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Una chiesa in "stabile decrescita"

29-08-2018 07:49 - Sinodo
Presentata al Sinodo la prima ricerca socio-statistica sulla vita delle chiese metodiste e valdesi

Ieri pomeriggio è stata presentata ufficialmente al Sinodo delle chiese valdesi e metodiste in corso a Torre Pellice la Ricerca Sociologica su Rispondenze e statistiche ecclesiastiche (Ri.So.R.S.E), commissionata dalla Tavola Valdese e dal Comitato permanente dell´Opcemi al Centro Studi Confronti (CSC). Si tratta della prima analisi socio-statistica sulla vita delle chiese metodiste e valdesi, mentre a livello europeo indagini analoghe e consolidate nel tempo sono state condotte ad esempio in Svizzera, Inghilterra e Portogallo.

I dati – raccolti nei bienni 2016/2017 e 2017/2018 – sono stati illustrati dal prof. Paolo Naso (Sapienza Università di Roma; membro del direttivo della Sezione di Sociologia della religione dell´Associazione italiana di sociologia), che ha impostato e supervisionato scientificamente la ricerca, e dalla dott.ssa Alessia Passarelli (sociologa, CSC), che ha coordinato il lavoro. A quest´ultima abbiamo rivolto alcune domande.

Qual è la fotografia che emerge dall´indagine?

«Il lavoro dà un´istantanea di quella che è la situazione sociologica delle chiese valdesi e metodiste sul territorio italiano in questo periodo storico. L´espressione che abbiamo proposto in conclusione è quella di una chiesa in "stabile decrescita". Il provocatorio ossimoro evidenzia da un lato l´indubbia "tenuta" della Chiesa nella sua complessità: la chiesa, seppur nella criticità, rimane stabile nella sua testimonianza e nella sua vitalità sul territorio; dall´altro, una decrescita: negli ultimi 30 anni le chiese metodiste e valdesi hanno perso poco più di 5000 membri, pari al 24% della popolazione evangelica del 1985, e le zone più colpite sono state quelle del Sud Italia (nel IV Distretto -46%)».

Preoccupanti i dati relativi alla scarsa presenza nelle chiese dei giovani e dei bambini...

«I dati sono critici: soprattutto le chiese nel Centro e Sud Italia – che rappresentano circa il 20% delle chiese valdesi e metodiste – non hanno una scuola domenicale strutturata, questo vuol dire che non ci sono sufficienti bambini per poterla attivare. La questione della mancanza dei bambini è importante perché senza una formazione dei bambini è più difficile portare avanti una continuità delle comunità. Questo è un dato su cui la chiesa si deve interrogare. Anche per quanto riguarda i giovani la percentuale non è altissima, parliamo di una presenza che si attesta sotto il 10%, e anche qui sarà necessaria una riflessione approfondita. Bisogna però dire che i giovani che sono presenti nelle comunità, sono coinvolti e impegnati: partecipano non solo al culto, ma anche ad altre attività della chiesa, e a quelle proposte dalla Federazione giovanile evangelica in Italia (Fgei)».

La scarsa partecipazione delle giovani generazioni come viene letta dalle comunità che avete incontrato?

«Molte, ma non tutte, riconoscono che la mancanza del ricambio generazionale è uno dei nodi di maggior criticità. Anche da parte di comunità molto attive questo dato veniva sottolineato come un fattore negativo su cui stavano riflettendo e si stanno attivando, qualcuna realizzando dei progetti e altre, sperando di poterli realizzare in un prossimo futuro».

L´indagine ha coinvolto 12 comunità sparse su tutto il territorio nazionale. Quale accoglienza ha ricevuto il gruppo dei ricercatori?

«Devo dire che durante tutte le fasi della ricerca – che si è articolata nell´invio di questionari, nella condizione ed elaborazione dei focus group (interviste di gruppo) e nell´attività dei carotaggi (osservazioni partecipanti) – abbiamo riscontrato un´ampia accoglienza da parte dei membri di chiesa. Eravamo un po´ timorosi... andare "a casa di qualcuno", partecipare ai consigli di chiesa, agli studi biblici, fare domande che a volte potevano sembrare indiscrete, non era semplice. Invece, siamo stati felicemente sorpresi di ricevere un´accoglienza bella da parte di tutte le comunità che abbiamo visitato. Credo che questo sia un altro dato da leggere in maniera positiva: da parte delle chiese c´è la voglia di mettersi in gioco e di capire come poter migliorare».

Come sociologa ma anche in quanto credente evangelica, quali sono le sue aspettative future rispetto a questo lavoro?

«Mi auguro vivamente che il Sinodo e le chiese ricevano questa Ricerca sociologica come uno strumento a loro disposizione da cui far partire una riflessione teologica e ecclesiologica, perché una analisi sociologica fornisce una fotografia della situazione, ma da sola non offre delle risposte. Occorre fare un passo successivo: aver voglia di rimettersi un po´ in discussione, di uscire dalla dinamica del "si è sempre fatto così", oppure "ho paura del cambiamento". Nessuno propone di stravolgere la chiesa, l´istituzione, però una volta identificate le criticità, esse vanno affrontate per poi cercare anche di superarle».


Fonte: Riforma.it
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Signore, porgi l orecchio,e ascolta!
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Domenica 1° Agosto
A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà (Luca 12,48)

Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze (Deuteronomio 6,5)
Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo (I Giovanni 4,19)


E’ possibile amare Dio con mezzo cuore? E’ possibile provare un sentimento con solo un pezzo di cuore? Si può immaginare che il cuore sia composito. Effettivamente la tradizione rabbinica dà un suggerimento per certi versi sconcertante: si deve amare Dio sia con l isinto del bene, sia con l istinto del male. Infatti nell’uomo vi è una natura doppia, nel profondo, che lo costringere perennemente a scegliere. Ora, se è chiaro che cosa vuol dire amare Dio con la componente positiva, bisogna capire che cosa significhi amare Dio con quella negativa. Suggerisco che io pratico una forma di amore verso Dio nel momento in cui domino l’istinto del male, indirizzando verso Dio la capacità di dominare la tendenza malvagia.
Benedetto Carucci Viterbi


Matteo 13, 44-46; Filippesi 3, 4b-14; Geremia 1, 4-10









Preghiera




Poiché le tue parole, mio Dio,
non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,
ma per possederci e per correre il mondo in noi,
permetti che, da quel fuoco di gioia da te acceso,
un tempo, su una montagna,
e da quella lezione di felicita,
qualche scintilla ci raggiunga e ci possegga,
ci investa e ci pervada.
Fa che come fiammelle nelle stoppie
corriamo per le vie della città,
e fiancheggiamo le onde della folla,
contagiosi di beatitudine, contagiosi della gioia

Madeleine Delbrel

COMMENTO AL VERSETTO
Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo
Galati 5, 22
Diceva Martin Lutero: «Dove Dio ha costruito una chiesa, il diavolo costruisce anche lui una cappella». È vero. Il diavolo si fa sentire. E come. Siamo soliti ascoltare le cose negative intorno a noi, anche se le cose positive sono presenti. Per una ragione o altra quelle negative lasciano un segno profondo. Già per questo la vecchia abitudine di imparare a memoria questa frase dell’apostolo Paolo è un consiglio più che buono. Riporta in primo piano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito, al singolare. Le nove parole insieme formano il frutto dello Spirito. Non se ne possono scegliere alcune, e lasciarne da parte altre. Sono come gli spicchi di un mandarino, insieme formano il mandarino. Insieme questi spicchi formano il frutto dello Spirito.

Il frutto dello Spirito. Un frutto ha bisogno del tempo per crescere. Inoltre non cresce da solo. Grazie a Dio il frutto cresce. Ma questo non toglie la nostra responsabilità. Dal seme al frutto. Su molte cose non possiamo incidere più di tanto, penso al sole o alle tempeste ma possiamo comunque annaffiare, fertilizzare, potare.

Si può parlare del fattore Dio e del fattore umano con il frutto dello Spirito. Il fattore Dio implica che il frutto è in definitiva un dono di Dio, che è lo Spirito che permette al frutto di crescere nella tua vita. Ma il fattore umano è che ti concentri consapevolmente su quel frutto, che rimuovi gli ostacoli, che togli le erbacce, che dai l’acqua quando serve, etc.

Quando il frutto dello Spirito fiorisce nelle nostre vite, questo è in primo luogo un dono di Dio, ma anche i nostri sforzi hanno un loro ruolo. Dio ci vuole partecipi nel suo Regno.


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