24 Novembre 2020
News

Uscire dal sacro

03-01-2014 09:53 - Fede e spiritualità
Laurent Gagnebin, teologo e filosofo protestante, riflette sulla vasta operazione di desacralizzazione compiuta dal protestantesimo

I tre grandi principi che illuminano la spiritualità protestante a partire dal XVI secolo sono ben conosciuti: la salvezza attraverso la sola grazia, la sola fede e anche la sola scrittura, cioè la sola Bibbia. Ma c´è anche un´altra realtà - propria del protestantesimo - che lo anima sin dalle origini. Essa contraddistingue non solamente la sua spiritualità, ma l´insieme della società, ed è lì che risiedono le sue specificità, originalità e importanza per noi oggi. Questa realtà è una vasta operazione di desacralizzazione.

Si tratta, innanzitutto, di una desacralizzazione del tempo
, con una riduzione drastica dei giorni festivi e poi, come si afferma nella confessione di fede di la Rochelle del 1571, con il rifiuto dell´osservanza «cerimoniale dei giorni». Si rinuncia così alle feste patronali dedicate in settimana ai santi locali, mentre tutte le domeniche diventano ordinarie e si desacralizza l´intero calendario dei santi rifiutandone ormai il culto e mantenendoli vivi solamente in una sorta di memoriale, poiché i santi e le sante possono comunque restare degli esempi per tutti.

L´apostolo Paolo dice nella prima lettera ai Tessalonicesi: «Pregate senza sosta». Cosa che, da un punto di vista, può sembrare assurdo e impossibile, ma egli intende dire che possiamo pregare in qualsiasi momento e anche - aggiungerei - in qualsiasi posto. È qui, allora, che s´inserisce il concetto di desacralizzazione dello spazio: non c´è più alcun luogo sacro per i protestanti. Le chiese e i templi non sono più luoghi sacri, e nemmeno ciò che vi si trova dentro: l´altare diventa una tavola per la santa cena e non c´è più nessun culto o venerazione di reliquie. Come dice Gesù alla samaritana, infatti, «è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre».

Infine, si può parlare di desacralizzazione delle persone con l´affermazione di un sacerdozio universale secondo il quale noi siamo tutti sacerdoti: non c´è più tra Dio e noi la mediazione obbligatoria di un clero. Abbiamo un accesso diretto a Dio al quale ci rivolgiamo con il «tu», i pastori sono dei laici come tutti gli altri - anche se hanno un ministero specifico - ed è qui che risiede l´abolizione del potere e dell´autorità clericali.

Vivere in un mondo in cui non c´è più il sacro è vivere in un mondo e in una società che sono diversi, altri. Si è detto del cristianesimo che era «la religione dell´uscita dalla religione», poiché conteneva in sé, potenzialmente, questa dinamica della secolarizzazione alla quale assistiamo in effetti da molti anni. Parallelamente, si potrebbe dire, quindi, che il protestantesimo è la religione dell´uscita dalla sacralizzazione, e questo sin dalle sue origini.

Ora, quello che non si sottolinea abbastanza, è che c´è un legame molto forte - e anzi più di un legame - tra l´affermazione di un sacerdozio universale e la volontà di mettere la Bibbia, grazie ai progressi della stampa, sotto gli occhi di tutti e tra le mani di tutti. Infatti, come dice il poeta del XVII secolo Nicolas Boileau - che l´aveva capito bene - «ogni protestante divenne papa con la Bibbia in mano» (Satira XII).

Tra Dio e la nostra lettura della Bibbia non esiste più solo un clero abilitato a dire, dettare e imporre le vere e uniche interpretazione e comprensione della Bibbia stessa. Lutero, infatti, afferma che «siamo tutti ugualmente preti e cioè», precisa lui «abbiamo tutti lo stesso potere di fronte alla Parola della Bibbia». Queste due proposizioni sono talmente intrecciate tra di loro che si potrebbe altrettanto dire «abbiamo tutti lo stesso potere di fronte alla Parola della Bibbia e cioè siamo tutti ugualmente preti».

Sin dal XVI secolo si è visto nella Bibbia, la cui lettura personale era sempre più diffusa, il pericolo per eccellenza, poiché questa lettura da parte di tutti rappresentava la dissoluzione di ogni potere clericale e l´apertura a tutte le (possibili) disobbedienze. La Chiesa attraverso il suo clero non era più mediatrice tra Dio e l´uomo, e ancor meno dispensatrice di salvezza.

Sì, i veri adoratori di Dio adoreranno Dio in spirito e in verità, poiché «Dio è spirito», come dice Gesù alla samaritana: uscire dal sacro è un modo di attribuire a Dio solo la gloria. Dio, essendo spirito, appunto, non risiede in certi luoghi, in certi tempi o in certe persone. E si sa, a questo proposito, quanta importanza accordino i protestanti a Matteo 6, 6, che si potrebbe anche tradurre «e prega tuo padre che è anche lì, nel segreto».

Più tardiva, la desacralizzazione della Bibbia: volendosi avvicinare ai libri e studiarli in modo scientifico, tecnico, storico e critico, si applicherà lo stesso metodo di lettura alla Bibbia creando il metodo storico-critico che adottiamo ancora oggi la maggior parte delle volte. La Bibbia non è sacra, non è intoccabile: si sottolineano i suoi errori, le sue contraddizioni, così come si sottolinea il fatto che non è affidabile dal punto di vista storico. La Bibbia è dunque oggetto dello stesso approccio della letteratura profana, non è più infallibile del papa, e ciò ha il vantaggio di iscriverla nel panorama della letteratura mondiale.

Ma che cosa resta, allora, dell´autorità della Bibbia? Essa è di tre ordini: innanzitutto rappresenta la fonte storica della conoscenza del cristianesimo anche per un ateo, in seguito è la fonte teologica del pensiero cristiano sul piano sia teorico sia pratico, infine la sua è un´autorità relazionale ed esistenziale. Per noi la Bibbia è una presenza, ci ispira, ci sostiene, ci guida e ci incoraggia. Non è un´autorità fredda ed esteriore come se fosse un monolite caduto dal cielo, ma è una fonte di felicità, gioia, illuminazione e de-colpevolizzazione: riprendendo la formula «è la funzione che crea l´organo», è la pratica della Bibbia, cioè la sua lettura e il suo studio che fanno sì che la Bibbia stessa abbia per noi un´autorità incomparabile.

Niente più tempio, niente più sacro, niente più profano: dunque, tutta la nostra vita è ormai interamente orientata verso quanto Paolo dichiara nella prima ai Corinzi quando dice che «Dio sarà tutto in tutti».

(Dal sermone del culto di domenica 17 novembre all´Oratoire du Louvre, Parigi. Trad. dal francese di Alberto Signori)

Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126


Martedì 24 Novembre

Tutte le estremità della terra hanno visto la salvezza del nostro Dio (Salmo 98,3)
Si prende forse la lampada per metterla sotto il vaso o sotto il letto? Non la si prende invece per metterla sul candeliere? (Marco 4,21)

Quando calano i raggi del sole, per portare luce a paesi lontani, là viene annunciata la tua misericordia, e la lode a te risuona mille volte. Perché, come la mattina va senza sosta per la terra a portare luce, così una preghiera ininterrotta in molteplici forme si schiude e risplende.
Raymund Weber



I Pietro, 13-21: II Pietro 2, 12-22


Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


Eventi
[<<] [Novembre 2020] [>>]
LMMGVSD
      1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30      
Foto gallery

Chiesa Evangelica Valdese di Lucca
Via Galli Tassi, 50 - Lucca (Lucca)
C.F 92042770468

MONTE dei PASCHI di SIENA
IBAN IT20 U01030 13707 000001369792

info@luccavaldese.it