11 Dicembre 2019

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Vivere la chiesa «in compagnia di molti altri»

17-09-2017 18:21 - Sinodo
La chiesa valdese è una chiesa di laici. Non c´è un ordine sacerdotale. L´unico sacerdozio è quello universale dei battezzati. I laici, pertanto, si trovano a svolgere importanti compiti di responsabilità all´interno di organi collegiali di governo eletti da assemblee che verificheranno in seguito il loro operato. Avere chiaro ruoli e funzioni che si è chiamati a svolgere è un presupposto fondamentale per operare al meglio. A questo proposito la Tavola Valdese, su indicazione del Sinodo 2015 e avvalendosi dell´aiuto di una commissione, ha elaborato un manuale rivolto in particolare a chi si trova a svolgere un ministero specifico: quello di membro del consiglio di chiesa, l´organo di governo delle comunità locali. Un libretto denso e articolato, pieno di utili indicazioni e linee guida volte a chiarire bene compiti e funzioni dell´anziano di chiesa ma non solo: il manuale si presenta anche come un utile materiale di edificazione per la vita di tutti i credenti che possono ritrovarvi il senso più profondo della propria ecclesiologia.
Al pastore Italo Pons, membro della Tavola Valdese e coordinatore della commissione che ha realizzato il prezioso manuale, rivolgiamo alcune domande.

Da dove nasce l´esigenza di un manuale di questo tipo?

Molto spesso i nuovi membri dei consigli di chiesa (o concistori per le chiese autonome) entrano nelle loro funzioni senza indicazioni precise su quello che devono fare e su come farlo. Se è vero, per quanto concerne la soluzione delle problematiche, che tutti i nostri organi sono collegiali, è altrettanto vero che bisogna chiarire meglio quali sono i compiti della funzione alla quale si viene chiamati. Il consiglio di chiesa è un organismo composto da anziani, diaconi e pastori. Le discipline e le liturgie d´insediamento forniscono indicazioni precise. Il manuale non le sostituisce, ma ne approfondisce taluni aspetti alla luce delle premesse bibliche e degli aspetti organizzativi della chiesa. L´uso migliore di questo strumento, secondo me, è quello di fornire degli stimoli, provocare delle domande riguardanti la conduzione della vita di una comunità. Ci sono gli aspetti amministrativi, trattati con indicazioni che possono essere di grande utilità ma non mancano gli aspetti che concernono il ministero. L´anziano/a è un elemento di collegamento tra i vari membri della comunità: è chiamato a esercitare la discrezione, vigilare, visitare, applicarsi nel discernimento dei doni presenti nella comunità locale. Il sacerdozio universale dei credenti non significa che tutti sono diaconi, anziani e pastore/i. La domanda da porsi è: cosa significa svolgere quel determinato compito? Come svolgerlo? Il manuale stimola queste domande.

I membri del consiglio di chiesa hanno un ruolo di guida e di accompagnamento dei credenti. Come si può conciliare questo loro compito con la crisi d´autorità che segna i nostri tempi?

Assocerei la parola guida alla parola visibilità (che non è sinonimo di "apparire"). Il membro del consiglio è visibile, la comunità lo ha chiamato a un compito che dovrà esercitare con umiltà, ma anche con lucidità: dovrà onorare pienamente questa chiamata particolare. La sua posizione non comporta dei privilegi, si tratta di svolgere un servizio richiesto. In questo senso l´anziano ha un grande credito di fiducia. Dovrà sapersi spendere con le sue energie e la sua intelligenza in questo servizio, coltivare la sua pietà personale attraverso la lettura della Parola di Dio e la preghiera, conoscere i membri di chiesa, ascoltarli. Probabilmente il ruolo di "guida" nasce dalla pratica dell´ascolto di sé stessi e poi degli altri. L´autorevolezza scaturisce da queste premesse. Dalla società civile, dal mondo della scuola, dell´amministrazione, della ricerca, dell´assistenza provengono molti nostri membri di chiesa che siedono nei nostri consigli. Sono un potenziale che dobbiamo valorizzare. Altri attendono che gli rivolgiamo vocazione, possiamo proseguire senza troppi timori.

La confusione che domina il nostro presente, non solo all´interno della chiesa, può minare le basi della nostra fede?

Non dobbiamo accettare passivamente la confusione che domina l´oggi. Per essere propositivi si deve partire da una visione chiara dei compiti che ci attendono. La parte più attiva di una comunità, in questo caso un consiglio di chiesa, ha questo dovere. Il manuale mi pare offra molti spunti in questa direzione. La fede ha necessità di essere nutrita e sostenuta dalla Parola e dai sacramenti. Per una chiesa che fa riferimento alla Riforma i ministeri hanno il compito, nella loro pluralità, di indicare proprio nei momenti di maggiore difficoltà che si può resistere alla forza che vorrebbe farla sprofondare. È importante ritrovare il senso più profondo della nostra ecclesiologia, la quale non va mai data per scontata. Pertanto era necessario rileggere e ridefinire le funzioni partendo da un esame delle Scritture, risituandole nella prassi della chiesa.

Il manuale accosta testimonianze del presente a quelle di autorevoli figure del passato. Quanto è importante per una chiesa rimanere nel solco della propria "tradizione"?

Abbiamo scelto solo alcune testimonianze del passato: poche "pietre preziose" senza alcuna intenzione di essere esaustivi. Ma occorre rileggerle alla luce del nostro tempo. Non veniamo dal nulla ma siamo radicati come piante nel terreno, pronte a dare frutto. Al contempo abbiamo il compito di innovare, di trovare delle risposte per il nostro presente. Possiamo farlo con libertà ma anche con fedeltà al lascito che abbiamo ricevuto da chi ci ha preceduto. Il manuale non è frutto del lavoro di un singolo ma di tante persone che hanno offerto il loro contributo: una collegialità che mette insieme sensibilità ed esperienze diverse. È stato realizzato «in compagnia di molti altri», per dirla con il libro degli Atti. I ministeri nella chiesa rispondono proprio all´esigenza di fare le cose insieme. Essi traggono la loro forza dall´Esterno, ma questa forza si deve sperimentare in "compagnia" di altri e altre.

per scaricare il mansionario: https://www.chiesavaldese.org/documents/mansionario_cdc.pdf


Fonte: Chiesavaldese.org

UN GIORNO UNA PAROLA

D I C E M B R E
Versetto del mese:
““...chi di voi cammini nelle tenebre, privo di luce,confidi nel nome del Signore
e si appoggi al suo Dio”
(Isaia 50,10b)


Salmo della settimana: 80

Mercoledì 11 Dicembre

Noè trovò grazia agli occhi del Signore (Genesi 6, 8)
Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede (Colossesi 2, 6-7)

Dio donaci un cuore che arda di amore per te fino alla fine della vita e che nulla mai ci separi da Te.
Charles Wesley

Apocalisse 2, 1-7; Isaia 45, 9-17


Preghiera


Signore, insegnaci a confessare il nostro
peccato. Dacci intelligenza, per comprendere
quanto esso sia divenuto parte di
un sistema economico e culturale che
genera miseria.
Dacci compassione per evitare di rimanere
prigionieri del risentimento e della
vendetta dei torti subiti.
Dacci creatività, per trovare i modi possibili
per rimediare ai nostri errori.
Dacci speranza, per scongiurare che il
nostro peccato ci getti nella tristezza e
nella depressione.
Dacci fede, per credere che per quanto
grande sia il nostro peccato,
la tua grazia è sempre e comunque
sovrabbondante, in Cristo Gesù, nostro
Signore.





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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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