dell´umanità che ci cerca, ci perdona, ci ama, ci salva.
In senso ecumenico convertirsi significa fare la stessa strada verso Dio, rinunciare insieme a ciò che ci rallenta in questo cammino, come i pregiudizi, la scarsa conoscenza tra di noi, la paura infondata di contaminarci. Convertitevi e credete all buona notizia.

La seconda riflessione: cosa vuol dire seguire Cristo in senso ecumenico?
in che modo lo seguiamo? facciamo a gara per vedere quale chiese sia la più brava? lo seguiamo perché nessuno in fondo è bravo a seguirlo come noi? o come due amici seduti in riva al lago, cerchiamo di pescare più uomini dell´altra chiesa, di convertire più fedeli degli altri?
O non è in fondo anche questo un segno di unità? seguire Cristo: quante storie di vita e di fede sono presenti qui oggi in ciascuno e ciascuna di noi. Storie vere, vissute, fatte di certezze e di dubbi, di gioie e di dolori, tutte accomunate dall´esperienza di aver voluto un giorno seguire questo Gesù.
In senso ecumenico seguire Cristo significa di nuovo caminare insieme, anche se per sentieri diversi, dietro alla stessa identica persona. Dietro, e non davanti, antica tentazione di tutti, specie dei ministri delle chiese. A ragione le nuove traduzioni della Bibbia preferiscono tradurre "venite dietro a me" invece del classico "seguimi". Non si sa mai.

Terza riflessione: è curioso che la chiamata sia rivolta ai primi quattro discepoli mentre si trovano su due barche diverse, anche se in fondo si fa la stessa cosa, lo stesso mestiere di famiglia.
La barca è un antico simbolo della chiesa. Forse mi azzardo forzando il testo, ma penso alle nostre barche, alle nostre chiese.
E poi, altra curiosità o coincidenza, su queste barche si trovano Simon-Pietro, Andrea, Giovanni, grandi protagonisti nella compagnia dei dodici, e per alcuni teologi simbolo Simon-Pietro dei cattolici, Andrea degli ortodossi, Giovanni dei protestanti (anche se altri giustamente propongono Paolo piuttosto che Giovanni). Può suonare strano, ma per seguire Cristo devono lasciare la loro barca. Non fraintendermi: non è un invito a lasciare le nostre chiese, ma piuttosto questo lasciare la barca sembra dirci di non fare della propria chiesa una realtà assoluta e dominante, l´unica vera barca che esista, quella più barca delle altre barche, più chiesa delle altre chiese.
E´ un´altra la barca alla quale Gesù li chiama, una barca che attraverserà i secoli, fatta da diversi ambienti, con diverse vele, pronta ad accogliere uomini e donne di ogni lingua, popolo e nazione, in ogni tempo, con il miracolo più grande di tutti: al governo della barca ha lasciato noi, che rispetto a Dio è come lasciare il timone in mano a certi capitani della Costa Concordia. Eppure siamo arrivati fino ad oggi, perché in fondo al timone c´è sempre stato lui, a soffiare sulle vele c´è sempre stato lo Spirito, nonostante i nostri calcoli e i nostri errori di navigazione.
Più abbandoniamo la presunzione di essere nella vera barca, e più diventiamo insieme equipaggio dell´avventura più straordinaria della storia: quella di un Dio che si fa uomo, e che facendosi uomo ci apre l´orizzonte della salvezza e della speranza. A questo servono le nostre barche, le nostre chiese: ad essere il luogo, le comunità dove gustiamo e condividiamo questa avventura.

Care sorelle, cari fratelli,

insieme riconosciamo che il tempo è compiuto, perché quel tempo ha cambiato le nostre vite e trasfigura ancora oggi il nostro tempo. Sul piano ecumenico resta ancora qualcosa di incompiuto: noi oggi abbiamo condiviso l´ascolto e l´annuncio della Parola, ma non possiamo celebrare insieme l´eucaristia. Questo segno incompiuto ci sprona a lavorare e pregare ancora perché un giorno sia possibile.
Insieme ci convertiamo ancora, giorno dopo giorno, e il nostro conoscerci e camminare insieme è un aiuto importante per la nostra conversione: proprio in questa settimana verrà definito l´atto fondativo di un centro Ecumenico qui a Lucca, che porterà il nome di due testimoni del vangelo: il vescovo Giuliano Agresti e il pastore Domenico Maselli.
Insieme riconosciamo che il regno è vicino, e insieme siamo mandati a dirlo al mondo, al quale in un certo senso dobbiamo restituire e raccontare il nostro cammino verso l´unità come garanzia e testimonianza della nostra fede: unità a partire dalle nostre differenze, o meglio nonostante le nostre differenze.
Insieme lasciamo le nostre barche e riconosciamo di far parte di una barca più grande, che annuncia la buona notizia di un Dio che abbatte i pregiudizi e le separazioni della storia per fare di noi, parti diverse di una sola realtà, il corpo di Cristo presente oggi nel mondo e nella storia.

Amen!

LIBRI

PARLACI DELLA VITA


Il libro in pillole
•Un commento con occhi perlopiù cristiani al classico di Kahlil Gibran
•Una breve meditazione sui piccoli e grandi quesiti del Profeta
•Con insolite preghiere per momenti di spiritualità personale o di gruppo

Gibran è punto di incontro tra culture, religioni e spiritualità diverse. Ha donato a generazioni di lettori una sapienza moderna che abbraccia i grandi temi della laicità e le più profonde immagini di una fede universale.
Con un commento a Il Profeta che ne affianca gli ampi estratti e i temi affrontati con preghiere insolite e con brani biblici, l’Autore propone un gioco di rimandi per scoprire un testo attraverso l’altro.

«Se Khalil Gibran è un autore-ponte tra Oriente e Occidente, tra spiritualità e poesia, tra fedi e culture diverse, lo stesso Profeta è un libro-ponte, una sorta di Bibbia laica che abbraccia i temi universali della vita umana come li racconterebbero, e vi rifletterebbero, un cristiano, un musulmano, un buddhista e persino un laico agnostico. Tra preghiera, meditazione e poesia, Il Profeta, al cui interno non è difficile scovare tracce bibliche, parla la lingua di un’umanità che nella sua parte più profonda, consapevolmente o meno, pensa, medita e prega al di là dei confini geografici e politici, che appartiene a tutte le religioni e a nessuna, a tutte le culture e a nessuna».
Stefano Giannatempo

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