02 Agosto 2021
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Uscire dal sacro

03-01-2014 09:53 - Fede e spiritualità
Laurent Gagnebin, teologo e filosofo protestante, riflette sulla vasta operazione di desacralizzazione compiuta dal protestantesimo

I tre grandi principi che illuminano la spiritualità protestante a partire dal XVI secolo sono ben conosciuti: la salvezza attraverso la sola grazia, la sola fede e anche la sola scrittura, cioè la sola Bibbia. Ma c´è anche un´altra realtà - propria del protestantesimo - che lo anima sin dalle origini. Essa contraddistingue non solamente la sua spiritualità, ma l´insieme della società, ed è lì che risiedono le sue specificità, originalità e importanza per noi oggi. Questa realtà è una vasta operazione di desacralizzazione.

Si tratta, innanzitutto, di una desacralizzazione del tempo
, con una riduzione drastica dei giorni festivi e poi, come si afferma nella confessione di fede di la Rochelle del 1571, con il rifiuto dell´osservanza «cerimoniale dei giorni». Si rinuncia così alle feste patronali dedicate in settimana ai santi locali, mentre tutte le domeniche diventano ordinarie e si desacralizza l´intero calendario dei santi rifiutandone ormai il culto e mantenendoli vivi solamente in una sorta di memoriale, poiché i santi e le sante possono comunque restare degli esempi per tutti.

L´apostolo Paolo dice nella prima lettera ai Tessalonicesi: «Pregate senza sosta». Cosa che, da un punto di vista, può sembrare assurdo e impossibile, ma egli intende dire che possiamo pregare in qualsiasi momento e anche - aggiungerei - in qualsiasi posto. È qui, allora, che s´inserisce il concetto di desacralizzazione dello spazio: non c´è più alcun luogo sacro per i protestanti. Le chiese e i templi non sono più luoghi sacri, e nemmeno ciò che vi si trova dentro: l´altare diventa una tavola per la santa cena e non c´è più nessun culto o venerazione di reliquie. Come dice Gesù alla samaritana, infatti, «è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre».

Infine, si può parlare di desacralizzazione delle persone con l´affermazione di un sacerdozio universale secondo il quale noi siamo tutti sacerdoti: non c´è più tra Dio e noi la mediazione obbligatoria di un clero. Abbiamo un accesso diretto a Dio al quale ci rivolgiamo con il «tu», i pastori sono dei laici come tutti gli altri - anche se hanno un ministero specifico - ed è qui che risiede l´abolizione del potere e dell´autorità clericali.

Vivere in un mondo in cui non c´è più il sacro è vivere in un mondo e in una società che sono diversi, altri. Si è detto del cristianesimo che era «la religione dell´uscita dalla religione», poiché conteneva in sé, potenzialmente, questa dinamica della secolarizzazione alla quale assistiamo in effetti da molti anni. Parallelamente, si potrebbe dire, quindi, che il protestantesimo è la religione dell´uscita dalla sacralizzazione, e questo sin dalle sue origini.

Ora, quello che non si sottolinea abbastanza, è che c´è un legame molto forte - e anzi più di un legame - tra l´affermazione di un sacerdozio universale e la volontà di mettere la Bibbia, grazie ai progressi della stampa, sotto gli occhi di tutti e tra le mani di tutti. Infatti, come dice il poeta del XVII secolo Nicolas Boileau - che l´aveva capito bene - «ogni protestante divenne papa con la Bibbia in mano» (Satira XII).

Tra Dio e la nostra lettura della Bibbia non esiste più solo un clero abilitato a dire, dettare e imporre le vere e uniche interpretazione e comprensione della Bibbia stessa. Lutero, infatti, afferma che «siamo tutti ugualmente preti e cioè», precisa lui «abbiamo tutti lo stesso potere di fronte alla Parola della Bibbia». Queste due proposizioni sono talmente intrecciate tra di loro che si potrebbe altrettanto dire «abbiamo tutti lo stesso potere di fronte alla Parola della Bibbia e cioè siamo tutti ugualmente preti».

Sin dal XVI secolo si è visto nella Bibbia, la cui lettura personale era sempre più diffusa, il pericolo per eccellenza, poiché questa lettura da parte di tutti rappresentava la dissoluzione di ogni potere clericale e l´apertura a tutte le (possibili) disobbedienze. La Chiesa attraverso il suo clero non era più mediatrice tra Dio e l´uomo, e ancor meno dispensatrice di salvezza.

Sì, i veri adoratori di Dio adoreranno Dio in spirito e in verità, poiché «Dio è spirito», come dice Gesù alla samaritana: uscire dal sacro è un modo di attribuire a Dio solo la gloria. Dio, essendo spirito, appunto, non risiede in certi luoghi, in certi tempi o in certe persone. E si sa, a questo proposito, quanta importanza accordino i protestanti a Matteo 6, 6, che si potrebbe anche tradurre «e prega tuo padre che è anche lì, nel segreto».

Più tardiva, la desacralizzazione della Bibbia: volendosi avvicinare ai libri e studiarli in modo scientifico, tecnico, storico e critico, si applicherà lo stesso metodo di lettura alla Bibbia creando il metodo storico-critico che adottiamo ancora oggi la maggior parte delle volte. La Bibbia non è sacra, non è intoccabile: si sottolineano i suoi errori, le sue contraddizioni, così come si sottolinea il fatto che non è affidabile dal punto di vista storico. La Bibbia è dunque oggetto dello stesso approccio della letteratura profana, non è più infallibile del papa, e ciò ha il vantaggio di iscriverla nel panorama della letteratura mondiale.

Ma che cosa resta, allora, dell´autorità della Bibbia? Essa è di tre ordini: innanzitutto rappresenta la fonte storica della conoscenza del cristianesimo anche per un ateo, in seguito è la fonte teologica del pensiero cristiano sul piano sia teorico sia pratico, infine la sua è un´autorità relazionale ed esistenziale. Per noi la Bibbia è una presenza, ci ispira, ci sostiene, ci guida e ci incoraggia. Non è un´autorità fredda ed esteriore come se fosse un monolite caduto dal cielo, ma è una fonte di felicità, gioia, illuminazione e de-colpevolizzazione: riprendendo la formula «è la funzione che crea l´organo», è la pratica della Bibbia, cioè la sua lettura e il suo studio che fanno sì che la Bibbia stessa abbia per noi un´autorità incomparabile.

Niente più tempio, niente più sacro, niente più profano: dunque, tutta la nostra vita è ormai interamente orientata verso quanto Paolo dichiara nella prima ai Corinzi quando dice che «Dio sarà tutto in tutti».

(Dal sermone del culto di domenica 17 novembre all´Oratoire du Louvre, Parigi. Trad. dal francese di Alberto Signori)

Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
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A G O S T O
Versetto del mese
Signore, porgi l orecchio,e ascolta!
Signore, apri gli occhi e guarda!
(II Re 10,16)



Salmo della settimana: 14


Lunedì 2 Agosto

Non abbiate paura, state fermi e vedrete la salvezza che il Signore compirà oggi pere voi (Esodo 14,13)
Manteniamo ferma la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è colui che ha fatto le promesse (Ebrei 10,23)

Solleva sopra di noi, amato Signore, la luce della tua parola e mantienila alta, cosicchè brilli nei nostri cuori più alta e più forte quando tutte le tentazioni del diavolo, della morte e del peccato cercano di farci cadere nella disperazione, nello scoraggiamento e nella paura e tutto può diventare una sciagura Poichè, se tu non lo farai, allora il diavolo diventerà più forte e ci ottenebrerà e oscurerà la dolce e incipiente luce della tua parola e ci getterà in una tale disperazione che le cose per noi si metteranno peggio che mai. O Dio, rivolgi a noi il tuo volto e mantieni con forza nei nostri cuori la luce della tua valorosa parola contro l omicida, il mentitore, il diavolo, il quale vuole opprimere e soffocare in noi con l omicidio e la dottrina menzognera la medesima parola. Amen
Martin Lutero


I Re 3, 16-28; Atti degli apostoli 27, 13-44









Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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