01 Agosto 2021
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Verso il Natale con Marco

06-12-2013 12:05 - Fede e spiritualità

In Marco, il racconto del Natale è sostituito, in modo forse un po´ brutale, dall´appello alla conversione. L´Evangelo non è (solo) la sto­ria del bambinello riscaldato dall´asino e dal bue ma è soprattutto un appello a cambiare vita, ad accogliere l´invito di Gesù a seguirlo
Gianni Genre


L´Evangelo di Marco, che è il più antico, il più conciso, racconta la storia di Gesù in modo essenziale, sebbene con un´intenzione e un piano teologici assai articolati. In origine si dice che fosse proclamato per intero nella notte del battesimo, a chi diventava cristiano.

Marco si apre con la predicazione di Giovanni il Battista che grida nel deserto

Marco si apre con la predicazione di Giovanni il Battista che grida nel deserto per chiamare uomini e donne a cambiare vita. E, fatto miracoloso, questo avviene, la gente risponde, accoglie il battesimo di pentimento. Mentre a Gerusalemme si svolgono le funzioni religiose, nel deserto la Parola viene proclamata e ascoltata. Il deserto gioca un ruolo fondamentale nella Bibbia: è luogo in cui si viene messi alla prova ma anche il luogo dell´incontro con Dio. Fra coloro che vengono a farsi battezzare vi è un uomo di Nazareth di Galilea... Marco ha poco interesse per la «biografia» di Gesù, infatti mancano episodi particolari che riguardano la vita del Nazareno. Gesù entra in scena quando già è adulto ed è immediatamente qualificato come il «Figlio di Dio». Ma allora cosa ne facciamo di questo testo per prepararci al Natale? Personalmente incontro un numero crescente di persone che non sono affatto entusiaste all´idea di dover vivere, ogni anno di nuovo, tutto il bailamme cui il periodo natalizio ci condanna. Tante persone hanno ragione, oggi, a ricordarci che la voce di Dio non si può percepire nell´agitazione e nel baccano che caratterizza questo periodo; la si può rintracciare solo nel silenzio del «deserto». Saint- Exupéry, ne Il Piccolo Principe, scriveva che ciò che abbellisce il deserto è che esso nasconde un pozzo da qualche parte. La gente di Giudea e di Gerusalemme si reca nel deserto perché sa di potervi trovare un pozzo di acqua viva, una parola che la restituisce alla dignità, alla speranza, che l´apre all´avvenire e all´eternità. Ecco come ci si prepara al Natale seguendo Marco. Insomma, per tutti noi può essere interessante venire invitati a Natale da Marco, l´evangelista dell´essenziale. Lasciamoci abitare, almeno un po´, dalle domande e dagli appelli che vediamo popolare il racconto di Natale che in Marco non c´è. Sono consapevole del pericolo che sempre corriamo quando ci avventuriamo sul terreno del «non detto», delle riflessioni che partono non da quello che viene detto (o scritto), ma da ciò che non viene detto o non è stato scritto. Ma vale la pena di correre questo pericolo. Nel Natale di Marco, le omissioni pesano parecchio. Anzitutto perché egli, certamente, sapeva, ma non dice. Sapeva che cosa era successo a Betlemme e poi a Nazareth. Conosce e parla dei fratelli e delle sorelle di Gesù; è il solo tra gli evangelisti a ricordarsi che la sua stessa famiglia lo aveva preso per pazzo, a un certo punto (3, 21). È il solo a ricordarsi che Gesù non solo era figlio di un falegname, ma era stato falegname egli stesso (6, 3). E così via...

Marco sa e conosce molti dettagli della vita di Gesù (e gli altri evangelisti attingeranno da lui) ma non parla di Natale

Marco sa e conosce molti dettagli della vita di Gesù (e gli altri evangelisti attingeranno da lui) ma non parla di Natale. Parla - appena Gesù entra in scena, dopo essersi fatto battezzare - di «conversione». Il racconto del Natale è sostituito, in modo forse un po´ brutale, dall´appello alla conversione. L´Evangelo non è (solo) la storia del bambinello riscaldato dall´asino e dal bue ma è soprattutto un appello a cambiare vita, ad accogliere l´invito di Gesù a seguirlo, a mettersi alla sua sequela. Il messaggio di Natale di Marco è perciò molto semplice, una parola essenziale: «Seguitemi e farò di voi pescatori di uomini». «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino: ravvediti, fratello o sorella, e credi all´Evangelo». Proprio questo appello vuole essere il regalo, il migliore regalo che Marco vuole farci a Natale.

Si arriva al Natale, secondo Marco, solo se ti ravvedi, e segui Gesù.

Si arriva al Natale, secondo Marco, solo se ti ravvedi, e segui Gesù. Vi sono tante vantaggi (o conseguenze) ad avviarsi verso il Natale con Marco, cioè ad accogliere il dono della sequela. Accennerò solo a tre di questi: 1) Sappiamo bene che per molti «aspiranti credenti» quali tutti noi siamo, alcune delle affermazioni proprie degli altri Evangeli sono difficili da credere e anche solo da comprendere: l´idea della verginità di Maria, del concepimento a opera dello Spirito Santo, della cometa che guida i saggi venuti dall´Oriente (per Matteo e Luca), della pre-esistenza del Logos, della Parola eterna di Dio che si incarna in Gesù di Nazareth... Proprio nelle pagine dei racconti di Natale c´è un concentrato dogmatico, pieno di suggestioni e di piste di riflessione interessantissime, ma per molti nostri contemporanei un po´ in contraddizione con il proprio sentire e la propria razionalità. Ebbene, in Marco tutto questo non c´è. Si può avere l´Evangelo, nella sua interezza, nella sua integrità, anche senza tutto questo. Marco autorizza a mettere da parte queste questioni delicate e impone alle chiese - a cominciare dalle nostre- di accogliere in modo pieno anche coloro che non sono convinti di questi dogmi. L´Evangelo non si gioca lì, su quelle questioni, ma sul discepolato, al quale siamo tutti invitati. 2) Natale non è una bella festa per tutti. Per molti, anche per molti di noi, Natale, con tutta la retorica che porta con sé, può essere un momento di estrema tristezza... il ricordo forse di Natali passati accanto a persone che oggi non ci sono più, al nostro fianco; di giornate piene di luce, quando ci sentivamo circondati e forti e benedetti... e magari oggi tutto questo non c´è più, o è incrinato da un lutto non ancora del tutto elaborato, da una malattia non governata, da un senso di solitudine che può essere affettivo o semplicemente interiore. A tutte queste persone l´Evangelo di Marco dice che a Cristo non importa affatto se ci dimentichiamo, per così dire, del suo «compleanno». L´importante è invece sapere che, in mezzo alla malinconia o alla solitudine, nel bel mezzo della tua oscurità, la luce risplende, e non potrà essere soffocata. 3) Il quinto dell´umanità che si prepara a festeggiare il Natale è costituito da quella parte della popolazione che consuma di più: consuma gli undici dodicesimi delle risorse di questo nostro pianeta. L´invito al ravvedimento che in Marco prende il posto dell´Evangelo del Natale non ci chiede forse anche di volgere il nostro sguardo verso quella maggioranza della nostra umanità che oggi non festeggia il Natale perché non vuole, o non può farlo? Forse che, già 2000 anni fa, Marco non fosse - segretamente, e senza polemica alcuna - al fianco di quelle persone e che, per questa ragione, abbia personalmente lasciato da parte ogni retorica e ogni accenno al Natale...?

Ecco il Natale di Marco. Siamo all´inizio, all´inizio della buona notizia di Gesù Cristo

Ecco il Natale di Marco. Siamo all´inizio, all´inizio della buona notizia di Gesù Cristo che gli abitanti di Giudea e di Gerusalemme hanno ascoltato e che ha cambiato la loro vita. Vogliamo anche noi prestare orecchio a questa Buona Notizia che è il modo migliore per prepararci al Natale? Facciamolo con Marco e la nostra vita sarà una vita convertita.

(Seconda di una serie di quattro meditazioni)
( 3 dicembre 2013)

Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
A G O S T O
Versetto del mese
Signore, porgi l orecchio,e ascolta!
Signore, apri gli occhi e guarda!
(II Re 10,16)



Salmo della settimana: 14


Domenica 1° Agosto
A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà (Luca 12,48)

Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze (Deuteronomio 6,5)
Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo (I Giovanni 4,19)


E’ possibile amare Dio con mezzo cuore? E’ possibile provare un sentimento con solo un pezzo di cuore? Si può immaginare che il cuore sia composito. Effettivamente la tradizione rabbinica dà un suggerimento per certi versi sconcertante: si deve amare Dio sia con l isinto del bene, sia con l istinto del male. Infatti nell’uomo vi è una natura doppia, nel profondo, che lo costringere perennemente a scegliere. Ora, se è chiaro che cosa vuol dire amare Dio con la componente positiva, bisogna capire che cosa significhi amare Dio con quella negativa. Suggerisco che io pratico una forma di amore verso Dio nel momento in cui domino l’istinto del male, indirizzando verso Dio la capacità di dominare la tendenza malvagia.
Benedetto Carucci Viterbi


Matteo 13, 44-46; Filippesi 3, 4b-14; Geremia 1, 4-10









Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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