05 Agosto 2021
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Venite, tutto è pronto

26-01-2016 09:04 - Bibbia e attualità
Commento a Luca 14, 17 di Emanuele Paschetto

Il Signore benedirà quelli che lo temono, piccoli e grandi
Salmo 115, 13

Venite, perché tutto è già pronto
Luca 14, 17


Questa frase è inserita nella parabola cosiddetta del «Gran Convito», preparato da «un uomo», come ci racconta Gesù, senza scendere in particolari sul perché del banchetto e sul criterio con cui «molti» vengono invitati.

È una frase che dovrebbe indicare l’inizio della festa, con l’arrivo degli ospiti, per concludere, caso mai, con la descrizione delle varie portate e dell’allegria conviviale.

E invece diventa una frase che indica una svolta drammatica nella vicenda, perché le persone con cui il padrone di casa avrebbe gradito festeggiare dimostrano una scortesia villana verso chi li invita, accampando scuse risibili per non presentarsi. Sono i motivi banali per i quali anche oggi noi decliniamo spesso certi inviti che riteniamo sgraditi: la famiglia, il lavoro, gli affari.

Noi, che sappiamo bene chi è il padrone di casa e chi erano gli invitati, siamo pronti a puntare il dito contro Israele che non ha riconosciuto nel servo che li invitava, il Messia tanto atteso. E pensiamo di identificarci con la seconda e la terza ondata degli invitati: noi siamo coloro che sostituiscono nel banchetto del Regno di Dio coloro che si sono autoesclusi.

Anzi, forse riteniamo che l’invito primario sia ormai per noi cristiani, nuovo popolo di Dio e crediamo di aver risposto positivamente perché siamo battezzati, o confermati, membri di chiesa ai quali il posto nel convito è garantito. Non ci rendiamo conto che anche noi anteponiamo i nostri interessi di famiglia, denaro, lavoro all’invito a entrare nella casa del Signore.

«Venite, tutto è pronto» ci viene detto al momento in cui celebriamo la Cena del Signore e dimentichiamo che il banchetto simboleggiato da questo gesto è il banchetto gratuito al quale – secondo Isaia – sono invitati tutti i popoli e che nostro compito è far diventare nostri commensali ogni uomo ed ogni donna del nostro tempo. Il cibo che Dio ci dona, di qualunque natura esso sia, deve essere cibo condiviso e nostro compito è estendere a ogni creatura l’invito a nutrirsene.

Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2021
A G O S T O
Versetto del mese
Signore, porgi l orecchio,e ascolta!
Signore, apri gli occhi e guarda!
(II Re 10,16)



Salmo della settimana: 14


Mercoledì 4 Agosto


Gioisco della tua parola, come chi trova un grande bottino (Salmo 119, 162)
Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna (Giovanni 6, 68)


Signore, conserva per me la tua parola, il dono nobile, questo tesoro, perché io metto al di sopra di ogni bene e della più grande ricchezza. Se la tua parola non dovesse più essere applicata, su che cosa dovrebbe basarsi la fede? Io non mi occupo di mille cose, ma solo di mettere in pratica la tua parola.
Nikolaus Ludwig von Zinzendorf





I Corinzi 10, 23-31; Atti egli apostoli 28,17-31






Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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