20 Novembre 2019

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Una chiesa in "stabile decrescita"

29-08-2018 07:49 - Sinodo
Presentata al Sinodo la prima ricerca socio-statistica sulla vita delle chiese metodiste e valdesi

Ieri pomeriggio è stata presentata ufficialmente al Sinodo delle chiese valdesi e metodiste in corso a Torre Pellice la Ricerca Sociologica su Rispondenze e statistiche ecclesiastiche (Ri.So.R.S.E), commissionata dalla Tavola Valdese e dal Comitato permanente dell´Opcemi al Centro Studi Confronti (CSC). Si tratta della prima analisi socio-statistica sulla vita delle chiese metodiste e valdesi, mentre a livello europeo indagini analoghe e consolidate nel tempo sono state condotte ad esempio in Svizzera, Inghilterra e Portogallo.

I dati – raccolti nei bienni 2016/2017 e 2017/2018 – sono stati illustrati dal prof. Paolo Naso (Sapienza Università di Roma; membro del direttivo della Sezione di Sociologia della religione dell´Associazione italiana di sociologia), che ha impostato e supervisionato scientificamente la ricerca, e dalla dott.ssa Alessia Passarelli (sociologa, CSC), che ha coordinato il lavoro. A quest´ultima abbiamo rivolto alcune domande.

Qual è la fotografia che emerge dall´indagine?

«Il lavoro dà un´istantanea di quella che è la situazione sociologica delle chiese valdesi e metodiste sul territorio italiano in questo periodo storico. L´espressione che abbiamo proposto in conclusione è quella di una chiesa in "stabile decrescita". Il provocatorio ossimoro evidenzia da un lato l´indubbia "tenuta" della Chiesa nella sua complessità: la chiesa, seppur nella criticità, rimane stabile nella sua testimonianza e nella sua vitalità sul territorio; dall´altro, una decrescita: negli ultimi 30 anni le chiese metodiste e valdesi hanno perso poco più di 5000 membri, pari al 24% della popolazione evangelica del 1985, e le zone più colpite sono state quelle del Sud Italia (nel IV Distretto -46%)».

Preoccupanti i dati relativi alla scarsa presenza nelle chiese dei giovani e dei bambini...

«I dati sono critici: soprattutto le chiese nel Centro e Sud Italia – che rappresentano circa il 20% delle chiese valdesi e metodiste – non hanno una scuola domenicale strutturata, questo vuol dire che non ci sono sufficienti bambini per poterla attivare. La questione della mancanza dei bambini è importante perché senza una formazione dei bambini è più difficile portare avanti una continuità delle comunità. Questo è un dato su cui la chiesa si deve interrogare. Anche per quanto riguarda i giovani la percentuale non è altissima, parliamo di una presenza che si attesta sotto il 10%, e anche qui sarà necessaria una riflessione approfondita. Bisogna però dire che i giovani che sono presenti nelle comunità, sono coinvolti e impegnati: partecipano non solo al culto, ma anche ad altre attività della chiesa, e a quelle proposte dalla Federazione giovanile evangelica in Italia (Fgei)».

La scarsa partecipazione delle giovani generazioni come viene letta dalle comunità che avete incontrato?

«Molte, ma non tutte, riconoscono che la mancanza del ricambio generazionale è uno dei nodi di maggior criticità. Anche da parte di comunità molto attive questo dato veniva sottolineato come un fattore negativo su cui stavano riflettendo e si stanno attivando, qualcuna realizzando dei progetti e altre, sperando di poterli realizzare in un prossimo futuro».

L´indagine ha coinvolto 12 comunità sparse su tutto il territorio nazionale. Quale accoglienza ha ricevuto il gruppo dei ricercatori?

«Devo dire che durante tutte le fasi della ricerca – che si è articolata nell´invio di questionari, nella condizione ed elaborazione dei focus group (interviste di gruppo) e nell´attività dei carotaggi (osservazioni partecipanti) – abbiamo riscontrato un´ampia accoglienza da parte dei membri di chiesa. Eravamo un po´ timorosi... andare "a casa di qualcuno", partecipare ai consigli di chiesa, agli studi biblici, fare domande che a volte potevano sembrare indiscrete, non era semplice. Invece, siamo stati felicemente sorpresi di ricevere un´accoglienza bella da parte di tutte le comunità che abbiamo visitato. Credo che questo sia un altro dato da leggere in maniera positiva: da parte delle chiese c´è la voglia di mettersi in gioco e di capire come poter migliorare».

Come sociologa ma anche in quanto credente evangelica, quali sono le sue aspettative future rispetto a questo lavoro?

«Mi auguro vivamente che il Sinodo e le chiese ricevano questa Ricerca sociologica come uno strumento a loro disposizione da cui far partire una riflessione teologica e ecclesiologica, perché una analisi sociologica fornisce una fotografia della situazione, ma da sola non offre delle risposte. Occorre fare un passo successivo: aver voglia di rimettersi un po´ in discussione, di uscire dalla dinamica del "si è sempre fatto così", oppure "ho paura del cambiamento". Nessuno propone di stravolgere la chiesa, l´istituzione, però una volta identificate le criticità, esse vanno affrontate per poi cercare anche di superarle».


Fonte: Riforma.it

UN GIORNO UNA PAROLA

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Ma io so che il mio Redentore vive”
(Giobbe 19,25)

Salmo della settimana: 115

Mercoledì 20 Novembre

Le mie labbra esulteranno, quando salmeggerò a te, e così l’anima mia che tu hai riscattata
(Salmo 71, 23)
Siate ricolmi di Spirito, parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali (Efesini 5, 18-19)

Signore, di fronte a te sono un peccatore, ma tu sei la mia giustizia. Perciò io sono sereno e canto. Infatti la tua giustizia è inattaccabile dal mio peccato e mi impedisce di rimanere un peccatore. Sia tu lodato, Signore, mio fedele, misericordioso e liberatore!
Martin Lutero

Luca 13, 1-9; Matteo 24, 45-51


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Dio ci proteggerà da ogni nemico

commento a :
«Essi ti faranno la guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per liberarti», dice il Signore (Geremia 1, 19)

Un filo conduttore lega i versi di questa settimana: la potenza di Dio che si esprime nella certezza della sua presenza a fianco di coloro che Egli chiama. Non una panacea, non l’esenzione da qualsiasi problema, ma un modo per affrontare i pericoli che si pongono innanzi la strada.
Geremia viene chiamato da Dio in tenera età: spaventato dal compito affidatogli da Dio, vorrebbe scappare; vorrebbe rifugiarsi dietro a plausibili giustificazioni, come quella di essere troppo giovane per poter sopportare il peso che Dio gli ha messo davanti. Geremia ha paura di non essere all’altezza, pensando di dover affrontare tutto da solo. Ma Dio lo conosce, lo conosce fin da prima che entrasse nel grembo di sua madre; ha visto più lontano di quanto abbia potuto vedere Geremia di se stesso e sa di aver scelto bene. La debolezza di Geremia diventa la soluzione ai suoi problemi: nella sua debolezza, Dio potrà esprimere la sua potenza, nelle catene che proverà su di sé, Geremia sperimenterà la forza liberatrice del Signore che lo chiama.
Il cammino col Signore non è mai una passeggiata di salute: è ricco di sorprese, irto di impedimenti, disseminato di pericoli, e non occorre affrontarlo con falso coraggio. Lì, proprio nella debolezza dei momenti peggiori, lì, proprio nel desiderio di arrendersi, lì proprio nel bisogno di evadere da un peso quasi soffocante, c’è Dio che abbatte i nemici. Proprio lì, mentre le catene ne cingono i polsi Geremia potrà testimoniare l’amore di un Dio che l’ha scelto per condividere con Lui il peso prodotto dall’amore. Proprio lì, nella paura di non riuscire, Dio ha già vinto i nemici che incontreremo, perché non sarà la spada a liberarci la strada, ma l’ala di Dio che ci proteggerà da ogni nemico.
Luca Reina
19 novembre 2019


Preghiera


Anche quando scende il buio sui nostri occhi e non scorgiamo più il tuo volto, donaci, o Signore, di continuare a credere in te; donaci una fede incrollabile per superare anche la notte. E quando saremo al termine del nostro lungo viaggio, riposeremo senza fine in te, che sei la radice della nostra speranza e della nostra vita.
Da Ravasi…. dopo il salmo 17



Eventi

COMMENTO AL VERSETTO

Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22

Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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