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Una delegazione della Comunione riformata mondiale ha incontrato in Vaticano papa Francesco

12-06-2016 09:20 - Ecumenismo
"Gioia, per i passi avanti compiuti nel dialogo, e urgenza, per la situazione di indicibile ingiustizia che domina il mondo intero". Così il pastore Jerry Pillay, presidente della Comunione mondiale delle chiese riformate (CMCR), ha descritto durante una conferenza stampa tenutasi presso la sala stampa di Radio Vaticana a Roma, l´udienza nella quale questa mattina papa Francesco ha incontrato una delegazione della CMCR, guidata dallo stesso Pillay e composta, tra gli altri, dal pastore Chris Ferguson, segretario generale della CMCR, dalla pastora Dora Ace Valentin, dalla teologa Aruna Gnanadason, e dal pastore Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese.

L´incontro, che avveniva a dieci anni dall´ultima visita in Vaticano di una delegazione riformata, ha avuto al suo centro la commemorazione comune dei 500 anni della Riforma protestante e la promozione di una comune testimonianza cristiana rispetto alle ingiustizie di cui è vittima la maggioranza della popolazione della terra. "Dobbiamo essere grati a Dio per la nostra fraternità ritrovata, radicata nel riconoscimento dell´unico battesimo", ha detto papa Francesco durante l´udienza. Il pontefice ha poi ricordato come il rapporto finale dell´ultima sessione di dialogo ufficiale tra cattolici e riformati, dedicata al rapporto tra la dottrina della giustificazione e la sacramentalità, "ben sottolinea il legame necessario tra la giustificazione e la giustizia" che spinge "a vivere la carità mediante gesti concreti" e a promuovere un ecumenismo che produca "una comune missione di evangelizzazione e di servizio".

Nella conferenza stampa, moderata dal pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), il pastore Ferguson ha ribadito come la relazione tra giustificazione e giustizia sia uno dei capisaldi teologici della tradizione riformata e che la lotta all´ingiustizia economica, ecologica e di genere sia intesa dalla CMCR come un´espressione viva della fede cristiana. Ne è testimonianza la Confessione di Accra, approvata in occasione dell´Assemblea generale dell´allora Alleanza riformata mondiale (ARM) svoltasi nel 2004 nella capitale ghanese, che legge la fede cristiana alla luce dell´ingiustizia economica e della distruzione ecologica. Sui 500 anni della Riforma protestante, Ferguson ha indicato, da un lato, la necessità da parte protestante di esprimere un pentimento per l´avvenuta divisione all´interno della cristianità, non voluta dai riformatori ma comunque storicamente verificatasi; e l´importanza, dall´altro, di celebrare i progressi nel dialogo tra le chiese cristiane che caratterizzano il nostro tempo.

Alla conferenza è intervenuto padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, che ha sottolineato come la visita della delegazione della CMCR sia "un altro elemento da aggiungere alla prospettiva ecumenica" del pontificato di Francesco. Lombardi ha inoltre rimarcato come l´enciclica "Laudato si´" proponga degli spunti importanti che possono costituire una base comune per un ecumenismo orientato alla giustizia. Infine, è intervenuto il pastore Eugenio Bernardini che, in quanto moderatore della Tavola valdese, rappresenta una chiesa membro della CMCR. Bernardini ha sottolineato l´impegno ecumenico che ha portato le chiese metodiste e valdesi, la FCEI e la Comunità di Sant´Egidio a promuovere insieme il progetto dei corridoi umanitari per portare in Italia, in modo sicuro e legale, profughi provenienti dal Libano e, in prospettiva, dal Marocco e dall´Etiopia, un progetto portato avanti nello spirito di quell´"ecumenismo della concretezza", sulla cui urgenza tutti convergono.

La Comunione mondiale delle chiese riformate (CMCR) raggruppa oltre 225 chiese riformate, presbiteriane, congregazionaliste unite in rappresentanza di 80 milioni di credenti in tutto il mondo.


Fonte: NEV - notizie evangeliche
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Versetto del mese
Affinché cerchino Dio, se mai giungano a trovarlo,
come a tastoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi

(Atti degli apostoli 17, 27)


Salmo della settimana: 9


Venerdì 23 Luglio

Gli occhi miei prevengono le veglie della notte, per meditare la tua parola (Salmo 119, 148)
Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo (Luca 2,19)

La parola giusta viene dal silenzio e il silenzio giusto viene dalla Parola
Dietrich Bonhoeffer


Luca 22, 14-20; Atti degli apostoli 23, 1-11














Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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