04 Luglio 2020
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Venerdì Santo e Pasqua di Risurrezione

25-03-2016 08:45 - Fede e spiritualità
La celebrazione del Venerdì Santo non può prescindere dalla Pasqua. Non si tratta di due eventi distinti che vivono di vita propria, uno indipendentemente dall’altro. La morte di Gesù sulla croce avrebbe solo un messaggio chiaro: Gesù fallisce, la sua predicazione è invalidata, Gesù è respinto da Dio e dagli esseri umani.
Per questo i suoi discepoli lo abbandonano: perché la croce è, in sé, il segno dell’ira di Dio, è ignominia, vergogna. Per questo il gruppo dei discepoli si disperde e qualcuno rinnega di essere perfino stato con Gesù e di averlo conosciuto.

Pasqua non è neppure da intendere come la riparazione del danno provocato dalla croce il Venerdì Santo. I due eventi, insieme, ci danno la comprensione della rivelazione di Dio: in Gesù, Dio stesso è presente in maniera semplicemente unica perché l’amore di Dio diventi per noi comprensibile e accessibile.
Pasqua getta una luce sulla croce.

La croce, da sola sarebbe intesa come una catastrofe, ma alla luce della risurrezione del Cristo scopriamo che la potenza di Dio è, invece, esaltata precisamente nello scherno della croce.
Pasqua spiega il senso del Venerdì Santo.

L’incontro dei discepoli con il Risorto rivela loro che Dio si dichiara a favore del Crocifisso.
Pasqua è quell’azione di Dio che indica la croce.

Qui il Risorto rivela tutto l’amore del Padre, e Pasqua impedisce di fermarsi alla debolezza e all’impotenza della croce. Tuttavia, Dio è così grande che si rivela a noi come il più piccolo, è così alto che può essere il più basso, è così ricco che può spogliarsi di tutto, è il Signore sovrano che ci viene incontro come servo.

Questo è Dio: l’Onnipotente che liberamente sceglie di abbassarsi ed essere impotente come noi, per venirci incontro con il suo amore soverchiante. Questa storia di morte e risurrezione, di Venerdì Santo e Pasqua, è l’evento centrale della fede, il messaggio che ci permette di riempire di significato il nostro presente e, oltre, di vedere un futuro di speranza.



Fonte: Chiesavaldese.org

UN GIORNO UNA PAROLA

2020

L U G L I O
Versetto del mese:
L’angelo del Signore tornò una seconda volta,
toccò Elia, e disse:
«Alzati e mangia, perché il cammino è troppo lungo per te»
(I Re 19, 7)



Salmo della settimana : 106, 1-23

Sabato 4 Luglio

Il Signore dice: «Io mi volgerò verso di voi, vi renderò fecondi e vi moltiplicherò e manterrò il mio patto con voi» (Levitico 26, 9)
Tutte le promesse di Dio hanno il loro «sì» in lui; perciò pure per mezzo di lui noi pronunciamo l’Amen alla gloria di Dio (II Corinzi 1, 20)

Noi diciamo Amen. E ciò rimane vero per sempre, poiché in tutto e per tutto noi siamo consacrati/e al Nome che ci vince con l’amore; e perciò noi siamo uniti/e gli uni alle altre.
Ermuth Dorothea von Zinzendorf

Giona 3, 1-10; I Re 13,11-34




Preghiera


Signore,
nella nostra stanchezza poni su di
noi la tua mano che ridona vigore;
Fa’ soffiare il tuo Spirito che dona
vita nuova.
Non lasciare che la nostra
Esistenza si spezzi in mille
Frammenti e disperda il suo senso
In mille incombenze quotidiane.
Donaci di udire ogni giorno
di nuovo la tua chiamata a
seguire i tuoi passi sul cammino
della nostra esistenza e donaci
di saperci rispondere con fede,
speranza e amore.
Con te, Signore, c’è sempre una
parola nuova da imparare,
nuova speranza in cui
porre fiducia. La nostra vita
sia un grazie a te, un canto di
riconoscenza per la tua grazia, il
tuo perdono la tua salvezza. Nel
nome di Gesù. Amen




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COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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