01 Ottobre 2020
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Venerdì Santo e Pasqua di Risurrezione

25-03-2016 08:45 - Fede e spiritualità
La celebrazione del Venerdì Santo non può prescindere dalla Pasqua. Non si tratta di due eventi distinti che vivono di vita propria, uno indipendentemente dall’altro. La morte di Gesù sulla croce avrebbe solo un messaggio chiaro: Gesù fallisce, la sua predicazione è invalidata, Gesù è respinto da Dio e dagli esseri umani.
Per questo i suoi discepoli lo abbandonano: perché la croce è, in sé, il segno dell’ira di Dio, è ignominia, vergogna. Per questo il gruppo dei discepoli si disperde e qualcuno rinnega di essere perfino stato con Gesù e di averlo conosciuto.

Pasqua non è neppure da intendere come la riparazione del danno provocato dalla croce il Venerdì Santo. I due eventi, insieme, ci danno la comprensione della rivelazione di Dio: in Gesù, Dio stesso è presente in maniera semplicemente unica perché l’amore di Dio diventi per noi comprensibile e accessibile.
Pasqua getta una luce sulla croce.

La croce, da sola sarebbe intesa come una catastrofe, ma alla luce della risurrezione del Cristo scopriamo che la potenza di Dio è, invece, esaltata precisamente nello scherno della croce.
Pasqua spiega il senso del Venerdì Santo.

L’incontro dei discepoli con il Risorto rivela loro che Dio si dichiara a favore del Crocifisso.
Pasqua è quell’azione di Dio che indica la croce.

Qui il Risorto rivela tutto l’amore del Padre, e Pasqua impedisce di fermarsi alla debolezza e all’impotenza della croce. Tuttavia, Dio è così grande che si rivela a noi come il più piccolo, è così alto che può essere il più basso, è così ricco che può spogliarsi di tutto, è il Signore sovrano che ci viene incontro come servo.

Questo è Dio: l’Onnipotente che liberamente sceglie di abbassarsi ed essere impotente come noi, per venirci incontro con il suo amore soverchiante. Questa storia di morte e risurrezione, di Venerdì Santo e Pasqua, è l’evento centrale della fede, il messaggio che ci permette di riempire di significato il nostro presente e, oltre, di vedere un futuro di speranza.



Fonte: Chiesavaldese.org
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

O T T O B R E
Versetto del mese:
“Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare,
e pregate il Signore per essa;
poiché dal bene di questa dipende l vostro bene”
(Geremia 29,7)


Salmo della settimana : 125



Giovedì 1° Ottobre

Poiché il tuo cuore è stato toccato, poiché ti sei umiliato davanti a Dio, anch’io ti ho ascoltato, dice il Signore (II Cronache 34,27)
Paolo scrive:«Io sono il minimo degli apostoli, e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono» (I Corinzi 15,9-10)

Ti prego di venire nel mio cuore, perché ispirandolo a desiderarti tu lo rendi pronto a riceverti.
Agostino di Ippona


Esodo 23, 20-27; II Corinzi 12, 1-10





Preghiera

Donaci coraggio, o Signore.
Il coraggio dell’iniziativa
e il coraggio della disciplina.
Più amore, Signore, più autenticità.
Il coraggio di agire
e di agire senza temerità.
Più coerenza, Signore, più slancio.
Il coraggio della continuità e il
coraggio di un costante adattamento.
Più generosità, Signore,
più comprensione.
Il coraggio
di saper stare spesso soli
e quello di sempre ricominciare.
Più sincerità, Signore, più amicizia.
Il coraggio di non irritarsi
e rimanere sempre padroni di sé.
Più delicatezza, Signore, più carità.
Il coraggio di trovare sempre
un po’ di tempo per meditare e pregare.
Più fede, Signore, più luce:
nel desiderio urgente
di bontà e giustizia.
Ediz. Paoline




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COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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