07 Maggio 2021
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Uscire dal sacro

03-01-2014 09:53 - Fede e spiritualità
Laurent Gagnebin, teologo e filosofo protestante, riflette sulla vasta operazione di desacralizzazione compiuta dal protestantesimo

I tre grandi principi che illuminano la spiritualità protestante a partire dal XVI secolo sono ben conosciuti: la salvezza attraverso la sola grazia, la sola fede e anche la sola scrittura, cioè la sola Bibbia. Ma c´è anche un´altra realtà - propria del protestantesimo - che lo anima sin dalle origini. Essa contraddistingue non solamente la sua spiritualità, ma l´insieme della società, ed è lì che risiedono le sue specificità, originalità e importanza per noi oggi. Questa realtà è una vasta operazione di desacralizzazione.

Si tratta, innanzitutto, di una desacralizzazione del tempo
, con una riduzione drastica dei giorni festivi e poi, come si afferma nella confessione di fede di la Rochelle del 1571, con il rifiuto dell´osservanza «cerimoniale dei giorni». Si rinuncia così alle feste patronali dedicate in settimana ai santi locali, mentre tutte le domeniche diventano ordinarie e si desacralizza l´intero calendario dei santi rifiutandone ormai il culto e mantenendoli vivi solamente in una sorta di memoriale, poiché i santi e le sante possono comunque restare degli esempi per tutti.

L´apostolo Paolo dice nella prima lettera ai Tessalonicesi: «Pregate senza sosta». Cosa che, da un punto di vista, può sembrare assurdo e impossibile, ma egli intende dire che possiamo pregare in qualsiasi momento e anche - aggiungerei - in qualsiasi posto. È qui, allora, che s´inserisce il concetto di desacralizzazione dello spazio: non c´è più alcun luogo sacro per i protestanti. Le chiese e i templi non sono più luoghi sacri, e nemmeno ciò che vi si trova dentro: l´altare diventa una tavola per la santa cena e non c´è più nessun culto o venerazione di reliquie. Come dice Gesù alla samaritana, infatti, «è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre».

Infine, si può parlare di desacralizzazione delle persone con l´affermazione di un sacerdozio universale secondo il quale noi siamo tutti sacerdoti: non c´è più tra Dio e noi la mediazione obbligatoria di un clero. Abbiamo un accesso diretto a Dio al quale ci rivolgiamo con il «tu», i pastori sono dei laici come tutti gli altri - anche se hanno un ministero specifico - ed è qui che risiede l´abolizione del potere e dell´autorità clericali.

Vivere in un mondo in cui non c´è più il sacro è vivere in un mondo e in una società che sono diversi, altri. Si è detto del cristianesimo che era «la religione dell´uscita dalla religione», poiché conteneva in sé, potenzialmente, questa dinamica della secolarizzazione alla quale assistiamo in effetti da molti anni. Parallelamente, si potrebbe dire, quindi, che il protestantesimo è la religione dell´uscita dalla sacralizzazione, e questo sin dalle sue origini.

Ora, quello che non si sottolinea abbastanza, è che c´è un legame molto forte - e anzi più di un legame - tra l´affermazione di un sacerdozio universale e la volontà di mettere la Bibbia, grazie ai progressi della stampa, sotto gli occhi di tutti e tra le mani di tutti. Infatti, come dice il poeta del XVII secolo Nicolas Boileau - che l´aveva capito bene - «ogni protestante divenne papa con la Bibbia in mano» (Satira XII).

Tra Dio e la nostra lettura della Bibbia non esiste più solo un clero abilitato a dire, dettare e imporre le vere e uniche interpretazione e comprensione della Bibbia stessa. Lutero, infatti, afferma che «siamo tutti ugualmente preti e cioè», precisa lui «abbiamo tutti lo stesso potere di fronte alla Parola della Bibbia». Queste due proposizioni sono talmente intrecciate tra di loro che si potrebbe altrettanto dire «abbiamo tutti lo stesso potere di fronte alla Parola della Bibbia e cioè siamo tutti ugualmente preti».

Sin dal XVI secolo si è visto nella Bibbia, la cui lettura personale era sempre più diffusa, il pericolo per eccellenza, poiché questa lettura da parte di tutti rappresentava la dissoluzione di ogni potere clericale e l´apertura a tutte le (possibili) disobbedienze. La Chiesa attraverso il suo clero non era più mediatrice tra Dio e l´uomo, e ancor meno dispensatrice di salvezza.

Sì, i veri adoratori di Dio adoreranno Dio in spirito e in verità, poiché «Dio è spirito», come dice Gesù alla samaritana: uscire dal sacro è un modo di attribuire a Dio solo la gloria. Dio, essendo spirito, appunto, non risiede in certi luoghi, in certi tempi o in certe persone. E si sa, a questo proposito, quanta importanza accordino i protestanti a Matteo 6, 6, che si potrebbe anche tradurre «e prega tuo padre che è anche lì, nel segreto».

Più tardiva, la desacralizzazione della Bibbia: volendosi avvicinare ai libri e studiarli in modo scientifico, tecnico, storico e critico, si applicherà lo stesso metodo di lettura alla Bibbia creando il metodo storico-critico che adottiamo ancora oggi la maggior parte delle volte. La Bibbia non è sacra, non è intoccabile: si sottolineano i suoi errori, le sue contraddizioni, così come si sottolinea il fatto che non è affidabile dal punto di vista storico. La Bibbia è dunque oggetto dello stesso approccio della letteratura profana, non è più infallibile del papa, e ciò ha il vantaggio di iscriverla nel panorama della letteratura mondiale.

Ma che cosa resta, allora, dell´autorità della Bibbia? Essa è di tre ordini: innanzitutto rappresenta la fonte storica della conoscenza del cristianesimo anche per un ateo, in seguito è la fonte teologica del pensiero cristiano sul piano sia teorico sia pratico, infine la sua è un´autorità relazionale ed esistenziale. Per noi la Bibbia è una presenza, ci ispira, ci sostiene, ci guida e ci incoraggia. Non è un´autorità fredda ed esteriore come se fosse un monolite caduto dal cielo, ma è una fonte di felicità, gioia, illuminazione e de-colpevolizzazione: riprendendo la formula «è la funzione che crea l´organo», è la pratica della Bibbia, cioè la sua lettura e il suo studio che fanno sì che la Bibbia stessa abbia per noi un´autorità incomparabile.

Niente più tempio, niente più sacro, niente più profano: dunque, tutta la nostra vita è ormai interamente orientata verso quanto Paolo dichiara nella prima ai Corinzi quando dice che «Dio sarà tutto in tutti».

(Dal sermone del culto di domenica 17 novembre all´Oratoire du Louvre, Parigi. Trad. dal francese di Alberto Signori)

Fonte: Riforma
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 45

Venerdì 7 Maggio

Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in te ogni giorno (Salmo 25,5)
Sappiamo che egli ci esaudisce (I Giovanni 5, 15)


Non voglio allontanarmi da Dio, perché lui non si allontana da me. In ogni strada Egli mi è di guida, perché io non mi perda. Mi porge la sua mano e, sera e mattina, provvede a me, in qualsiasi luogo io mi trovi.
Ludwig Heimbo
ld

Apocalisse 5, 6,14; Proverbi 25, 11-28


Prendersi cura dei fratelli e delle sorelle nel bisogno
commento a:
Non siate in ansietà per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi quanto più degli uccelli valete! Luca 12, 22-24
“Black lives matter”: le vite dei neri contano. È il motto del movimento attivista internazionale, originato all interno della comunità afroamericana, impegnato nella lotta contro il razzismo, in particolare contro gli omicidi delle persone nere da parte della polizia, riportato all attenzione dei media di tutto il mondo a seguito dell uccisione a Minneapolis più di un anno fa dell’afroamericano George Floyd, soffocato da un poliziotto che gli tenne un ginocchio premuto sul collo.
Tutte le vite contano. Non solo quelle dei “neri” d America che da oltre 150 anni dovrebbero avere pari diritti e pari opportunità dei “bianchi”. Contano le vite dei diversi popoli, conta la vita di ogni singolo essere umano che nasce sulla terra. Ma il rispetto della vita dovrebbe estendersi ad ogni essere animato, ad ogni creatura di Dio: siamo tutti figli e figlie del Signore dell universo, padre e madre di tutto ciò cui il suo amore ha dato l esistenza.
Anche in questo campo la Chiesa ha tradito rovinosamente la visione di Dio e l azione di accoglienza e di uguaglianza di Gesù, che diceva “Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli... uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli” (Matteo 23, 8-9). Dio che ha creato tutto e tutti “vuole che tutti siano salvati e vengano alla conoscenza della verità”, ribadisce la Prima lettera a Timoteo (2, 4).
Ci sono centinaia di milioni di persone che vivono in ansietà per sé e per i propri cari perché le condizioni di vita – spesso provocate da altre persone – li mettono in gravi difficoltà e pericoli.
Si può a queste persone dire “Andate in pace, scaldatevi e saziatevi”? chiede Giacomo nella sua lettera (cap. 2 vers. 6). No – ci dice Gesù in un grande racconto che Matteo ci riporta (cap. 25) – sta a te, sta a voi, che vi dite miei discepoli, condividere interessamento, impegno, vita con i fratelli e le sorelle che si trovano nel bisogno.
Questo è compito della Chiesa, questo è compito dei credenti in Cristo: far sì che nessuno debba essere in ansietà per la propria vita.
Oggi tocca a me, a te, alla mia e ad ogni chiesa prendere sul serio la sfida che il nostro tempo ci rivolge. Allora si realizzerà la promessa di Gesù: il Padre ci aiuterà e ci concederà quello che gli chiediamo (Matteo 18, 19).
Emmanuele Paschetto






Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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