26 Novembre 2020
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Una chiesa in "stabile decrescita"

29-08-2018 07:49 - Sinodo
Presentata al Sinodo la prima ricerca socio-statistica sulla vita delle chiese metodiste e valdesi

Ieri pomeriggio è stata presentata ufficialmente al Sinodo delle chiese valdesi e metodiste in corso a Torre Pellice la Ricerca Sociologica su Rispondenze e statistiche ecclesiastiche (Ri.So.R.S.E), commissionata dalla Tavola Valdese e dal Comitato permanente dell´Opcemi al Centro Studi Confronti (CSC). Si tratta della prima analisi socio-statistica sulla vita delle chiese metodiste e valdesi, mentre a livello europeo indagini analoghe e consolidate nel tempo sono state condotte ad esempio in Svizzera, Inghilterra e Portogallo.

I dati – raccolti nei bienni 2016/2017 e 2017/2018 – sono stati illustrati dal prof. Paolo Naso (Sapienza Università di Roma; membro del direttivo della Sezione di Sociologia della religione dell´Associazione italiana di sociologia), che ha impostato e supervisionato scientificamente la ricerca, e dalla dott.ssa Alessia Passarelli (sociologa, CSC), che ha coordinato il lavoro. A quest´ultima abbiamo rivolto alcune domande.

Qual è la fotografia che emerge dall´indagine?

«Il lavoro dà un´istantanea di quella che è la situazione sociologica delle chiese valdesi e metodiste sul territorio italiano in questo periodo storico. L´espressione che abbiamo proposto in conclusione è quella di una chiesa in "stabile decrescita". Il provocatorio ossimoro evidenzia da un lato l´indubbia "tenuta" della Chiesa nella sua complessità: la chiesa, seppur nella criticità, rimane stabile nella sua testimonianza e nella sua vitalità sul territorio; dall´altro, una decrescita: negli ultimi 30 anni le chiese metodiste e valdesi hanno perso poco più di 5000 membri, pari al 24% della popolazione evangelica del 1985, e le zone più colpite sono state quelle del Sud Italia (nel IV Distretto -46%)».

Preoccupanti i dati relativi alla scarsa presenza nelle chiese dei giovani e dei bambini...

«I dati sono critici: soprattutto le chiese nel Centro e Sud Italia – che rappresentano circa il 20% delle chiese valdesi e metodiste – non hanno una scuola domenicale strutturata, questo vuol dire che non ci sono sufficienti bambini per poterla attivare. La questione della mancanza dei bambini è importante perché senza una formazione dei bambini è più difficile portare avanti una continuità delle comunità. Questo è un dato su cui la chiesa si deve interrogare. Anche per quanto riguarda i giovani la percentuale non è altissima, parliamo di una presenza che si attesta sotto il 10%, e anche qui sarà necessaria una riflessione approfondita. Bisogna però dire che i giovani che sono presenti nelle comunità, sono coinvolti e impegnati: partecipano non solo al culto, ma anche ad altre attività della chiesa, e a quelle proposte dalla Federazione giovanile evangelica in Italia (Fgei)».

La scarsa partecipazione delle giovani generazioni come viene letta dalle comunità che avete incontrato?

«Molte, ma non tutte, riconoscono che la mancanza del ricambio generazionale è uno dei nodi di maggior criticità. Anche da parte di comunità molto attive questo dato veniva sottolineato come un fattore negativo su cui stavano riflettendo e si stanno attivando, qualcuna realizzando dei progetti e altre, sperando di poterli realizzare in un prossimo futuro».

L´indagine ha coinvolto 12 comunità sparse su tutto il territorio nazionale. Quale accoglienza ha ricevuto il gruppo dei ricercatori?

«Devo dire che durante tutte le fasi della ricerca – che si è articolata nell´invio di questionari, nella condizione ed elaborazione dei focus group (interviste di gruppo) e nell´attività dei carotaggi (osservazioni partecipanti) – abbiamo riscontrato un´ampia accoglienza da parte dei membri di chiesa. Eravamo un po´ timorosi... andare "a casa di qualcuno", partecipare ai consigli di chiesa, agli studi biblici, fare domande che a volte potevano sembrare indiscrete, non era semplice. Invece, siamo stati felicemente sorpresi di ricevere un´accoglienza bella da parte di tutte le comunità che abbiamo visitato. Credo che questo sia un altro dato da leggere in maniera positiva: da parte delle chiese c´è la voglia di mettersi in gioco e di capire come poter migliorare».

Come sociologa ma anche in quanto credente evangelica, quali sono le sue aspettative future rispetto a questo lavoro?

«Mi auguro vivamente che il Sinodo e le chiese ricevano questa Ricerca sociologica come uno strumento a loro disposizione da cui far partire una riflessione teologica e ecclesiologica, perché una analisi sociologica fornisce una fotografia della situazione, ma da sola non offre delle risposte. Occorre fare un passo successivo: aver voglia di rimettersi un po´ in discussione, di uscire dalla dinamica del "si è sempre fatto così", oppure "ho paura del cambiamento". Nessuno propone di stravolgere la chiesa, l´istituzione, però una volta identificate le criticità, esse vanno affrontate per poi cercare anche di superarle».


Fonte: Riforma.it
UN GIORNO UNA PAROLA
2020

N O V E M B R E
Versetto del mese:
“Vengono piangenti e imploranti; li guido,
li conduco ai torrenti, per una via diritta
dove non inciamperanno”
(Geremia 31,9)




Salmo della settimana : 126



Giovedì 26 Novembre

Dio nostro, noi ti ringraziamo, e celebriamo il tuo nome glorioso (I Cronache 29,13)
Ringraziate continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo (Efesini 5,20)

Per ringraziare Dio dei suoi benefici bisogna investire almeno altrettanto tempo di quanto si è impiegato a chiederglieli.
Vincenzo de’ Paoli

I Tessalonicesi 5, 9-15; II Pietro 3, 10-18




Seguire Gesù,
ascoltando la sua voce

commento a Marco 6, 34
"Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose"


Il versetto ci introduce al racconto della moltiplicazione dei pani. È evidente che Marco vuole sottolineare due cose. Da una parte le molte persone, gregge disgregato (mi si scusi il bisticcio!), pecore disorientate, senza meta né scopo. Non c è un pastore, non ci sono punti di riferimento. Dall altra Gesù, solo, che ne ha compassione. Il verbo che esprime questo stato d’animo significa alla lettera “sentirsi muovere le viscere”. Diremmo “sentire stringere il cuore”.
Quante volte la Bibbia – che risale a tempi in cui l’agricoltura e la pastorizia erano al centro della vita – paragona Dio ad un pastore premuroso e attento e Israele ad un gregge più o meno obbediente ai suoi richiami. Ci vengono in mente il Salmo 23 e le immagini del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice: Io sono il buon pastore.
Gesù ci invita a seguirlo ascoltando la sua voce. E nel racconto che segue, non solo “insegna molte cose”, ma sa nutrire materialmente. Questo nutrimento passa attraverso i suoi discepoli, che pur esitanti, riescono a trovare del cibo, a portarlo a Gesù che, con le sue parole, le sue richieste, i suoi inviti, coinvolge la folla e fa sì che tutti siano saziati.
Molti si son posti e si pongono tuttora come capi, guide, arringatori di folle, risolutori dei problemi dell’umanità. Si sentono pastori, ma – dice Gesù – sono estranei, mercenari, ladri, briganti. Non sono interessati alle persone, non gli si stringe il cuore, amano solo il potere.
Quanti milioni di pecore senza pastore, oggi! I clandestini che si accalcano sulle nostre spiagge per sfuggire alla fame, i profughi che per non morire sotto le bombe finiscono intruppati in campi senza speranza, le migliaia di disoccupati che cercano di sopravvivere con le loro famiglie, gli afroamericani che reclamano i loro diritti.
Sta a noi, la chiesa del Signore, testimoniare la misericordia di Gesù ed essere coloro che “danno da mangiare”, materialmente e spiritualmente ai milioni di persone che sono greggi senza pastore.

Emmanuele Paschetto






Preghiera


Ai tuoi piedi, Signore,
esponiamo il carico pesante
delle nostre perplessità, dei nostri affanni.
Attendiamo da Te sostegno, conforto e guida.
Soccorri coloro che sono nel bisogno,
consola quanti sono
variamente afflitti ed affretta
l avvento del Tuo Regno
di amore e di pace
su tutta la terra.
Amen
pst. M.Affuso


COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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