07 Maggio 2021
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Una fatica da compiere nella certezza dell´aiuto del Signore

02-09-2018 08:22 - Sinodo
La missione della chiesa nel discorso di chiusura sinodo del moderatore della Tavola valdese

Un forte richiamo alla libertà ha caratterizzato il discorso finale del moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini, nell´ultimo giorno del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste e nel solco delle celebrazioni che per tutto il 2017 avevano ricordato i 500 anni della Riforma. «La Riforma – ha detto – è stata la grande scoperta della libertà del cristiano». E questa libertà è «libertà prima di tutto dai "guardiani del sabato", perché "Il sabato è stato fatto per l´uomo, e non l´uomo per il sabato" (Mc. 2, 27)», ma anche libertà nei confronti del potere temporale». Un potere, «che la chiesa non deve esercitare ma al quale ha il dovere di ricordare che – per i credenti – c´è Qualcuno a cui tutti devono rendere conto e che comunque (se anche non si crede a questo Qualcuno) ci sono dei principi di giustizia che nessuno si può permettere di calpestare, neppure chi governa le nazioni». Ciò «Vale per tutte le chiese, ma particolarmente per noi valdesi e metodisti che abbiamo voluto l´Italia unita, nell´800; che abbiamo voluto l´Italia democratica in cui i diritti, specie dei più deboli, siano protetti, e i doveri siano uguali per tutti: se muoiono i diritti, subito dopo muoiono le persone».

Ecco dunque che ritorniamo all´inizio di questa sessione sinodale, che nel giorno dell´apertura si era concentrata, nel culto, nella preghiera e nella colletta, sulle due emergenze dei migranti sulla nave «Diciotti» e degli sfollati del ponte di Genova. Di fronte ai drammi delle persone esposte, non si può pensare che esistano delle «priorità in base alla nazionalità, l´etnia, l´appartenenza identitaria; l´unica priorità che avvertiamo è la priorità in base al bisogno, priorità per chi bussa alla nostra porta. Chiunque egli o ella sia». «Il prossimo non ce lo scegliamo noi». Nella parabola del buon samaritano, questa è infatti la risposta di Gesù a chi gli chiede: chi è il mio prossimo?: «il prossimo non è definibile da una tabella restrittiva: lo incontri sulla tua strada, anche quando meno te l´aspetti». Inoltre «potrà capitare a te di essere "il prossimo bisognoso di aiuto" e di essere aiutato, magari da quello che oggi escludi (il samaritano della parabola, il nigeriano, eritreo, siriano di oggi)». «A chi sostiene priorità nella solidarietà – ha proseguito Bernardini – dobbiamo ricordare che, da cristiani, non vogliamo stabilire in anticipo chi sia i nostro prossimo».

Libertà, dunque, e accoglienza hanno percorso tutto il Sinodo: c´era stato il Manifesto per l´accoglienza della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei), il comunicato della Diaconia valdese sulla nave «Diciotti», la «buona teologia politica protestante» (che era innanzitutto una predicazione) nel sermone del culto di apertura. Il Sinodo ha ricevuto, poi, il messaggio del papa e il suo appello alla difesa della dignità dei più deboli; e nelle stesse giornate una dichiarazione comune del moderatore della Tavola valdese e del presidente della Chiesa evangelica tedesca dell´Hessen-Nassau, Volker Jung, in cui si dice fra l´altro «L´Europa perde la sua anima quando valori come il rispetto per la dignità umana, la libertà, la democrazia, l´uguaglianza, lo stato di diritto e la difesa dei diritti umani sono sempre più messi in discussione». E ancora: «Nel cinquantesimo anniversario dell´assassinio del pastore battista Martin Luther King la Diaconia esprime sofferenza e preoccupazione per il crescente clima di chiusura, razzismo e discriminazione presente nel nostro Paese», esordisce la dichiarazione della Diaconia valdese dal titolo Pari dignità, senza distinzioni sull´attuale situazione sociale e politica. Il Sinodo si è ancora espresso con parole di inclusione e di accoglienza verso le persone «diverse» (migranti, stranieri, detenuti, Rom, Sinti e Camminanti, persone Lgbt, e tutte e tutti coloro che sono stigmatizzati sulla base del ceto sociale e della salute psico-fisica) in un clima di crisi economica, finanziaria e culturale che è diventato, anziché terreno fertile di solidarietà, un terreno inquinato da intolleranza e discorsi d´odio.

I discorsi sono fatti di parole, e questa nostra società, e in particolare la politica, sono propense a un uso sconsiderato delle parole. Prendendo spunto dai romanzi di Carlo Levi (in particolare proprio Le parole sono pietre, 1955), il moderatore ha ricordato Francesca Serio, madre di Salvatore Carnevale, «un contadino ribelle assassinato dalla mafia perché fondatore, a Sciara (Palermo), nel 1951, della sezione del Partito socialista e della Camera del lavoro». Di lei, che in tribunale sfida Cosa nostra, Levi scrive: «Così questa donna si è fatta, in un giorno: le lacrime non sono più lacrime ma parole, e le parole sono pietre». «Le parole sono pietre, non passano invano, restano, ma attenzione – prosegue Bernardini –. Da un lato, possono colpire perché svelano, denunciano ciò che si vuole tenere nascosto, come nel caso di Francesca Serio» – e a chi è reticente «egli [Gesù] rispose: "Vi dico che se costoro (i discepoli) tacciono, le pietre grideranno" (Luca 19, 40)». Ma poi, all´opposto, le parole «possono colpire perché vengono lanciate per nascondere ciò che rischia di essere svelato. E così si creano ad arte capri espiatori e si propagandano giudizi sommari: "Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l´amaro in dolce e il dolce in amaro!" (Isaia 5, 20); "Io vi dico che di ogni parola oziosa che avranno detta, gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; poiché in base alle tue parole sarai giustificato, e in base alle tue parole sarai condannato" (Matteo 12, 36-37)».

Così per noi «le parole della chiesa, devono essere e restare espressione dell´evangelo di grazia e liberazione di Cristo, espressione di un cultura capace di includere, proteggere, promuovere e integrare soprattutto chi è più esposto, umiliato, calpestato. Chiunque esso o ella sia».

Certo, le chiese, tutte le chiese, manifestano segnali di fragilità: nei loro numeri (il Sinodo è stato reso attento a questo fenomeno complesso dalla ricerca sociologica realizzata dal Centro studi Confronti e con lo strumento del bilancio sociale); nella consapevolezza di sé; nel disinteresse da parte della società e della cultura contemporanee. Ma «questo è il nostro approccio protestante: realismo da una parte, volontà di affrontare la situazione, ma, d´altra, anche speranza di poter invertire la tendenza della "stabile decrescita" (non solo numerica ma anche spirituale, di cui ci sono segnali evidenti). Noi sappiamo però che "Se il SIGNORE non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori; se il SIGNORE non protegge la città, invano vegliano le guardie (Salmo 127, 1)». Con questa certezza, accettiamo la fatica di tirare avanti: «la nostra fatica è vana senza l´aiuto del Signore, ma la nostra "fatica" nella missione (Rom. 16, 12; I Tim. 5, 17) ci deve essere».

Così il Sinodo si è chiuso nello stesso segno in cui era cominciato, la Parola biblica, la teologia e il servizio. In questo grande esercizio di democrazia e di partecipazione, che viene avvertita come tale dai nostri concittadini e concittadine, si pongono le basi per il lavoro di un nuovo anno: «grazie al servizio che tante sorelle e tanti fratelli continuano a donare alla missione della nostra Chiesa e per il sostegno e la comprensione che ricevono dalle loro famiglie: (...) un miracolo con cui il Signore ci benedice».


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2021

M A G G I O
Versetto del mese
Apri la bocca in favore del muto, per sostenere la causa di tutti gli infelici
(Proverbi 31, 8)

Salmo della settimana: 45

Venerdì 7 Maggio

Tu sei il Dio della mia salvezza; io spero in te ogni giorno (Salmo 25,5)
Sappiamo che egli ci esaudisce (I Giovanni 5, 15)


Non voglio allontanarmi da Dio, perché lui non si allontana da me. In ogni strada Egli mi è di guida, perché io non mi perda. Mi porge la sua mano e, sera e mattina, provvede a me, in qualsiasi luogo io mi trovi.
Ludwig Heimbo
ld

Apocalisse 5, 6,14; Proverbi 25, 11-28


Prendersi cura dei fratelli e delle sorelle nel bisogno
commento a:
Non siate in ansietà per la vita vostra, di quel che mangerete, né per il corpo di che vi vestirete; poiché la vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi: non seminano, non mietono; non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. E voi quanto più degli uccelli valete! Luca 12, 22-24
“Black lives matter”: le vite dei neri contano. È il motto del movimento attivista internazionale, originato all interno della comunità afroamericana, impegnato nella lotta contro il razzismo, in particolare contro gli omicidi delle persone nere da parte della polizia, riportato all attenzione dei media di tutto il mondo a seguito dell uccisione a Minneapolis più di un anno fa dell’afroamericano George Floyd, soffocato da un poliziotto che gli tenne un ginocchio premuto sul collo.
Tutte le vite contano. Non solo quelle dei “neri” d America che da oltre 150 anni dovrebbero avere pari diritti e pari opportunità dei “bianchi”. Contano le vite dei diversi popoli, conta la vita di ogni singolo essere umano che nasce sulla terra. Ma il rispetto della vita dovrebbe estendersi ad ogni essere animato, ad ogni creatura di Dio: siamo tutti figli e figlie del Signore dell universo, padre e madre di tutto ciò cui il suo amore ha dato l esistenza.
Anche in questo campo la Chiesa ha tradito rovinosamente la visione di Dio e l azione di accoglienza e di uguaglianza di Gesù, che diceva “Uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli... uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli” (Matteo 23, 8-9). Dio che ha creato tutto e tutti “vuole che tutti siano salvati e vengano alla conoscenza della verità”, ribadisce la Prima lettera a Timoteo (2, 4).
Ci sono centinaia di milioni di persone che vivono in ansietà per sé e per i propri cari perché le condizioni di vita – spesso provocate da altre persone – li mettono in gravi difficoltà e pericoli.
Si può a queste persone dire “Andate in pace, scaldatevi e saziatevi”? chiede Giacomo nella sua lettera (cap. 2 vers. 6). No – ci dice Gesù in un grande racconto che Matteo ci riporta (cap. 25) – sta a te, sta a voi, che vi dite miei discepoli, condividere interessamento, impegno, vita con i fratelli e le sorelle che si trovano nel bisogno.
Questo è compito della Chiesa, questo è compito dei credenti in Cristo: far sì che nessuno debba essere in ansietà per la propria vita.
Oggi tocca a me, a te, alla mia e ad ogni chiesa prendere sul serio la sfida che il nostro tempo ci rivolge. Allora si realizzerà la promessa di Gesù: il Padre ci aiuterà e ci concederà quello che gli chiediamo (Matteo 18, 19).
Emmanuele Paschetto






Preghiera

Signore Dio nostro, è col cuore colmo di riconoscenza che oggi veniamo a Te per esprimerti il nostro grazie per ciò che hai fatto per noi offrendoci , immeritatamente, la tua misericordia, il tuo amore, la tua salvezza.
Non ci hai mai abbandonati; ci hai accompagnati fin qui, ci hai aiutati a rialzarci nei momenti di difficoltà e di sconforto; ci permetti di chiamarti Padre, che per ciascuno di noi significa insegnamento, protezione e prospettiva futura.
Perdonaci per le tante volte in cui ci siamo fatti sopraffare dallo scoraggiamento e dal dubbio dimenticando i numerosi interventi nella nostra vita; come i primi discepoli, con troppa istintiva leggerezza ti abbiamo rinnegato, tradito, vivendo così tutto il peso della nostra miseria umana che tu avevi già portato sulla croce per noi.
Abbiamo però sperimentato anche lo strattone che tu ci hai dato e che ci ha ricordato che nessuno ci strapperà dalla tua mano.
Per tutto questo, Padre, ti ringraziamo!
In questo momento in cui il Creato sta soffrendo per colpa degli uomini e questi sono sconvolti da tanti focolai di guerra, da ingiustizie sociali e da tante morti per il Covid 19, noi ti chiediamo, o Padre, che questo induca tutti a riflettere e i potenti della terra ad interrogarsi…..; fa che ciascuno possa alzare gli occhi verso di te, riconoscerti come Dio e che il tuo Nome possa essere santificato.
Ti chiediamo che lo Spirito santo rinnovi la nostra fede la fortifichi e ci renda davvero capaci di essere latori della tua luce nel mondo ritrovando quell’unità con Te e tra noi attraverso la quale il mondo possa capire che siamo tuoi figli e perciò testimoni della tua Parola.
Ti preghiamo per quanti sperano in Te, e per quanti non ti conoscono; per coloro che faticano a sopravvivere per le guerre, per la fame, per l ingiustizia umana, per tutti i diseredati.
Grazie per il sacrificio di Gesù per noi e per la sua vittoria sulla morte.
Ascoltaci Padre, ti preghiamo per Cristo nostro Signore. Amen



COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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