14 Dicembre 2018
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Valdesi di Calabria, una storia di fede e di sangue

06-06-2018 08:42 - News
In fuga dalla Val Pellice, fondarono Guardia Piemontese. Dopo la strage del 1561 furono costretti a abiurare, ma conservano la lingua occitana e i rapporti con la terra d´origine distante mille chilometri e otto secoli

Il verde giovane e chiaro delle acacie e delle elci risale compatto i costoni, fino in cima, dove il monte si placa su un contorno ondulato e senza picchi e, qua e là, oppone al cielo ciuffi di alti pini dal grande ombrello, sentinelle immobili lassù, testimoni del tempo qui scorso più feroce che altrove.

Per giungere a Guardia Piemontese, sull´Appennino Paolano, una breve strada tortuosa, su secchi tornanti, che dalla litoranea tirrenica s´arrampica verso le alture senza perdere di vista il mare.

In quest´area compressa tra l´orizzonte di cresta e quello d´acqua, lungo fin dove sprofonda il mondo, i Valdesi giunsero nella seconda metà del XIII secolo. Provenivano dalla Val Pellice - in Piemonte, al confine con la Francia. Sfuggivano alle persecuzioni religiose seguite alla scomunica per eresia del movimento fondato da Valdo, in lieve anticipo su San Francesco nella predicazione del Vangelo in povertà. Fermarono le loro vite nelle lande montuose, seppure frettolose di scendere al mare, e incolte che il feudatario Spinelli aveva dato da coltivare, dietro un canone annuo, concedendo di creare comunità esenti dagli obblighi feudali.

Pacifici e laboriosi
Fondarono Guardia. Erano agricoltori, pastori, tessitori. Pacifici e laboriosi, praticavano in guardingo silenzio la fede contrastata con la pena di morte dalla Chiesa di Roma. Mantenevano i contatti con i luoghi d´origine attraverso i «barba», predicatori itineranti che si spacciavano per artigiani, commercianti. Parlavano e parlano in occitano, la lingua - guai a dirlo dialetto - che è fusione e variante degli idiomi del versante sabaudo e francese. Vissero in pace finché non aderirono alla riforma luterana e s´opposero alle proibizioni e agli obblighi imposti dal Sant´Uffizio.

La ribelle Guardia - imprendibile, arroccata com´era attorno alla cinta muraria e al castello - fu espugnata con un inganno simile a quello di Troia: il feudatario Salvatore Spinelli, discendente del predecessore che aveva accolto l´esodo, vi giunse con cinquanta soldati di scorta ad altri cinquanta spacciati per prigionieri e chiese che aprissero le porte per rinchiuderli nelle carceri; i cento, la notte del 5 giugno 1561, introdussero il resto dell´esercito, spagnoli comandati da Caracciolo. E fu strage.

Uomini, donne e bambini valdesi passati per le spade, cosparsi di resina e bruciati vivi, gettati dalla torre. I più, scannati al modo dei maiali, con il sangue libero di scorrere nelle strade in pendenza, fino al varco nella cinta che da allora prese il nome di «Porta del sangue». «Veniva il boia et li pigliava a uno a uno, e gli legava una benda avanti gli occhi e poi lo menava in un luogo spazioso poco distante da quella casa et lo faceva inginocchiare e con un coltello gli tagliava la gola et lo lasciava così, poi pigliava quella benda così insanguinata, et col coltello insanguinato ritornava a pigliar l´altro, et faceva di simile».

I centri valdesi sparsi intorno patirono uguale sorte. Alcuni cronisti dell´epoca stimarono duemila morti, altri si spinsero a seimila. Vittime e eventi terribili che la storia ha taciuto colpevole, a lungo, seppellendoli sotto la spessa polvere della vergogna, dell´indifferenza, del tempo capace d´oblio.

I superstiti vennero costretti a abiurare la fede e abbracciare il cattolicesimo. Per rendere palese la condizione di ex valdesi e di convertiti, su cui si continuava a dubitare, le donne erano obbligate a indossare stabilmente il «penaglio», un copricapo realizzato con intrecci di corde e che portava alla caduta dei capelli, e un grembiule lungo e ampio sopra l´abito, fosse giornaliero o quello dello sposalizio, per appiattire ogni forma di femminilità; gli uomini dovevano portare il saio di San Benito, di colore giallo e con due croci rosse, una sul davanti, una dietro. In più, a ogni uscio degli abiuranti fu imposta una piccola finestrella apribile solo dall´esterno, per consentire i controlli a sorpresa da parte dei frati domenicani che, per stabilizzare la fedeltà a Roma, dopo la strage lì hanno edificato un grande convento di cui oggi rimane soltanto uno spezzone di muro.

Il ricordo dei martiri
I vestiti tradizionali, di uso quotidiano, sono scomparsi da poco, appena trapassate le ultime generazioni che non sapevano rinunciarci.

Sopravvive tanto dell´antico esodo e della strage. Intatta la lingua, non si è mai smesso di parlare l´occitano, compare anche nelle targhe delle strade e delle piazze, accanto alla dicitura in italiano - piazza Marchese Spinelli / plaça Marqués Spinèli. Mantenuti i contatti con la valle d´origine, distante mille chilometri e otto secoli. Stabile il ricordo dei martiri. Il 5 giugno si celebra la giornata della memoria: sfila un corteo con il gonfalone per depositare una corona di alloro sulla «Roccia di Val di Pellice», il monumento, con un blocco di pietra portato dalla gemellata Torre Pellice, eretto nella piazza dove era il tempio valdese. E non dimenticano, sebbene ora siano cattolici - forse di quelli che torcono il muso, a ragione.

È diversa la Guardia Piemontese di oggi da quella dei valligiani. È protesa verso il mare giù, rimasto uguale mentre intorno tutto è mutato, con i luccichii della modernità, il disordine e la fretta dell´uomo, la campagna che odora di cemento. Molti dei lontani discendenti dei montanari della Val di Pellice hanno però tradito le alture a favore della marina e l´antico borgo medievale si spopola e annaspa la vita.

di Mimmo Cangemi



Fonte: La Stampa.it

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UN GIORNO UNA PAROLA

BUONA DOMENICA

DOMENICA 30 SETTEMBRE - 19ª DOPO PENTECOSTE

Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello (I Giovanni 4,21)

Salmo della settimana: 56
Testi per il culto pubblico: Marco 12,28-34; Romani 14,17-19
Predicazione: Giacomo 2,1-13

Testi del giorno:

Nella mia angoscia invocai il Signore; il Signore mi rispose e mi portò in salvo (118,5)

In Cristo Gesù abbiamo la libertà di accostarci a Dio, con piena fiducia, mediante la fede in lui (Efesini 3,12)

Se ero assillato da una forte angoscia, la tua fedeltà mi è stata promessa. Tu hai sorretto chi inciampava e lo strapperai sempre al precipizio. Anche quando non vedevo la strada, la tua parola me l´ha indicata. La meta era vicina.

Jochen Klepper

PREGHIERA

Signore nostro Dio,
dacci di guardare al mondo in
cui ci hai messi con gratitudine,
come allo spazio che ci hai dato
perché ne gioissimo insieme a
tutti gli umani. Dacci di guardare
al mondo in cui ci hai messi
con responsabilità, e non come
padroni che non conoscono
limiti. Dacci di guardare agli
altri umani come esseri solidali
accomunati a noi dai nostri errori
e dalla tua promessa di vita.
Amen

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